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Nuovi vincoli per caminetti e stufe. Lega: servono deroghe e incentivi

AmbientePoliticaRegione

5 settembre 2018, 14:06

La premessa è che sull’inquinamento dell’aria incidono più gli impianti di riscaldamento domestico del traffico veicolare. Necessario quindi cercare di porvi rimedio. Il provvedimento però con cui il Piano Aria Integrato Regionale pone stringenti vincoli agli impianti a biomassa sta facendo discutere. Dal primo ottobre scatterà lo stop all’uso di caminetti aperti, camini chiusi inserti a legna, stufe e caldaie alimentate a pellet che non abbiamo una certificazione energetica di almeno due stelle (dal primo ottobre 2019 diventeranno tre). Di fatto caminetti e stufe più datate non si potranno più usare. Il divieto, che prevede sanzioni per i trasgressori, riguarderà i generatori di calore con potenza termica inferiore ai 35 kw, le abitazioni in cui è presente un sistema alternativo di riscaldamento e tutti i comuni sotto i 300 metri di altitudine (in provincia sono 14 su 25). Da ottobre, in tutta l’Emilia Romagna, sarà consentito installare nuove stufe o caminetti di classe emissiva dalle 3 stelle in su, che saliranno a 4 dal 2019. Su questi vincoli però non mancano perplessità. La Lega, con l’onorevole Morrone e il consigliere regionale Pompignoli, chiede di abbassare la quota altimetrica per i Comuni interessati dal provvedimento, di esentare dal divieto i caminetti e i focolari aperti usati occasionalmente per fini domestico-ricreativi e di istituire un fondo regionale per il rinnovo di stufe e caldaie non più a norma. Provvedimenti che secondo il Carroccio limiterebbero l’impatto dei nuovi obblighi, il cui rispetto potrebbe slittare in avanti di una trentina di giorni. Critiche nei giorni scorsi erano state sollevate anche da Forza Italia che, parlando di provvedimento assurdo, aveva puntato il dito sul poco preavviso, sul fatto che la certificazione a stelle sia recente (col rischio che anche impianti nuovi non ne siano dotati) e sui costi elevati per l’acquisto di una stufa nuova.


La nota della Lega

Abbassare la quota altimetrica per i Comuni interessati dal provvedimento, esentare dal divieto di utilizzo di biomassa legnosa i caminetti e i focolari aperti ‘riservati’ occasionalmente a uso domestico-ricreativo, istituire un fondo regionale vincolato al rinnovo del parco stufe e caldaie non più a norma e concedere più tempo ai Comuni posticipando di 30 gg la data di decorrenza del provvedimento regionale.
Sono queste le proposte avanzate dal Segretario Nazionale della Lega On. Jacopo Morrone e dal consigliere regionale Massimiliano Pompignoli, all’indomani dell’incontro svoltosi in Regione Emilia Romagna per capire la natura e le ripercussioni della nuova regolamentazione per l’utilizzo dei sistemi di riscaldamento alimentati a biomassa legnosa: “è evidente che l’adozione di misure emergenziali volte al miglioramento della qualità dell’aria e al contenimento dei valori giornalieri di PM10 non ha tenuto conto della morfologia in buona parte montana del nostro territorio, delle tradizioni delle nostre comunità e della casistica degli impianti. Pur nella consapevolezza che è nostro dovere adempiere agli obblighi comunitari e agire nell’interesse dei cittadini per migliorare la qualità dell’aria nel bacino padano, è altrettanto vero che il compito delle Istituzioni è quello di assumere provvedimenti di buon senso, che sappiano coniugare il contrasto ai fattori inquinanti con la ragionevole perseguibilità delle misure. Ci vuole un giusto equilibrio” – continuano i due leghisti – “che non riscontriamo nelle disposizioni dell’Ass.re Gazzolo. Per questo motivo le suggeriamo, per prima cosa, di abbassare la quota altimetrica indicata nel provvedimento ed esentare dal divieto di utilizzo di combustibili solidi a composizione legnosa tutti i Comuni montani della Regione. Questo sarebbe un primo passo, in chiave migliorativa, che andrebbe incontro a moltissime realtà del territorio, dove le stufe a legna, i camini e le caldaie a cippato, pur in presenza di sistema multi combustibile, rappresentano la fonte principale di riscaldamento domestico.”
Il Carroccio si sofferma poi su un altro aspetto della norma che sta facendo molto discutere: “è pacifico che vietare a un cittadino l’uso occasionale del proprio caminetto o focolare aperto per fini esclusivamente ricreativi non ha alcun senso pratico e non serve assolutamente a nulla.” Per questo motivo il Carroccio propone delle “deroghe di utilizzo degli impianti a biomassa legnosa, tra cui quest’ultimo” e, nelle more del recepimento tout court della norma, “l’istituzione di un fondo regionale e l’adozione di incentivi per permettere alle famiglie di smantellare le vecchie stufe e sostituirle con impianti energicamente più efficienti. Questi piccoli accorgimenti e lo slittamento di almeno 30 gg della data di decorrenza del provvedimento regionale, permetterebbero di accogliere con formule meno impattanti gli obblighi derivanti dal PAIR e dalle strategie comuni delle Regioni appartenenti al bacino padano.”
Il segretario nazionale Morrone chiede infine “un incontro con l’Ass.re Gazzolo per poter discutere nel dettaglio le nostre proposte e convergere su una posizione comune che tenga conto di tutte le criticità emerse in queste settimane.”

Redazione Newsrimini

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