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Scuola: i DS aprono al privato. La CDO plaude Santi, Cgil lo critica

PoliticaProvincia

13 ottobre 2004, 17:06

in foto: Il presidente della Compagnia delle Opere di Rimini, Domenico Pirozzi, commenta favorevolmente l’intervento di Riziero Santi, Segretario Provinciale dei Ds, al consiglio provinciale. Pubblichiamo il testo completo dell'intervento di Santi e il documento dal titolo "I Ds «aprono» al privato su asili e scuole. L'idea della sussidiarietà avanza, ora si passi ai fatti":

Il Programma per lo sviluppo e la qualificazione degli interventi educativi rivolti ai bambini in età 0-3 anni che ci accingiamo a votare costituisce una occasione importante per fare il punto sulla situazione dei servizi di Asili Nido sul nostro territorio.

Su questo argomento in particolare e sull’argomento in generale della garanzia del diritto delle bambine e dei bambini all’educazione, alla cura, alla vita di relazione e al gioco dobbiamo purtroppo registrare uno dei tanti fallimenti del governo in carica.
La complessità dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie, richiede infatti, un sistema di servizi flessibili e diversificati per opportunità offerte, per orari, sedi e modelli pedagogici, organizzativi e gestionali, e, ancora una volta, le famiglie e gli Enti Locali sono lasciati soli e sprovvisti di indirizzi e di risorse.
Ogni manovra economica di questo governo ha fatto fare un passo indietro a questi servizi e al sistema di welfare in generale, sia per quantità che per qualità. Questa è la verita!

L’approvazione della Legge 1044 del 1971 è stata preceduta e seguita da una lunga ed esaltante fase di tensione politica e sociale animata in primo luogo dalle donne e supportata dalle forze progressiste e dalle organizzazioni sindacali. Il risultato è stato una buona legge e il raggiungimento di punte di eccellenza a partire dalla nostra Regione e dalla nostra provincia. Purtroppo a questo periodo ne ha fatto seguito un altro, troppo lungo, quello che va dagli anni 80 ad oggi, durante il quale si sono determinate situazione, assunte decisioni, e verificate disattenzioni clamorose che hanno impedito di proseguire sulla strada della ottimizzazione quantitativa e qualitativa dei servizi alla prima infanzia.
Dapprima i Governi che hanno deciso di inserire l’Asilo Nido nella categoria dei servizi a domanda individuale, assumendosi la responsabilità di una precisa scelta politica che era quella di non considerare questi fra i servizi socio-educativi prioritari, ma una sorta di “bene di lusso” per le famiglie.
A queste scelte, da noi osteggiate, ha fatto seguito il periodo del calo delle nascite che ha offerto l’alibi a molti di togliere i servizi alla prima infanzia dall’elenco di quelli prioritari su cui impostare strategie e programmi e sui quali investire.

Oggi ci accorgiamo che non è così. Tant’è che, come ci dice il Programma proposto dall’assessorato e oggi in discussione, il livello di nascite si è elevato negli ultimi anni, registrando nella classe di età 0-2 anni un incremento del 12,4% dall’anno 2000 all’anno 2004. La domanda è in forte espansione a Rimini come nel resto del territorio e le nostre istituzioni locali non sono in grado di farvi fronte da sole per i forti costi gestionali oltre che per gli investimenti richiesti in infrastrutture. Dobbiamo rimettere l’argomento ai primi posti della nostra agenda delle priorità perché le giovani famiglie vivono condizioni di reale e grave difficoltà organizzativa e gestionale per l’esigenza pressante ed inderogabile di conciliare il lavoro con la cura dei figli.

Ecco perché noi Democratici di Sinistra abbiamo presentato una proposta di Legge per affermare con decisione il diritto di ogni bambino all’educazione, alla vita di relazione, al gioco e alla cura.
Una Legge che si pone l’obiettivo di andare oltre la Legge 1044 del ’71, per entrare in sintonia con l’obiettivo della Unione Europea di copertura del 33% nei servizi per la prima infanzia e del 90% nelle scuole dell’infanzia entro il 2010.
Una Legge per valorizzare l’eccellenza maturata, negli anni, nei servizi per l’infanzia che si pone l’obiettivo di assicurare una appropriata e differenziata offerta educativa e formativa di qualità all’interno di un sistema integrato di servizi capace di rappresentare un sostegno vero alla conciliazione degli impegni di cura, di lavoro e di vita dei genitori.
Quindi un sistema di servizi flessibili e diversificati per opportunità offerte, per orari, sedi, modelli pedagogici, organizzativi e gestionali.
Il Programma proposto dall’assessorato offre le risposte necessarie e si colloca organicamente all’interno di questo progetto politico.
Nel Programma si creano i presupposti per l’estensione dell’offerta dei servizi educativi della prima infanzia nella Provincia di Rimini, il consolidamento dei servizi educativi funzionati e la qualificazione dei servizi rivolti alla fascia 0-3 anni attraverso il coordinamento pedagogico e la formazione permanente del personale.

