giovedì 24 ottobre 2019
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L'accordo visto da Rimini

I commenti riminesi sull'alleanza M5S - Pd

In foto: Giuseppe Conte con il presidente Mattarella
di Andrea Polazzi   
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gio 29 ago 2019 12:08 ~ ultimo agg. 30 ago 16:00
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Come nelle attese, dopo le consultazioni di ieri, Giuseppe Conte ha ricevuto oggi dal presidente Mattarella l’incarico di formare il Governo. A sostenerlo, il Movimento 5 Stelle e il PD. Nel suo intervento, Conte ha precisato che “non sarà un Governo contro ma un Governo per modernizzare il Paese e per i cittadini”. Il premier incaricato ha poi spiegato che l’esecutivo, come chiesto dalle forze politiche, sarà nel segno della novità. Da subito si lavorerà alla manovra economica. Conte oggi stesso avvierà le consultazioni con i gruppi parlamentari.
Ma l’alleanza tra M5S e PD continua a far discutere. Anche a livello locale. Il presidente Bonaccini apre ad un confronto sui programmi anche per le Regionali (vedi notizia). Ecco i commenti raccolti in particolare su Facebook a cui molti politici riminesi hanno affidato i propri pensieri.

Non sarà mai il mio Governo” si sfoga su Facebook il consigliere regionale del PD Giorgio Pruccoli. “Non avrà mai il mio sostegno di cittadino elettore – continua –, per come sta nascendo e per come sarà composto, ad iniziare dal Presidente del Consiglio. Perchè non potrà dare nulla di buono al Paese”. Pruccoli, che difende comunque la buona fede del suo partito, non nasconde i timori sul M5S definendolo “un soggetto fortemente eversivo nato con l’obiettivo di distruggere la democrazia rappresentativa e demolire Il Partito Democratico stesso”. Secondo il consigliere Pd “l’indulgenza nei loro confronti ha portato il Partito Democratico ad inserire il tasto dell’autodistruzione”. Convince poco anche l’ipotesi di evitare il ritorno alle urne per non lasciare campo alla Lega e a Salvini: “se il Governo nasce per evitare che abbia il 51% nell’immediato – scrive Pruccoli – gli regalerà il 60% nel medio periodo”.

Di tutt’altro avviso il presidente della provincia Riziero Santi che, pur ammettendo la sua iniziale perplessità, in un post elenca in dieci punti quello che definisce il capolavoro del segretario Pd Zingaretti. Il presidente plaude, ad esempio, alla scelta di imporre discontinuità al futuro esecutivo e alla capacità di mantenere il Pd unito e riportarlo al centro della scena politica facendolo anche aumentare nei consensi. In linea col presidente Santi anche il segretario provinciale del Partito, Filippo Sacchetti.

Quello a cui stiamo assistendo è perfettamente lecito e legittimo” scrive il consigliere comunale della Lega di Rimini Matteo Zoccarato. “La lecita morte degli ideali, dello scontro politico, del dibattito, delle fazioni e degli schieramenti” prosegue. Secondo Zoccarato Pd e M5S sono “due anime totalmente contrapposte, nelle persone, nella storia, nei programmi e nelle idee; che in neanche una manciata di giorni, mettono da parte anni un decennio di accoltellamenti e scelgono di intraprendere questa strada buia”. L’esponente del carroccio ipotizza un’alleanza anti Lega per “impedire al paese di avere un governo forte e ben allineato, ma inviso a qualche figura a cui degli interessi dell’Italia poco interessa”.

Oggi è un giorno di lutto per la Patria” attacca Carlo Rufo Spina di Forza Italia. “La nascita del governo Pd-M5S, il più a sinistra della storia, comporterà – prosegue – nuove tasse, abolizione della flat tax per gli autonomi, apertura della frontiere, rifinanziamenti illimitati per il business dell’immigrazione clandestina, ius soli, seppellimento della produttività con assistenzialismo sfrenato e spesa pubblica improduttiva“.

L’ex deputato Sergio Pizzolante, candidato alla Camera anche alle politiche del 2018, dice di essere a favore di un governo per fermare il “delirio” di Salvini che “chiede pieni poteri”. Avanza però alcune perplessità sui nomi: “Conte va bene” dice ma “Bonafede alla giustizia mi fa paura” per il rischio che “si saldino gli istinti giustizialisti dei 5 stelle con quelli di una parte del partito democratico”. Sarebbero un errore grave secondo Pizzolante anche “un prefetto agli interni e l’ex Ragioniere Generale dello Stato all’Economia” perché “crescita e questione migranti sono le questioni decisive non per la sopravvivenza del governo, ma per la vita del sistema democratico”. Infine ne ha anche per Di Maio che “non c’entra nulla con il lavoro”. “Se rimane lì – conclude – c’è un altro pericolo mortale: il saldarsi degli istinti peggiori, sul lavoro, di 5 stelle e parte del Pd”.

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