Turismo, la Riviera è ancora competitiva? Le riflessioni di Ugolini a Pari
Dietro i numeri di arrivi e presenze, la Riviera è davvero competitiva? Lo chiedono la consigliera regionale Elena Ugolini (Rete Civica) e il consigliere comunale di Rimini Andrea Pari (Gruppo Misto) mettendo insieme una serie di dati e riflessioni, dal confronto con altre regioni alla limitata presenza di realtà riminesi nella guida del Gambero Rossi.
________________________________________________
L'intervento di Ugolini e Pari:
Il Comune di Rimini ha diffuso i dati sull'andamento del turismo ricavati dalla tassa di soggiorno, che portano indubbiamente il segno più. Una tendenza confermata dai dati ISTAT sulle presenze al 31 agosto, ora disponibili. Se però collochiamo questi risultati nel contesto del 2026, un anno particolarmente favorevole per il turismo italiano, emergono diversi interrogativi sulla competitività della nostra Riviera e dell'intera Emilia-Romagna.
Secondo il Ministero del Turismo (Report estate 2026), nell'estate 2026 l'Italia ha superato i 276 milioni di presenze, con una crescita del 2%. Il tasso di saturazione delle strutture ricettive monitorate sulle piattaforme online ha raggiunto il 65,6% in Veneto, il 63% nelle Marche e il 62,1% in Emilia-Romagna. La nostra regione cresce, ma continua a rimanere dietro ad altri territori.
Il divario è ancora più evidente sul turismo internazionale. Stando ai dati ISTAT, nel 2025 gli stranieri hanno rappresentato appena il 31% delle presenze turistiche in Emilia-Romagna, contro il 70% del Veneto, il 67% del Lazio e il 57% della Toscana. Nei primi otto mesi del 2026, in Romagna, su oltre 27 milioni di presenze, quelle straniere sono state 7,3 milioni, pari al 27%, pur registrando una crescita del 5,38% rispetto all'anno precedente. Anche tra le località della Riviera le differenze sono significative: Rimini raggiunge il 39% di presenze straniere, mentre Riccione si ferma al 20,8%, Cesenatico al 18% e Cervia al 17%.
Da una regione che ha fatto la storia del turismo italiano, con un patrimonio straordinario di attrattive e una tradizione imprenditoriale unica, ci aspetteremmo ben altro: la capacità di stare davanti, di dettare le tendenze, di crescere più degli altri e di essere competitiva sui mercati internazionali. Negli ultimi anni questa leadership è sempre meno evidente.
Il problema è soprattutto la qualità del prodotto turistico che offriamo. Lungo la costa vediamo ancora troppo pochi investimenti nella riqualificazione delle strutture ricettive, delle aree commerciali e dei locali di intrattenimento. Abbiamo beneficiato dei nuovi collegamenti aerei e degli accordi che hanno favorito l'arrivo di turisti, e ci auguriamo che questo lavoro prosegua. La domanda è quale offerta trovino queste persone quando arrivano. Il turismo popolare e familiare è una ricchezza della nostra Riviera, ma non possiamo accontentarci di una destinazione prevalentemente di massa, con un'offerta standardizzata che compete soprattutto sui numeri e sui prezzi. Serve un salto di qualità per intercettare una domanda più esigente e attrarre nuovi investitori.
Anche la tassa di soggiorno deve diventare uno strumento concreto per migliorare la destinazione. Come già sottolineato per Bologna, queste risorse devono produrre benefici riconoscibili in termini di sicurezza, decoro, illuminazione e qualità degli spazi pubblici. Sulla Riviera occorre una strategia che contribuisca anche alla riqualificazione delle aree turistiche e commerciali. Pensiamo agli hub urbani e commerciali: non basta qualche intervento di arredo urbano. Bisogna ridare un'anima ai nostri centri, ai borghi, alle strade dello shopping, favorendo negozi qualificati, attività originali e locali innovativi.
L'ultima guida del Gambero Rosso offre uno spunto significativo: tra i 57 locali italiani premiati con le Tre Tazzine, il massimo riconoscimento, l'unico della Romagna è lo Staccoli Caffè di Cattolica; Rimini ha conquistato il premio Novità dell'Anno con Manì. Sono eccellenze da valorizzare, ma dovrebbero essere molte di più in un territorio che per decenni ha fatto scuola in Italia nel mondo dei locali, della ristorazione e dell'intrattenimento. Venivano da tutta Italia a studiare le nostre idee e le nostre tendenze. Oggi troppo spesso siamo noi a rincorrere gli altri.
Dobbiamo tornare a creare le condizioni perché gli imprenditori investano sulla qualità, sull'innovazione e su proposte capaci di distinguersi. La Regione e i Comuni non possono limitarsi a promuovere la destinazione e a celebrare le presenze: devono contribuire a costruire un'offerta turistica competitiva per i prossimi anni.










