Tra orrori e silenzi: una memoria da custodire e raccontare
Si è concluso il Viaggio della Memoria degli studenti riminesi nei luoghi dell'Olocausto. Accompagnati dalla presidente del Consiglio comunale Giulia Corazzi e dallo staff di Educazione alla Memoria, i giovani si sono immersi per cinque giorni negli orrori e nelle devastazioni di un'epoca che non deve essere dimenticata
Monaco, Praga, Terezin, Lidice. Quattro tappe per conoscere, capire e non dimenticare. Hanno fatto ritorno a Rimini i 51 studenti di quinta superiore che hanno partecipato al Viaggio della Memoria promosso dal Comune di Rimini. A Monaco il gruppo ha visitato il Centro di Documentazione sul Nazionalsocialismo, sorto proprio dove si trovava la sede centrale del partito per capire le origini dell'ideologia e i meccanismi che portarono alla persecuzione di interi gruppi sociali. Ma non solo, perchè i ragazzi attraverso un laboratorio scuola sono stati chiamati a riflettere anche sulle differenze tra carnefici, vittime e spettatori che scelgono di non intervenire. A Praga, i 51 hanno passeggiato tra le vie del quartiere ebraico dove tragicamente, sulle pareti della sinagoga Pinkas figurano i nomi delle 80.000 vittime di Boemia e Moravia, accanto ai disegni dei bambini del ghetto di Terezín. E proprio in questa città, a 60 km da Praga, gli studenti hanno probabilmente vissuto il momento più “forte”: il Cimitero Nazionale con le tombe di migliaia di vittime dominate da una grande croce di legno e una stella di David. Poi il cancello con la scritta "Arbeit macht frei" e all’interno un silenzio irreale. Poi la Piccola Fortezza diventata prigione della Gestapo, gli stretti spazi delle celle dove si accalcavano centinaia di prigionieri e il poligono di tiro per le esecuzioni sommarie. E ancora: gli oggetti personali, le foto i disegni dei bambini, realizzati durante lezioni clandestine, a racchiudere sogni e paure. Terezin veniva presentato dai nazisti come un insediamento ebraico modello, invece era un punto di raccolta e smistamento: la maggior parte dei prigionieri, tra cui molti artisti e intellettuali, finì nei campi di sterminio di Treblinka e Auschwitz. Ultima tappa del viaggio, Lidice, città che fu rasa al suolo nel 1942 dai nazisti come rappresaglia per aver protetto i partigiani. Oltre 170 uomini furono fucilati; donne e bambini furono deportati. I ragazzi, passeggiando nel silenzio dei prati, dove un tempo sorgeva un paese, hanno colto il peso di una memoria che deve essere custodita e raccontata.










