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“La mano che prende la mano che da”. Il convegno LEF sull’evasione (video)

EconomiaRimini

27 ottobre 2015, 18:36

in foto: il tavolo dei relatori (Newsrimini.it)

Si intitolava “La mano che prende la mano che da” il convegno su etica e tasse che si è svolta questa mattina all’hotel Savoia di Rimini, promosso dall’associazione LEF per la legalità e l’equità fiscale. In platea un pubblico di addetti ai lavori ma anche di studenti delle scuole superiori ad indirizzo economico.

In Italia le tasse sono troppo alte, chi e dove sono gli evasori, come stanarli. A queste e altre domane ha cercato di dare una risposta il convegno. Tra i relatori Bruno Tinti, ex magistrato, nel 2000 presidente della commissione che era stata incaricata di elaborare la nuova legge penale tributaria e che prevedeva manette per chi evadeva. Legge che rimase lettera morta. Per Tinti in Italia non c’è nessun approccio sistematico e logico al tema fiscale.

Al convegno è intervenuto anche Stefano Vitali, che da presidente della Provincia si impegnò in prima persona contro l’evasione: il suo ente si costituì parte civile nel processo Varano. L’evasione fiscale produce ingiustizia, povertà, toglie risorse al benessere dei cittadini ed allo sviluppo dell’economia, ha detto Vitali che ha citato papa Bergoglio come Michele Serra, a sottolineare come lo schieramento contro l’evasione sia trasversale. Fino al caso Sanremo, emblema di un paese dove tanta è la gente che predica bene e razzola male.


 

L’intervento integrale di Stefano Vitali:

la mano che prende la mano che daSe io esco fuori di qui, mi si avvicina qualcuno e mi dice “Vitali sei un deficiente”, e, in uno scatto di ira gli sparo, converrete tutti che la definizione giusta è assassino.
Poi si possono produrre tutte le giustificazioni del mondo – sono stato provocato, ho perso il controllo e non so cos’altro- però rimarrei sempre un assassino.
La cosa curiosa è che quando si parla di evasione fiscale che in termini pratici significa, ne più ne meno, che qualcuno fa pagare ad altri quello di cui si appropria gratuitamente, invece, le giustificazioni prevalgono sul giudizio.
Non è possibile definirsi “poco assassini”, però è possibile definirsi “abbastanza onesti”: non chiedo la fattura al dentista, la ricevuta al ristorante…però la tassa rifiuti la pago.
Io sono cattolico e ho cercato di portare nella mia esperienza personale, anche quando ho avuto la responsabilità di amministratore pubblico, la coerenza di chi deve sforzarsi di coniugare i valori in cui crede con la responsabilità che esercita.
Provo ancora un po’ di orgoglio nel ricordare che la Provincia di Rimini si è costituita come parte civile, la prima amministrazione pubblica in Italia, nel cosiddetto processo Varano: un processo che ha coinvolto per i reati di evasione e riciclaggio i vertici della Cassa di Risparmio di San Marino e oltre mille persone (tra cui un discreto numero di cittadini riminesi).
Si trattava di affermare un principio quasi banale: quelle persone avevano danneggiato tutti i cittadini onesti del nostro territorio sottraendo, direttamente o indirettamente, risorse che potevano andare nei servizi, nella sanità, nell’assistenza agli anziani o ai disabili.
Eppure, e parlo di solo tre anni fa, mi capitava di leggere dichiarazioni di autorevoli monsignori che cavillavano, fino al limite della giustificazione, sull’evasione fiscale.
Insomma, anche una parte della Chiesa, sosteneva che si poteva essere “abbastanza onesti”.
Gli stessi che, su altri temi, lanciavano parole infuocate contro il relativismo etico.
Io non riesco a pensare ad una società dove si è “poco ladri” o “abbastanza onesti” : o si è cittadini responsabili verso gli altri, verso la comunità in cui si vive e di cui si utilizzano i servizi o non lo si é.
Però in questi tre anni è successo qualcosa: è arrivato un Papa argentino, Bergoglio, e da lui sono arrivate parole inequivocabili :
” La maggior parte degli uomini e delle donne del nostro tempo continuano a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste, la paura e la disperazione prendono i cuori di numerose persone, anche nei Paesi cosiddetti ricchi, la gioia di vivere va diminuendo e la povertà diventa più evidente.
Purtroppo nell’attuale contesto socio-economico è più forte la tentazione di difendere il proprio interesse senza preoccuparsi del bene comune, senza badare troppo alla giustizia e alla legalità. Corruzione ed evasione fiscale hanno assunto dimensioni mondiali. Per questo occorre un coraggioso cambiamento di atteggiamento dei dirigenti politici e un ritorno dell’etica in favore dell’uomo nella realtà finanziaria e economica”.
Pochi giorni fa, invece, un intellettuale laico come Michele Serra ha scritto su La Repubblica:
“La lotta, nell’Italia di adesso, non è più contro l’analfabetismo culturale ma contro quello etico…laddove etica significa sentirsi responsabili dei propri atti”.
Ed io credo che le cose siano esattamente, perdonatemi l’accostamento blasfemo, come sostengono sia Il Papa sia Michele Serra.
L’evasione fiscale produce ingiustizia, povertà, toglie risorse al benessere dei cittadini ed allo sviluppo dell’economia e – non c’è dubbio- è il frutto di chi non si fa carico delle proprie responsabilità individuali e sociali.
Anni fa ho dichiarato, candidandomi a Presidente della Provincia, che non volevo il voto degli evasori.
Lo riconfermo e mi chiedo se la cosa giusta non debba essere quella di togliere il diritto di voto a chi viene condannato per evasione fiscale: non credo, infatti, che sia tollerabile e giusto che chi approfitta della comunità in cui vive, facendo pagare ad altri il proprio conto, poi possa partecipare alla decisione su chi, quella comunità, deve poi guidarla.
O si è cittadini o non lo si è, ed essere cittadini significa essere tutti diversi ma tutti uguali nelle responsabilità, nei diritti e nei doveri di fronte alla comunità in cui viviamo.
L’evasione fiscale è un reato compiuto nel nome dell’egoismo.
Chi aggira il fisco per averne un tornaconto ruba al suo Stato, al suo Comune, ai suoi vicini, ai suoi amici e persino ai suoi figli.

Faccio un esempio molto concreto sulla mia esperienza personale. Sono stato paziente oncologico e ho dovuto svolgere un lungo periodo di cura e terapia. Un percorso molto costoso per lo stato perché i farmaci, le strumentazioni, il personale, costano. In Italia abbiamo la fortuna, ancora, di poter contare su un welfare che copre per ogni cittadino una quota molto ampia di spese sanitarie. In altri paesi non è così, chi ha i soldi si cura, chi non li ha si affida alla sorte. Una prospettiva personalmente aberrante ma che è la logica conseguenza di sistemi nazionali in cui si pagano meno tasse, è vero, ma non si garantisce in cambio la copertura sanitaria o un sistema efficace e ampio di protezione sociale.
Il nostro welfare, le nostre spese sanitarie, si reggono invece solo sul presupposto che io cittadino mi assumo la responsabilità, parametrata sulle mie possibilità, di contribuire con le tasse a questi servizi, anche e sopratutto per chi non può farcela da solo.
Quei milioni che in Italia, nel riminese, evadiamo, sono dunque un attentato a questo welfare, che non può più sostenersi a lungo con questo trend di evasione. Lo Stato sarebbe in grado oggi di offrirmi lo stesso protocollo di cure? Se si, per quanto tempo. Lo sappiamo e ce lo ricordano ogni giorno, le risorse mancano e sono sempre meno.
Un altro servizio che l’evasore ci ruba un po’ tutti i giorni è, sempre per esperienza diretta, l’assistenza handicap nelle nostre scuole. Io lo vedo nelle scuole medie, con mia figlia che avrebbe bisogno del supporto per un certo numero di ore ma ne viene coperta solo una parte. Perché? Perché mancano le risorse, quelle che potrebbero essere coperte da una percentuale di quei milioni evasi. E badate bene, questo non è solo un mancato servizio per quel bimbo che ne ha bisogno e la sua famiglia, ma anche per tutti gli altri della sua stessa classe o scuola, che perdono la possibilità di una opportunità educativa inclusiva. Non si perde quindi “solo“un servizio ma un modo di vivere la socialità più ampia, aperta ai bisogni di tutti, a partire da quelli che vanno più lenti. Pensate anche a un servizio di sollievo e terapia come quello della fisioterapia per i disabili. Anche questo lo vivo tutti i giorni nella mia famiglia, quando cominciano a mancare le risorse è uno dei primi che viene tagliato perché considerato un di più. Questo di più viene a mancare, ancora, perché c’è chi pensa di essere più furbo di altri, evadendo bellamente il proprio contributo alla comunità in cui vive.
Io le vedo tutti i giorni queste ingiustizie, forse più di altri perché vivo in una casa famiglia dove siamo tanti e viviamo direttamente tante situazioni delicate. Ma ognuno di noi le può vivere nella sua quotidianità.