Come ho ricordato l’obiettivo dell’Unione Europea è di arrivare alla copertura del 33% della domanda nei servizi per la prima infanzia entro i prossimi 6 anni (2010). Ebbene, oggi la copertura media regionale è del 23%, mentre a Rimini è ferma al 16%. Anche se lodevole è lo sforzo degli Enti locali riminesi che ha prodotto un incremento della domanda evasa del 5% negli ultimi anni.
A Rimini occorre quindi uno scatto in più per recuperare il differenziale negativo del 7% che ci separa dalla media regionale, per poi allinearci progressivamente agli standard europei entro il 2010.
Questo è l’obiettivo che dobbiamo darci.
Ma per fare questo non basterà riposizionare gli investimenti nel settore fra le priorità dei nostri Enti Locali perchè le risorse non saranno mai sufficienti. Occorrerà mettere in campo una forte capacità innovativa e riformatrice per dare una risposta piena ai bisogni dei cittadini che affollano le liste d’attesa, e ciò sarà possibile unicamente facendo perno sulla sussidiarietà, non certo sulle privatizzazioni.
Le istituzioni pubbliche devono continuare a farsi garanti del livello qualitativo e della laicità dei servizi, pertanto non potranno rinunciare al compito di indirizzo e di gestione della direzione e del coordinamento pedagogico dei servizi; così come devono farsi carico di definire gli standard di qualità, sotto i quali non sia consentito scendere, di definire le regole che sovrintendono ai servizi stessi, e di garantire la formazione del personale.
La professionalità del personale non è vocazionale come afferma il Consigliere Miserocchi ma dipende dallo studio e dall’aggiornamento.
Tuttavia, fatti salvi questi aspetti gestionali e di garanzia, il pubblico potrà essere alleggerito della responsabilità organizzativa e gestionale in favore di nuove forme di associazionismo, con la partecipazione diretta dei genitori e delle famiglie.
Solo così potranno liberarsi le risorse utili per nuovi investimenti, e – forse – solo così si potrà rispondere alle crescenti e pressanti esigenze delle giovani famiglie riminesi.
Il Programma proposto dall’Assessorato provinciale per lo sviluppo e la qualificazione degli interventi educativi rivolti ai bambini in età 0-3 anni si colloca positivamente sulla strada di questa prospettiva politica e di governo.

Il Punto della CdO:

«Sarebbe facile e ovvio dire ‘bravo’ al segretario provinciale dei Ds per la sua apertura al privato per quanto riguarda i servizi per l’infanzia – dichiara Pirozzi, ma qui non si tratta di farsi dei complimenti a vicenda. Dico, invece, che finalmente sembra farsi largo la posizione più logica e realistica sui problemi dell’educazione e dell’istruzione.

Da anni, ed è questa una battaglia storica della Compagnia delle Opere, sosteniamo non un’ideologia ma ciò che succede nella realtà, cioè che la società civile, nella sua articolazione di famiglie, associazioni e gruppi intermedi, immagina e costruisce luoghi dove sia possibile la risposta ai bisogni primari, in primis l’educazione e l’istruzione dei figli. In questo contesto é assolutamente normale e ovvio che il ruolo del pubblico – Stato e amministrazioni locali – sia quello di garante e di controllore degli standard di qualità da tutti condivisi.

Ciò – conclude Pirozzi – significa sussidiarietà orizzontale nei servizi all’infanzia e scolastici, un circolo virtuoso dove lo Stato non si sostituisce e non si sovrappone alla libera aggregazione sociale. Mi auguro che anche nella realtà riminese queste idee avanzino, e si passi ai fatti

Critica, invece, nei confronti della posizione di Santi la Cgil di Rimini, che ritiene un tonfo la proposta del consigliere dei Ds di alleggerire il carico delle amministrazioni nella gestione dei servizi per l’infanzia favorendo l’ingresso dei privati. “Ha ragione Santi nel dire che le istituzioni pubbliche devono continuare a farsi garanti della qualità e della laicità dei servizio, – scrive in una nota il segretario della Cgil di Rimini Meris Soldati – ma se l’obiettivo è il risparmio, la prima a cadere è proprio la qualità. Come si può da una parte criticare la riforma Moratti – incalza la Soldati – e accettarne di fatto i contenuti quando si tratta di “cosa” locale?”. La Cgil chiede un intervento della provincia, perché con la concertazione si misuri con le forze sociali su questo importante problema. “Non è pensabile – conclude la Soldati – che la provincia, che ha un ruolo di coordinamento, si possa orientare alla dismissione dei servizi solo per far quadrare i conti dei comuni”.

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