Sistema fiere, audizione in Regione. Cagnoni: da Regione per ora nessun investimento su unificazione
Questa mattina in Regione la Commissione Bilancio, Affari generali ed istituzionali e la Commissione Politiche economiche si sono riunite in seduta congiunta per un’audizione del Presidente di BolognaFiere Spa Franco Boni, del Presidente di Rimini Fiera Spa Lorenzo Cagnoni e del Presidente di Fiere di Parma Spa Giandomenico Auricchio. Il tema all’ordine del giorno era il futuro del sistema fieristico regionale.
L‘assessore Palma Costi, in apertura di dibattito, ha annunciato la volontà della Giunta di “accelerare il processo di aggregazione delle società fieristiche, anche attraverso lo sviluppo di un comune piano strategico e industriale, in grado di integrare e coordinare le singole infrastrutture, ottenere economie di scala e promuovere iniziative comuni”. Inoltre, ha aggiunto, “per la società BolognaFiere è previsto l’aumento del capitale sociale: la Regione aderisce con un importo di 5 milioni di euro”. Costi ha poi ricordato che “l’insieme di Bologna, Parma e Rimini rappresenta il secondo sistema fieristico in Italia, è nei primi dieci in Europa e nei primi venticinque nel mondo”.
Il presidente Rimini Fiera spa, Lorenzo Cagnoni, ha ribadito che “l’obiettivo è quello di rafforzare il sistema fieristico regionale”, si deve procedere, ha evidenziato, “in modo deciso all’integrazione delle tre società”. Ci saremmo quindi attesi, ha aggiunto, “di conoscere l’entità del contributo finanziario e non solo finanziario che la Regione intende mettere a disposizione per arrivare all’unificazione dei poli. Per ora, a quanto pare, è stato programmato solo un aumento di capitale di BolognaFiere”. Il presidente ha poi criticato la riforma Madia, che coinvolge anche il sistema fiere: “Con la sua approvazione perderemo competitività, la Regione deve intervenire”. D’accordo sulle critiche alla riforma del Governo anche Marcella Pedroni della Fiera di Parma, e il presidente di BolognaFiera, Franco Boni. I due però non vedono l’unificazione dei tre poli come un traguardo a breve termine. “Occorre prima trovare delle sinergie tra le tre società e valutare le esigenze degli azionisti pubblici e privati”, dice la Pedroni. Più fiducioso Boni che parla però di “piccoli passi e tappe intermedie”.
Niente politica dei piccoli passi – precisa invece in una nota ulteriore il presidente Cagnoni – “si tratta di un’operazione certamente complicata ma che va affrontata in modo radicale e sostanziale.” “Come presidente di Rimini Fiera – conclude – ho riaffermato nell’audizione di questa mattina in Regione la nostra posizione del tutto favorevole all’operazione di un’unica società fieristica emiliano – romagnola.”
In serata il commento a freddo dell’assessore Palma Costi. “Considero positivo che durante l’audizione sia stato annunciato da parte delle società fieristiche l’imminente individuazione di un advisor per affrontare nel modo corretto un tema così complesso e difficile”. “Come ho più volte ribadito – ha detto Costi – si tratta di un processo trasparente, dove la Regione svolge un ruolo di promozione, secondo un percorso di massima correttezza e trasparenza, nell’unico interesse del sistema imprenditoriale della Regione. Ma compete ai tre enti fieristici, di diritto privato e che agiscono secondo leggi e regole di mercato, individuare modalità, strumenti e tempi. Dobbiamo assolutamente fare un sistema fieristico forte, in grado di competere sui mercati internazionali e per rafforzare il sistema economico di tutto il territorio”.
I commenti dei consiglieri regionali.
Il primo commento arriva dalla Lega Nord che ha letto negli interventi di questa mattina un segnale di stop alla Regione dai vertici di Rimini e Parma.
«È a tutti gli effetti un segnale di “stop” quello lanciato dal numero uno di Rimini Fiera, Lorenzo Cagnoni, all’Assessore regionale Palma Costi sull’ipotesi di un’unica società fieristica emiliano romagnola che aggreghi Bologna, Rimini e Parma. Un progetto rispetto al quale il Presidente Bonaccini ha alzato la posta, fissandolo come obiettivo di fine mandato, ma che nei fatti non raccoglie il consenso dei territori» – dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e consigliere regionale della Lega Nord, Massimiliano Pompignoli – «Bonaccini ha fatto i conti senza l’oste, il messaggio lanciato in commissione dal Presidente Cagnoni è piuttosto chiaro e di certo non si allinea con le volontà del “premier” emiliano romagnolo. Rispetto a questa frettolosa ed egocentrica manovra bolognese la Lega Nord ha espresso fin da subito il proprio scetticismo» – continua il consigliere leghista che poi sottolinea il rischio che «il più grande (Bologna) fagociti il più piccolo (Rimini e Parma) innescando effetti devastanti sulle realtà locali. Quello che la giunta Bonaccini sta tentando di intraprendere è un vero e proprio salto nel vuoto, che nulla ha a che vedere con un piano industriale che giustifichi ad azionisti pubblici e privati la strada dell’aggregazione».
«Per questo motivo – conclude Pompignoli – la strategia di fusione intrapresa dall’Assessore Palma Costi non trova il nostro benestare. Rimini merita un ruolo da protagonista che si è guadagnata sul campo e in questo senso il nostro, in Assemblea legislativa, sarà un lavoro di supervisione e controllo in un ottica di valorizzazione e salvaguardia delle rassegne fieristiche locali»
Per Alessandro Cardinali (Pd) “è necessario mettere insieme competenze e opportunità, procedere a piccoli passi per arrivare a una soluzione di holding”. