Ai piedi dei monti Sibillini, alla ricerca del diamante nero

Forse non tutti sanno che a Roccafluvione, provincia di Ascoli Piceno, a una manciata di chilometri dal Monte Vettore e prossimi al mare, si trovano i maggiori produttori al mondo del tartufo nero pregiato e quello che una volta era considerato un alimento per nobili, oggi è alla portata di tutti, grazie a specifiche tecniche colturali.

Lo scopriamo nella dodicesima puntata di New Farmers, dove Emidio Angellozzi assieme alla famiglia porta avanti una vocazione di questa zona, dove il clima mitigato dall’equidistanza tra il mare e le montagne è perfetto per la produzione di questo prelibato micelio.

Emidio, 55 anni, è un cavatore di quinta generazione ed è stato avviato alla raccolta dal nonno Zenobio. Abbandonati gli studi, scelse fin da ragazzino di dedicarsi a questo mestiere aiutato dal fratello Zenobio e dal papà Giuseppe. All’inizio la produzione era quasi esclusivamente spontanea e abbondante, poi con il tempo la ricerca ha trasformato quella che in origine era una semplice attività integrativa all’agricoltura, in una vera e propria coltivazione e attività economica autonoma.

L’azienda di Emidio occupa 16 collaboratori e si estende per un centinaio di ettari, tra i territori di Roccafluvione, Venarotta e Palmiano dove si produce tartufo bianco, nero pregiato e nero estivo. Quando Emidio era un bambino di 7 anni, la raccolta era praticata soltanto con il maiale durante periodi ininterrotti, dove si andava esclusivamente a piedi, si “alloggiava” in casa di contadini presenti nelle zone di raccolta, si faceva rifocillare il maiale e si andava anche di notte perché nessuno vedesse e sapesse dove si trovavano i tartufi, così i posti continuavano a rimanere segreti nel buio.

Oggi non è più così, perché le tartufaie sono zone di coltivazione dove tutto è più semplice e la raccolta è molto più organizzata. Oggi la coltivazione del tartufo rappresenta un’economia ancora in crescita, per la forte richiesta soprattutto dall’estero, richiesta che attualmente non è soddisfatta dall’offerta disponibile, ma anche per la siccità che riduce la produzione, due ragioni che fanno fluttuare in ascesa il costo di questo prelibato frutto della terra marchigiana.

 

Da New Farmers: un viaggio tra i nuovi agricoltori conosciamo Emidio Angellozzi, che in provincia di Ascoli Piceno coltiva pregiati tartufi


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UN ORGANISMO COMPLESSO

In agricoltura si parla di micorizzazione, ovvero quella tecnica di coltivazione che consiste nel far attaccare l’apparato radicale di certe piante da funghi non patogeni che creano con essa una situazione di simbiosi con apporto di scambio reciproco: ogni tartufo è un piccolo miracolo, nato dalla giusta interazione di elementi molto diversi tra loro: un elemento vegetale e uno fungino. Il “frutto” nasce dall’interazione tra il fungo, che emerge dal terreno, e l’apparato radicale di alcune specie arboree. La pianta trasferisce al fungo gli zuccheri, mentre questo consente alla pianta di assorbire i nutrienti, ampliando la superficie del terreno che la pianta è in grado di esplorare. E’ importante che le piante siano ben potate nel periodo in cui sono a riposo (da dicembre a febbraio), in modo che non vadano alla ricerca di acqua in profondità con le radici: più infatti le radici affondano nel terreno, meno il micelio – che sta attaccato alle radici – riesce a lavorare e a crescere.

 

LA TARTUFICULTURA

La tartuficultura è un’attività agronomica recente, se paragonata alle millenarie viticoltura e olivicoltura. In origine ci si limitava a raccogliere il prodotto dalle tartufaie naturali, ovvero nei boschi abbandonati. E’ soprattutto nel dopoguerra, a seguito dello spopolamento delle terre e l’abbandono dei borghi, che il tartufo ha ha pian piano invaso i terreni spopolati, aprendo la via a un vero e proprio boom di produzione e vendita. La trasformazione in allevamento è stata portata avanti anche grazie ai finanziamenti pubblici. La Regione Marche, attraverso il piano di Sviluppo rurale, ha finanziato la realizzazione di nuove tartufaie e l’ammodernamento delle aziende, con l’acquisto di nuovi strumenti per la raccolta e l’allestimento di laboratori e punti vendita.

 

ECONOMIA DEL TARTUFO

“Prima scelta”, “extra”, “extra inferiore”, “extra extra”. Sono tanti i tipi di tartufo che vengono posti in vendita. Nella classificazione influisce la forma: più è regolare più la qualità è alta. Sulla forma influisce il terreno: più è soffice, più questa è regolare. Ma a rendere soffice il terreno, oltre al lavoro del micelio, contribuisce quello del coltivatore di tartufi. Un tartufo è buono quando presenta la parte esterna, il peridio, ben definita e l’interno – la polpa o gleba – a contrasto, bianco-nero, sempre ben definito. Sul mercato è in crescita la richiesta e il consumo di prodotti al tartufo. In realtà, però, in molti casi questi prodotti non contengono nulla o quasi di tartufo, ma dei derivati sintetici della molecola chimica del bismetiltiometano.

 

Francesca Magnoni

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