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Blog/Commenti Cesena

It's (not) only Rock'n'Roll. And we like it

In foto: dal Facebook Rockin 1000
di Gianluca Angelini   
Tempo di lettura lettura: 6 minuti
ven 29 lug 2016 10:46 ~ ultimo agg. 10:54
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Chissà se il Rock salverà il mondo. Chi lo sa, davvero. Di sicuro lo rende più sopportabile. Nei giorni scorsi, sulle loro pagine Facebook, amici musicisti, a Cesena per ‘That’s Live’, l’ultima fatica di ‘Rockin’1000’, postavano – durante le prove – la loro felicità, l’entusiasmo, lo stupore per qualcosa di epico che stava nascendo sotto i loro occhi e lo loro mani. Il concerto della rock-band più grande del mondo: quasi 1.200 ‘musicanti’ sull’erba dello stadio ‘Manuzzi’ di Cesena a suonare, davanti a 13.000 spettatori, una lista di classici del rock.
A dodici mesi di distanza dal primo grande successo, quella ‘Learn to Fly’ a vibrare sul pratone dell’Ippodromo della città romagnola – divenuta un video , bellissimo, visto da oltre 30 milioni di persone – e a qualcuno in meno dal concerto di ‘ringraziamento’ di Dave Grohl e i suoi ‘ Foo Fighters’ tra le mura del piccolo Carisport, si stupivano – ancora – di come centinaia di batteristi, bassisti, chitarristi e cantanti, potessero suonare insieme. Affiatati come nemmeno una garage-band di compagni di scuola, amici di una vita col miraggio di un successo stratosferico.
Si stupivano per quella macchina perfetta che ha messo in piedi un evento, davvero planetario. E che fa dire, ‘ma allora anche qui da noi si può’. Eccome se si può. Perché nessuno mai, prima di domenica sera , aveva provato a mettere insieme una band del genere: i ‘Millini’, giunti in un lembo di Romagna da ogni parte d’Italia e da diverse parti del mondo, solo nel nome del ‘Rock’n’Roll’.
Che dallo ‘Yes, we can’, sono passati allo ‘Yes, we did it’. Con qualche ospite famoso – come Federico Poggipollini e Saturnino, Cesare Petricich, Cesareo e Raoul Casadei, tra gli altri – giusto a ‘dare una mano’ ai Mille guidati dal direttore d’orchestra Marco Sabiu, nocchiero per quattro giorni – tra prove e grande soirée – della mega band più mega della storia. Roba da lucciconi agli occhi.
Andrea Cortesi, da Rimini, batterista. Uno dei 250 – con indosso la maglietta da Supeman – che a Cesena hanno costituito l’architrave, la spina dorsale – a colpi di rullante – della ‘banda’.

Andrea Cortesi al Manuzzi

“La mia avventura – racconta – è iniziata mercoledì sera quando noi batteristi avevamo la possibilità di portare il nostro strumento sotto la Curva Ferrovia del ‘Manuzzi’ in modo di averlo già sul posto l’indomani, pronto per essere spacchettato e montato: diciamo la verità, per i batteristi, più che per gli altri musicisti, il ‘Rockin’1000’ è stata anche una vera impresa fisica. Arrivo allo stadio intorno alle 21 – ricorda -: sotto le rampe della curva c’erano già decine e decine di batterie accatastate e coperte, davanti a loro i banchi dell’accoglienza dello staff che registra i musicisti”.
E lì, “facce nuove, facce note, sorrisi, sguardi, baci e abbracci tra chi si ritrova dopo un anno trascorso per lo più a comunicare sui social o in chat. Da subito si crea quella sorta di legame, di unità: ‘vuoi una mano?’, ‘che bisogna fa’?’,’’ndo bisogna andá?’. Accenti diversi. Persone che arrivano da tutta Italia: Roma, Padova, Fano, toscani, siciliani… Ma la domanda dominante è: c’eri l’anno scorso?, e già dall’espressione capivi, prima che te la dicessero, la risposta. Chi era già ‘Millino Veterano’, come me, si apriva in un sorriso a 72 denti, mentre sul viso degli altri compariva un’espressione mista fra l’amareggiato per non esserci stato e la gioia come per dire ‘oh, però quest’anno ci sono!’”. Pronto per fare la Storia. O almeno un pezzetto.

