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Stranieri residenti, più 27mila in 15 anni. Nel capoluogo l’incidenza più alta

integrazionemigrantiProvincia

19 ottobre 2018, 16:35

Gli stranieri residenti in provincia di Rimini sono 36.869, il 10,9% dei 338.670 abitanti complessivi. Solo a Forlì-Cesena e Ferrara si registra un’incidenza più bassa. E’ quanto emerge nel Rapporto 2018 redatto dall’Osservatorio sul fenomeno migratorio della Regione.

In valori assoluti, nel periodo 2003-2018 i residenti nel riminese sono cresciuti di circa 58mila unità, mentre i residenti stranieri di quasi 27mila (ma pressoché stabili negli ultimi anni). Ciò significa che la crescita della popolazione della provincia in questi quindici anni è quasi per la metà imputabile alla componente straniera.

Rimini si distingue in Regione per un’elevata componente femminile, che rappresenta il 56,6% della popolazione straniera, e per la più alta quota di over 65 (il 6,1%). L’età media è invece di 36,6 anni (46 quella media degli italiani).

I nati stranieri sono stati 423, il 17,1% delle 2.473 nascite registrate nel 2017 (la percentuale più bassa in Regione). I minori stranieri residenti sono invece 6.748, il 12,3% degli under 18 residenti complessivamente.

I primi quattro paesi di cittadinanza per gli stranieri “riminesi” sono Albania (oltre 7mila), Romania (quasi 6mila), Ucraina e Cina mentre in Regione nel quartetto di testa il Marocco sostituisce la Cina. 20 in totale le nazionalità presenti.

Guardando i singoli comuni, oltre la metà degli stranieri risiede nel comune capoluogo Rimini (19.368) con un’incidenza del 12,9%. Seguono Bellaria Igea Marina (12,3%) e Cattolica (11,7%).

La presenza di cittadini stranieri regolarmente residenti in Emilia-Romagna è da decenni un tratto distintivo di questa regione, come lo è la cultura dell’accoglienza e della solidarietà sottolinea la vicepresidente e assessore al Welfare, Elisabetta Gualmini-. Un fenomeno che richiede l’individuazione e l’impiego di strumenti conoscitivi sempre più complessi e in grado di cogliere processi sociali caratterizzati da mutamenti piuttosto rapidi. Interessante sottolineare la presenza significativa della componente femminile, in buona parte impegnata nel lavoro di assistenza delle persone anziane. Sono le cosiddette ‘badanti’ – spiega la vicepresidente- il cui contributo in una regione come l’Emilia-Romagna caratterizzata da un veloce invecchiamento demografico, è diventato per le famiglie e per il nostro sistema di welfare sempre più indispensabile. Auspichiamo che le dinamiche di integrazione soprattutto per le seconde, terze e quarte generazioni di bambini e bambine siano sempre più rafforzate e finalizzate – chiude Gualmini- a creare una positiva e civile convivenza all’interno delle nostre comunità”.

. Il rapporto integrale

Andrea Polazzi

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