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Minori, soli o male accompagnati

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5 agosto 2001, 16:56

in foto: Che fine fanno i bambini trovati soli per strada?
"NON È DI nostra competenza". E’ il tormentone che viene fuori ogni qualvolta si parla di bambini trovati soli per strada. Se sono nomadi le istituzioni si trincerano dietro alla scelta culturale, se hanno quindici anni, specialmente se albanesi, la giustificazione è che nel loro paese a quell’età sono responsabili e indipendenti.

Dai dati nazionali forniti dal Comitato Immigrati emerge che i bambini “non accompagnati” in Italia raggiungono quota 12 mila. Un dato che ci ha subito messo in allarme. Anche perchè dalla ricerca viene fuori che il 6 per cento di questi bambini vaghi per l’Emilia Romagna.


Un dato quello presentato dal Comitato Minori Stranieri ridimensionato dalla Questura di Rimini.
“Un fenomeno quello dei bambini ‘non accompagnati’ che lei mi sta presentando – precisa Oscar Ghetti, responsabile della Squadra Mobile di Rimini – che non posso affermare sia presente nella nostra provincia”.

All’Istituto San Giuseppe di Rimini parlano di almeno un ragazzo a notte che viene portato dalle forze dell’ordine presso la loro struttura. Facendo due conti emerge che nell’arco dei tre mesi estivi siano un centinaio i minorenni raccolti per strada dalla Polizia. “Anche in questo caso ridemensionerei i numeri. Forse saranno circa settanta. Ma non di più”.

Ma chi sono questi ragazzi?

“La maggior parte sono albanesi o provenienti dalla ex Yugoslavia o comunque dall’est d’Europa. Hanno dai 15 ai 18 anni e molti si fanno trovare senza documenti. Portati in ospedale scopriamo grazie ad un veloce esame antropometrico che in molti casi non si tratti neppure di minorenni”.


Fermati per lo più di notte, dalle informazioni fornite dalla questura una decina di questi giovani sono stati “beccati” in flagranza di reato.
“La maggior parte viene preso di notte o mentre vaga in zone isolate. Una decina sono stati fermati mentre tentavano furti in auto. Altri, un numero esiguo, bloccati per furto in appartamento”.

Dopo essere stati raccolti per strada questi ragazzi vengono portati all’Istituto San Giuseppe di Rimini, struttura che fornisce una sorta di “pronto soccorso” di accoglienza. Qui al massimo restano un paio di giorni. Poi chi si occupa di loro? Nessuno.

Se la Polizia afferma che vengono accompagnati nell’Istituto, dalla San Giuseppe spiegano che poi sono i Servizi Sociali a prendersi cura dei ragazzi precisando “se non scappano prima”.


Non sanno neppure chi sono questi bambini. Al Servizio Minori dell’Ausl di Rimini confermano che di questi ragazzi non ne sanno nulla.
” Sappiamo che sono passati alla San Giuseppe perchè ne paghiamo le rette. – spiega Daniela Bascucci responsabile del Distretto di Rimini – ma se le devo dire chi sono, dove sono stati trovati e dove sono ora, non lo so”.

Un fenomeno quello dei bambini trovati soli che ci viene presentata dalle istituzioni riminesi in modo abbastanza semplicistico. Le assistenti sociali parlano di quindicenni per lo più albanesi che si fanno prendere senza documenti per mangiare, dormire e lavarsi per un paio di giorni. Mentre quando chiediamo chi si occupa di quelli che vediamo ai semafori o a vendere le rose sia la Polizia che le assistenti sociali liquidano la questione con un semplice: “Sono nomadi. Lo fanno per cultura. Noi che cosa possiamo farci ?


Non sono di nostra competenza” è anche la frase che si è sentita ripetere più volte quella signora, turista in vacanza a Misano che ha notato la presenza sulla spiaggia di minorenni che vendevano asciugamani. Allarmata dal fatto che nessuno si occupava del problema la turista ha inviato diverse lettere a vigili, polizia, comune e servizi sociali. Missive inviate a tutti questi organi non per eccesso di zelo ma perchè ognuno di questi rinviava il problema a qualcun altro.
“I Vigili di Misano hanno detto che se occupa la questura – scrive la signora – I Servizi Sociali del Comune di Misano hanno detto che tocca ai Servizi Sociali dell’Ausl di Riccione. Questi ultimi nella persona dell’assistente sociale riferisce che devo fare un esposto alla procura della Repubblica di Rimini”.

Quelle lettere, ben due sono andate anche a finire sul tavolo del responsabile della Squadra Mobile di Rimini, Ghetti che spiega come lettere del genere non cadano nell’oblio. Le segnalazioni da parte dei cittadini vengono sempre prese in esame.


“Abbiamo istruito un fascicolo e il 19 luglio insieme ai vigili di Cattolica abbiamo fermato un ragazzo minorenne che vendeva sulla spiaggia”. Alla polizia ritengono dunque che il ragazzo fermato mentre vendeva fosse comunque un caso isolato.

Non ci sono dunque minorenni che vendono e che vengono sfruttati da adulti. Questo il dato confermato dalle forze dell’ordine e dai servizi sociali.


Ma che fine ha fatto questo ragazzino marocchino fermato mentre vendeva federe di cuscini sotto il sole?

Nessuno lo sa. Alla Polizia dicono di averlo portato alla San Giuseppe, qui aggiungono che il ragazzino è scappato e i Servizi Sociali non l’hanno neppure incontrato.


Cosa prevedono le leggi italiane per i minori trovati soli ? Il compito delle istituzioni, in questo contesto, si mostra dunque arduo ed estremamente delicato. Di fatto infatti lo status di minore “non accompagnato” comporta prima di tutto l’accertamento da parte delle autorità della sua identità.

Nel caso in cui le indagini effettuate per rintracciare i familiari fossero positive, il minore sarà rimpatriato e riaffidato alla famiglia; nel caso di esito negativo e qualora non fossero stati rintracciati parenti, il minore verrebbe affidato alle autorità italiane.

E qui nascono i problemi. I bambini infatti, vengono affidati in strutture di accoglienza, dove al massimo stanno un paio di giorni. A quel punto vengono presi in carico dalle assistenti sociali. Ci domandiamo allora perchè le assistenti sociali non vadano ad incontrare i ragazzi prima che questi scappino? Perché pagare le rette giornaliere, che oscillano tra le 100 e le 150mila lire per il soggiorno dei minori se poi di questi ragazzi nessuno ne sa più nulla ? Ma il problema non è solo, o prevalentemente, economico.
La legge Turco-Napolitano infatti limita le espulsioni dei minorenni: si dovrebbe dunque prevedere di ospitarli in un luogo sicuro e, successivamente, si dovrebbe pensare ad un loro eventuale affidamento, sempre nell’interesse del minore. Cosa che non avviene quasi mai, anche perchè come spiegano le assistenti sociali “scappano sempre fuori degli zii o dei parenti”. Una rivendicazione di parentela sulla cui onestà o consanguineità non è facile indagare.

Barbara Bastianelli

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