Già. Perché “domenica non è stata una giornata come le precedenti – spiega ancora Andrea – si respirava un’aria diversa, c’era più tensione, anche se le prove dei giorni prima erano andate benissimo. C’era la consapevolezza di un’esperienza che, come l’anno scorso, avrebbe segnato tutti noi per il resto della vita: perché, a meno di non essere già una celebrità (e ce n’erano tra di noi), quando mai sarebbe ricapitato di suonare in uno stadio, davanti a decine di migliaia di persone, e per giunta insieme ad altri mille e più musicisti? Parlo da quarantenne inoltrato: per quelli come me questo ‘That’s Live’ ha rappresentato, oltre al resto, anche una sorta di rivincita per tutti i sacrifici fatti in passato in ambito musicale, le rinunce, la gavetta. Considero un grande onore e una fortuna aver potuto far parte di un qualcosa di così grande, a dispetto di tutte le polemiche che qualche stolto (o rosicone che dir si voglia) ha sollevato, sul fatto che noi musicisti siamo dei pecoroni che suonano gratis per far guadagnare i pochi organizzatori…”.Invece, “si poteva leggere sulla faccia di chiunque, c’era la consapevolezza di far parte di qualcosa di bellissimo e di immenso”.
Una sfida esaltante. “Da un lato ti sentivi piccolissimo, dall’altro, immensamente grande, perché avevi la consapevolezza di essere un tassello fondamentale di un gigantesco mosaico, che sarebbe risultato incompleto se fosse mancato anche solo uno di noi musicisti, di tecnici, di organizzatori, di spettatori…’.
E, all’ora fatidica, “iniziano i violini. Già il pubblico è gasato, poi, arriviamo noi batteristi, iniziamo col fragore del primo colpo sul crash. Da lì parte il delirio del pubblico, decine di migliaia di smartphone illuminano le tribune e le fanno diventare uno dei più bei cieli stellati che abbia mai visto.
Una scossa elettrica, ecco la cosa che si avvicina di più alla sensazione che ho (abbiamo) provato: ti giravi e vedevi la felicità sul viso dei tuoi vicini di strumento, molti ‘Millini’ nei giorni successivi hanno confessato di aver pianto durante quei primi minuti di concerto, perché una gioia così non la puoi esprimere altrimenti. Poi è subentrata una carica di adrenalina che ha offuscato un pò tutto il resto del concerto, nel senso che è davvero difficile raccontare lucidamente quelle quasi due ore di energia pura. Ci sono state le cornamuse per il pezzo degli AC/DC , gli inchini prima e dopo ‘Rebel Rebel’ in omaggio a David Bowie, l’esaltazione più pura durante l’esecuzione del medley strumentale tra Led Zeppelin e Jimi Hendrix di noi musicisti… c’è stata una ‘Smells Like Teen Spirit’ strepitosa che secondo me, insieme al medley è stata la punta di diamante del concerto”.
E, argomenta, “c’è stato di tutto. Batteristi che si scambiavano postazione, chitarristi e bassisti che facevano coreografie improvvisate con i loro strumenti, bacchette rotte, corde spezzate, pelli sfondate, cuffie scariche…Ma alla fine – chiosa Andrea – quello che rimane di un’esperienza così totalizzante è la consapevolezza di aver fatto parte di qualcosa di immenso, di bellissimo e, in qualche modo, irripetibile. Perché anche se l’anno prossimo ci sarà un altro ‘Rockin’1000’, non potrà mai essere come quello appena trascorso, né, tantomeno, come quello dell’anno passato”.

foto di Andrea Cortesi

Nella notte del ‘Manuzzi’, la scaletta ha regalato ai 13.000 sugli spalti – che, in attesa dello show si sono divertiti con la ‘Geyser Dance’, la haka islandese e l’intramontabile ‘Romagna mia’ – vere e proprie perle della storia del Rock. Dall’iniziale ‘Bittersweet Simphony’ dei Verve, a ‘Come Together’ dei Beatles, da ‘Gold on the ceiling’ dei Black Keys a ‘Born to be Wild’ di Steppenwolf, fino a ‘Jumping Jack Flash’ dei Rolling Stones e It’s a long way to the top degli AC/DC. Fino a ‘Come on everybody’ di Eddie Cochran, e ‘Police on my back’ dei Clash, passando per ‘Seven Nation Army’ dei White Stripes, ‘Blitzkrieg Bop’ dei The Ramones e ‘Smells like teen spirit’ dei Nirvana e un medley finale dei Led Zeppelin e il bis con, l’attesissima, ‘Learn to fly’. La cover da cui tutto ha avuto inizio.
“E’ stata una serata leggendaria – ha scritto sulla sua pagina Facebook, Fabio Zaffagnini , ideatore di ‘Rockin’1000’ – molti ringraziano me, ma non c’è stata una sola cosa che io abbia fatto da solo, neanche una. That’s Live è stato un gioco ad incastro del cuore e la professionalità di un sacco di persone, che ringrazierò per sempre”. Sul palco, a fine concerto, aveva gridato, “oggi è successo qualcosa di straordinario: mille musicisti hanno suonato come vere rock star, hanno dimostrato che con passione, dedizione e duro lavoro possiamo cambiare le nostre vite. Questa è la rivoluzione: restate uniti, basta conflitti suonate Rock’n’Roll”.
E chissà che non lo salvi davvero il Rock, il mondo.

Dal blog Pendolarità

 

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