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Se la banca diventa un problema

In foto: Bonfiglio Mariotti
di Bonfiglio Mariotti   
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mer 8 lug 2015 09:00 ~ ultimo agg. 14 lug 08:14
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Il sistema delle banche riminesi che comunicano un giorno si è l’altro pure la loro appartenenza al “territorio”, avrà nei prossimi mesi possibilità di dimostrare la propria vocazione.
Le opportunità di lavoro e investimento per il sistema immobiliare e delle costruzioni create da “innova Rimini“, strumento urbanistico appena varato, sono tante e senza innescare nuove speculazioni. Consente una lunga serie di vantaggi per chi ristruttura, ricostruisce, modifica, amplia, fraziona gli immobili esistenti per renderli più commerciabili e adatti alle nuove esigenze abitative. Il progetto per la pedonalizzazione del lungomare, potrebbe aiutare la città e gli imprenditori interessati, albergatori, bagnini, chioschisti, commercianti ad invertire il trend economico del comparto turistico. Il risultato, una nuova Sky-line del lungomare, contribuirà a rendere Rimini più appetibile per un turismo più ricco, perché meno legato al mordi e fuggi del fine settimana e agli eventi festaioli. Investimenti importanti come quelli sul lungomare non potranno però, salvo pochi casi, prescindere dall’intervento forte e risoluto del sistema bancario.Ma le banche riminesi avranno la forza, la volontà, la lungimiranza e, sopratutto, le capacità per “leggere” e interpretare i progetti di sviluppo o si limiteranno a valutare i freddi numeri contabili e le garanzie personali, dopo le scottature della bolla immobiliare che vede molti di loro costretti a ulteriori, pesanti, ricapitalizzazioni ?
La questione non è semplice perché i cambiamenti imposti dalle nuove tecnologie richiederebbero alle banche la riduzione degli organici. Le transazioni elettroniche, i flussi di documenti sempre più telematici e la diminuzione dell’utilizzo del contante rendono molti sportelli obsoleti e sotto utilizzati.
Un problema che si potrebbe trasformare in opportunità con un imponente piano di formazione del personale e l’inserimento di giovani laureati di valore assoluto, e non assunti in modo clientelare, per cambiare la mission dei punti di contatto delle banche riminesi. Consulenti a tutto tondo, che sappiano valutare un progetto e un piano di sviluppo imprenditoriale e concedere i finanziamenti in base anche a parametri legati al business. Ho invece l’impressione che senza genitori, nonni, zii o gli amici di “pochi eletti” le imprese, sopratutto le start-up, avranno pochi sbocchi.Eppure la banca centrale europea ha immesso sul mercato del credito una quantità impressionante di denaro, ma per ora il vantaggio è stato quasi solo per gli istituti di credito. Concedendo loro di chiudere i bilanci con buoni utili o di limitare le perdite nei casi peggiori: le banche incamerano ma non prestano. D’altra parte le recenti vicende assembleari del maggiore istituto di credito riminese, in cui si sono scontrate le due liste di minoranza con obiettivi praticamente speculari, controllare la banca ed esercitare il potere senza alcun obiettivo strategico, senza una visione di sviluppo (esattamente come quella di maggioranza), non aiutano ad intravvedere una qualunque via d’uscita.

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