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Contributi didattici ‘indigesti’: il caso dell’ITIS di Rimini

RiminiScuola

25 ottobre 2003, 09:50

in foto: Da quando agli istituti superiori è stata concessa l'autonomia, è cambiata la gestione di diverse attività compresa, e quindi la richiesta agli studenti di contributi a sostegno della didattica. Cambiamenti che non sempre avvengono in modo indolore: emblematico il caso di un istituto riminese.
www.itisrn.it/contributo.php

All’ITIS “Leonardo Da Vinci” il consiglio d’Istituto a gennaio ha deciso all’unanimità di portare la quota del contributo scolastico per l’anno 2003/2004 a 100€ per il biennio e 150€ per il triennio. Una scelta che a qualche genitore non è andata giù. Su oltre mille studenti che frequentano l’ITIS, una sessantina non ha ancora versato la propria quota o l’ha versata solo in parte, ritenendo la scuola pubblica obbligata a fornire i servizi in questione gratuitamente.
Il preside, Luigi Catalano, a microfoni spenti ci ha informato che “Nel sito internet dell’istituto, alla voce rapporti scuola famiglia, è elencata la ripartizione delle spese che saranno sostenute tramite il contributo. Tra queste voci rientrano spese obbligatorie come l’assicurazione degli studenti, che la scuola è obbligata a stipulare e che è stata fatta anche per chi non ha ancora pagato, e costi come gli stage, viaggi d’istruzione o biblioteca che rientrano nelle scelte didattiche decise dalle singole scuole.
Una volta approvata dal consiglio d’istituto, una delibera diventa legge per la scuola e la decisione di aumentare il contributo scolastico rispetto all’anno scorso, spiega il preside, è stata dettata dall’esigenza di garantire una migliore didattica per gli studenti attraverso servizi aggiuntivi a fronte di una minor entrata dei contributi statali.
Quest’anno ad esempio, si è deciso di dotare la biblioteca dei volumi delle norme UNI degli ultimi 20anni e ogni volume ha un costo minimo di 80€. Una spesa una tantum, precisa Catalano, che potrebbe non essere riproposta il prossimo anno”. “È intenzione della scuola – ha concluso – di ottenere che tutti gli studenti versino la quota richiesta.
In caso contrario quegli studenti non potranno usufruire dei servizi aggiuntivi non scorporabili da quelli fissi e cioè non verrà consegnata loro, ad esempio, la tessera per le fotocopie. Potranno tuttavia, utilizzare i laboratori perché non sarà assolutamente limitata la loro didattica. Agli studenti “in mora” del quinto anno, senza il saldo potrebbe non essere consegnato l’attestato di diploma”.
La decisione di aumentare il contributo scolastico è stata votata a malincuore anche dai rappresentanti degli studenti e dei genitori.
Per Mauro Vannucci, genitore e presidente del consiglio d’istituto, la scelta si è resa necessaria per garantire ai ragazzi una didattica adeguata. Vannucci ha anche spiegato che chi non ha pagato deve invece farlo perché sta usufruendo di servizi pagati dagli altri studenti. Per il futuro, l’intenzione è comunque di abbassare l’importo.
Intanto, dal prossimo anno sarà possibile anche presentare domanda di esenzione, come avviene già in altri istituti superiori del riminese, ma solo per studenti non ripetenti, e che dimostrino un reddito non superiore al limite minimo stabilito dalla legge regionale per il diritto allo studio e che varia in base alla composizione del nucleo famigliare.

Negli altri istituti riminesi, i contributi vanno dai 30-35 euro di perito turistico e licei ai 100 dell’alberghiero, dove però a far lievitare i costi sono i materiali e i cibi necessari per le esercitazioni.

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