“Vota Antonio”. Una riflessione sulla forte crescita dell'astensionismo
Era il lontano 1963, con la Regia di Sergio Corbucci, uscì il film “Gli Onorevoli”. Protagonista, il mitico attore Antonio De Curtis (sintetizzando l’anagrafe, ma la storia è più complessa) in Arte “Totò”. Una commedia riproponibile anche oggi, irriverente, divertente, un’icona senza tempo, dove Totò, utilizzando un megafono, pubblicizzava da ogni luogo la sua candidatura, con l’esortazione amplificata : “Vota Antonio”, divenuta celebre. E’ cambiato poco, si proclamano progetti eclatanti, non di rado senza indicare le coperture finanziarie, si candidano persone “d’immagine” con il fine di acquisire voti, indipendentemente dalle competenze. Dopo le recenti elezioni europee, in diversi pontificano la vittoria, qualcuno perché ha attirato voti da un partito “vicino” non più in auge; altri per candidature discutibili, ma di “gran moda”; altri ancora, perché si sono uniti a quale microscopico “partitello”, che prima correva da solo. Tutto questo, mentre “gli elettori delusi” aumentano in modo estremamente preoccupante, con pragmatico sarcasmo, il “vincitore occulto” delle elezioni, potrebbe risultare : il PARTITO DEGLI ASTENUTI,
arrivato a circa il 51 per cento degli aventi diritto, non dei votanti, la differenza è sostanziale (il 28% dei votanti corrisponde a circa il 14% degli aventi diritto, il 24% al 12% , tanto per offrire equiparazioni sul tema) . Su questo si dovrebbe seriamente dibattere ed intervenire, ma si preferisce evitare, del resto, l’astensione permane ininfluente per l’assegnazione dei seggi, anche se più della metà dei cittadini aventi diritto non ha indicato chi lo dovrebbe rappresentare. Purtroppo, di sovente, tutto si chiude con un laconico “chi non vota ha sempre torto”. Proviamo allora a riflettere su alcuni punti cruciali per la vita dei cittadini, ne sintetizzo sei, quelli che potrebbero fomentare l’astensione, ferite aperte da anni, alcune ormai in cancrena, perché mai curate o peggio, acutizzate.
1) La sanità pubblica è in sofferenza, mentre la privata si espande. Per tamponare, sono necessari cospicui finanziamenti, mentre l’inflazione, solo negli ultimi anni ha eroso circa il 15% del valore reale di quelli erogati. Di converso, abbiamo dilapidato cifre enormi, in diversi casi presumibilmente finalizzate al consenso. Si parte da molto lontano, si potrebbe ad esempio disquisire sulla necessità delle “pensioni estremamente anticipate, con pochissimi contributi versati” fino ad alcuni specifici e deleteri “bonus”.
2) Il debito pubblico ha traguardato cifre stratosferiche, con rischi significativi, soprattutto per i meno abbienti e per le giovani generazioni, alle quali lasceremo in eredità, un futuro verosimilmente problematico.
3) le diseguaglianze sono divenute cancrena, incidono persino sul calo demografico, Adriano Olivetti diceva che nessun Manager, neppure i gradi più alti dovrebbero guadagnare più di dieci volte il salario minimo. Oggi, la differenza supera in alcuni casi le 600 volte.
4) Gli stipendi medi degli italiani sono sotto la media europea, mentre il precariato ha un ruolo fondamentale. Il lavoro e l’occupazione non mancano, ma spesso si lavora per sopravvivere.
5) Il risparmio dovrebbe essere sempre tutelato. L’art 47 della Costituzione esorta chiaramente la tutela del risparmio, una grande positività del Paese. Peccato che quello depositato sui conti correnti (mediamente oltre 1.000 miliardi), negli ultimi periodi di elevata inflazione è stato mediamente remunerato con tassi vicini allo zero, mentre sui depositi presso la Banca Centrale Europea si superava in alcuni casi anche il 4%. Tutto legale, se nessuna norma costringe ad una riparametrazione.
6) Le pensioni minime difficilmente consentono una vita dignitosa, mentre le medie/alte, dovute soprattutto a coloro che hanno versato quarant’anni ed oltre di contributi, hanno da tempo la perequazione (rivalutazione automatica) ridotta, ciò non consente il recupero pieno dell’inflazione, erodendo in tal modo il reddito e di conseguenza, la qualità della vita. Mi fermo per non tediare, ma i punti elencati sono sufficienti per capire il presente ed immaginare il futuro. La cronicizzazione dei problemi del Paese non giustifica una rinuncia al voto, permette però di comprenderne le ragioni.
CARLO ALBERTO PARI










