Commercio in crisi, ma Rimini perde meno di altri. Crescono i canoni d'affitto
In Emilia-Romagna in 10 anni sono sparite più di 8.000 attività commerciali e Rimini è una delle province che si difende meglio. Tra 2015 e 2022 si sono abbassate definitivamente 572 serrande contro le 1.482 di Bologna 1.482. Sopra quota mille anche Ferrara (-1.099), Ravenna (-1.046) e Modena (-1.031). È quanto emerge dal focus sul commercio locale in Emilia-Romagna realizzato da Nomisma nell'ambito del primo Osservatorio dedicato all'economia di prossimità. In Regione la contrazione complessiva del commercio al dettaglio in 10 anni è stata del 9,5%: si va dal -15,8% di Ferrara e il -13,1% di Ravenna al -5,9% di Rimini che fa segnare la perdita più contenuta. Replicando una dinamica già vista a livello nazionale, a fronte di una riduzione della base commerciale, si registra un aumento degli addetti, con una media regionale del 16,8%. Tutte le province evidenziano un segno positivo, con punte del +22,4% a Rimini, del +20,5% a Modena e del +20,3% a Parma. In generale, il commercio locale impiega in Regione 218.000 persone. I ricavi sono in crescita, ma non per tutti. Si amplia il divario tra piccoli e grandi, ma le differenze emergono chiaramente anche a livello settoriale. Per quanto riguarda i prezzi di compravendita dei negozi, in regione si registra un calo generalizzato tra il 2015 e il 2025, con Parma che fa segnare un pesante -23,2%, mentre solo Rimini mostra una sostanziale tenuta, con la contrazione che si ferma a -2,4%. Crescono, invece, i canoni di affitto: l'incremento maggiore in questi ultimi 10 anni è stato a Piacenza (+31,7%), seguita a grande distanza proprio da Rimini (+10,9%) e Reggio Emilia (+9,8). A Bologna l'aumento è stato del 2,4% mentre risultano in calo Forlì-Cesena (-1,5%) e Parma (-0,8%).
"Dalla lettura dei dati, risulta evidente, come in Emilia-Romagna i settori del commercio locale che presentano le performance migliori siano sostenuti da fattori esogeni, come boom turistico e bonus edilizi, lasciando indietro le restanti categorie merceologiche e imponendo tanto ai decisori pubblici, quanto agli operatori privati, di compiere scelte coraggiose", sottolinea Francesco Capobianco, responsabile Public Policy di Nomisma. "Le città medie soffrono di più. La grande città come Bologna soffre meno dal punto di vista dei numeri, perché la vetrina viene sostituita con una grande rapidità, ma interroga il decisore pubblico in termini di qualità dei prodotti proposti", avverte Capobianco. "Abbiamo l'ambizione di preservare i centri storici. Ci sono dinamiche internazionali che faremo fatica a arrestare, come l'e-commerce, ma possiamo mettere energie per trovare soluzioni nuove", sostiene l'assessora regionale al Commercio, Roberta Frisoni, ricordando la legge che sostiene la creazione di hub urbani dedicati al commercio di vicinato. "Per i Comuni la sfida dei prossimi anni sarà lavorare sul decoro urbano trovando strumenti innovativi dopo la fine del Pnrr", conclude il presidente di Anci Emilia-Romagna, il sindaco di Imola, Marco Panieri.