Ecco allora che si può ben dire che chi evade le tasse non solo infrange la legge ma ruba le speranze di chi ha più bisogno ed è più difficolta.

Facciamo un semplice esempio: ogni anno in Europa si evadono circa 120 miliardi di euro, la metà dei quali in Italia.
Sessanta miliardi di euro sono l’equivalente di tre robuste Leggi di Stabilità.
Poniamo la lente d’ingrandimento sulla provincia di Rimini: per difetto, calcoliamo un’evasione fiscale che all’anno si aggira sui 150 milioni di euro.
Bene, se questa cifra fosse disponibile ai comuni, si potrebbero realizzare ex novo almeno 20 scuole oppure pedonalizzare interamente i lungomari da Bellaria a Cattolica oppure asfaltare ‘a biliardo’ almeno metà della rete stradale provinciale che ammonta a 800 chilometri.
Tutto questo ogni anno.
Vediamo l’esempio dal lato opposto, e cioè quello della realtà: non potere contare su quei 150 milioni di euro dovuti allo Stato, e neanche su una parte di essi, vuol dire rinunciare o quantomeno rimandare quelle opere necessarie per la qualità dell’educazione (a beneficio dei nostri figli che vanno a scuola), dell’economia (a beneficio dei nostri figli che cercano lavoro), della mobilità (a beneficio nostro e dei nostri figli che ogni giorno si muovono da un punto all’altro del territorio).
La cosa, però, che più mi turba è che sembra che ci siano dei problemi su cui ci troviamo ogni tanto a ragionare sul cosa fare dopo di che, apriamo i giornali o accendiamo la tv, e sembra che siano irrisolvibili e che in qualche modo accompagnino l’essere italiani.
Un popolo dove è tanta la gente che razzola male e predica bene: i giornali di questi giorni raccontavano del dipendente del comune di San Remo che faceva timbrare sistematicamente la presenza sul lavoro ad un collega mentre se ne stava beatamente a fare altro.
Questo impiegato, aveva il profilo facebook pieno di invettive contro la casta ed i politici ladri.
Sono sicuro che ognuno di noi di queste persone ne conosce diverse.
Certo, per stroncare l’evasione occorrono leggi più efficaci e la politica, il Parlamento, non devono mai smettere di cercare le soluzioni più efficaci.
Ma se non cambia il nostro modo di pensare e di vivere, se non superiamo “l’analfabetismo etico” di cui scriveva Michele Serra, ci sarà sempre chi cerca il pertugio giusto per infilarsi e fregare gli altri.

Simona Mulazzani

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