Vecchi e felici. La nostra Fanatica di Libri ci fa scoprire Hendrik Groen
"I vecchi, come i bambini, perdono continuamente di tutto, ma non hanno più la mamma, che sa dov'è ogni cosa". Una frase densa di significati, direi commovente, quella che troviamo nel commento della nostra fanatica di libri* a "Piccoli esperimenti di felicità", di Hendrik Groen. Anche questo mese Marina Andruccioli ci prende per mano per incontrare un libro che, pur con lo sguardo di un ottantenne, è capace di parlare ad ogni persona desiderosa di lasciarsi toccare e ispirare dal desiderio di felicità.
la locandina
Ho avuto la grande fortuna, in questi ultimi due anni, di diventare mio malgrado improvvisamente vecchia: una sera stai navigando con il vento in poppa dei tuoi 52 anni e al mattino dopo ti svegli che quasi non cammini, giri con la sedia a rotelle in casa e da quel momento in poi le giornate si sono susseguite con la netta percezione di aver sbagliato Avatar e ti ritrovi ad abitare dentro il corpo di una ottantenne, con le tue articolazioni che si rifiutano improvvisamente di fare il loro lavoro. Ed è proprio per aver vissuto questa esperienza che leggendo Piccoli esperimenti di felicità ho subito empatizzato con il protagonista di questo libro, condividendo lo stato d'animo ed il proposito di annotare lo scorrere rigido e dolorante dei miei giorni a causa di un'artrite che mi aveva aggredito a sorpresa. Hendrikus Gerardus Groen ha poco più di 83 anni e vive nel suo appartamentino in una casa di riposo. La prospettiva: ripartire il tempo che gli rimane da vivere con i soliti anziani con cui condivide gli spazi comuni, ascoltare le lamentele sempre uguali sugli acciacchi e i dolori, osservare alla conta delle medicine giornaliere e assistere inerme alla morte di qualcuno di loro. Ma martedi 1 gennaio 2013 decide due cose: il proposito di tenere un diario fino a dicembre e valutare di prendere la pillola della dolce morte di lì ad un anno. Ma decide anche di vivere quell'anno dandosi la possibilità di esistere e non solo aspettare di morire senza obiettivi e praticando piccoli esperimenti di felicità: fonda così il club dei vecchi ma mica morti, ai quali ammette pochi e selezionati ospiti del pensionato. Giornate e pagine che si susseguono per noi lettori cariche di sorrisi amari, strette al cuore, empatica immedesimazione e tifo, tanto tifo da parte nostra per questo anziano che torna a sorridere alla vita. Avere delle prospettive, scrive Hendrik nel suo diario, è importante per non perdere la voglia di vivere. Sono tanti i temi toccati con delicatezza dall'autore che ci invitano alla riflessione: dal diritto di vivere con dignità fino alla fine dei nostri giorni, al diritto di concludere la propria vita in modo umano, al pensiero diffuso che dopo una certa età la vita sia finita, alla solitudine e alla tristezza che pervade la sala d'attesa la domenica pomeriggio aspettando i familiari che frettolosi se ne vanno sempre troppo presto o non vengono proprio, alla prospettiva di un decadimento fisico e cognitivo inesorabile, alla felicità forzata di giochi stupidi contrapposta a quella vera della ritrovata libertà e autonomia data dall'acquisto di una carrozzella elettrica. "Non amo l'autunno. Si certo, ci sono dei bei colori ma sono colori del declino. Nel tardo autunno della mia esistenza vedo davanti a me già abbastanza morte e rovina; mi manca soltanto il fogliame morto. L'autunno ha lo stesso odore di un ospizio per anziani. Concedetemi la primavera, un nuovo inizio, per compensare un minimo". A distanza di quasi tre anni, dopo il mio anticipato autunno grazie ad una forma di artrosi che mi ha fiaccato e piegato l'anima, nei quali ho quasi ceduto a questo anticipo di vecchiaia che mi è capitato di sperimentare, mi ritengo fortunata, davvero fortunata ad aver attraversato questa esperienza. I vecchi, come i bambini, perdono continuamente di tutto, ma non hanno più la mamma, che sa dov'è ogni cosa. Ecco, dopo questi due anni anche io come i vecchi e i bambini ho perso (volutamente) molte cose che la società di oggi reputa importantissime, e la fortuna di aver vissuto questa esperienza, ne sono convinta, è stata finalmente riuscire a trovare da sola dove sono riposte le cose importanti.
*Marina Andruccioli risiede in provincia di Rimini dove, da Agraria, si è occupata del verde pubblico, ora è impiegata. Affascinata dall’animo umano quanto dalla Natura e dall’ambiente che ci circonda, esamina questi due ambiti come se fossero uno solo: nel suo modo di pensare interno ed esterno stessa cosa sono. Continua quindi ad approfondire queste due passioni: la Natura ed il mondo esterno e la natura umana ed il mondo interno. Fanatica di libri sin da piccola è anche fotografa appassionata.
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