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Via libera per stabilizzazione frontalieri. La soddisfazione di Arlotti

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Mar 17 Dic 2013 19:07 ~ ultimo agg. 17 Mag 00:16
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Per Arlotti è “il compimento di un percorso cominciato nel 1997, quando con i colleghi ho iniziato a combattere l’ingiustizia che colpiva gli italiani che prestano la propria opera oltreconfine. Una battaglia continuata negli anni, fatta di interventi e sollecitazioni affinché i governi che si sono succeduti trovassero una soluzione ai problemi dei frontalieri. A maggior ragione oggi, in qualità di deputato, ho continuato a battermi e a lavorare per dare una risposta alle attese di oltre 11.000 lavoratori frontalieri residenti in Italia e alle loro famiglie, dei quali circa 5.500 impiegati a San Marino”.

Un risultato arrivato “superando un iter difficile in cui solo qualche centinaio di emendamenti, tra le migliaia presentati, sono arrivati a buon fine. Si chiude così positivamente una partita importante che pone fine ad una grave ingiustizia. Ricordo che i frontalieri sono stati costretti, quest’anno, a pagare la seconda rata di acconto Irpef per il 2014 calcolata sul 100% dell’imponibile, senza poter tenere conto della franchigia e dovendo spesso ricorrere per questo a prestiti bancari”.

Due i passaggi fondamentali che il deputato sottolinea: “Il primo, la ratifica dell’Accordo contro le doppie imposizioni fiscali, con il Protocollo aggiuntivo che impegna precisamente l’Italia a definire la franchigia per i lavoratori frontalieri. Il secondo, l’approvazione a larga maggioranza alla Camera della mozione che impegna il Governo a ripristinare la franchigia”.

Arlotti ringrazia per il lavoro di squadra i comitati dei lavoratori frontalieri a Rimini e a Ventimiglia, le organizzazioni sindacali, il Csir e la Csu della Repubblica di San Marino.
Ma il percorso non è finito:
“La mozione approvata alla Camera prevede che con legge ordinaria si metta mano all’intera materia relativa allo status del lavoratore frontaliero, sia di natura previdenziale, sia sanitaria, sia assistenziale, e ai relativi diritti dei cittadini residenti in Italia che lavorano all’estero, a prescindere dal Paese in cui prestano opera”.
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Il testo dell’emendamento alla Legge di stabilità
Articolo 118-bis

“A decorrere dal 1 gennaio 2014, il reddito da lavoro dipendente prestato all’estero in zona di frontiera o in altri paesi limitrofi al territorio nazionale, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, da soggetti residenti nel territorio dello Stato italiano, concorre a formare il reddito complessivo per l’importo eccedente 6.700 euro”.

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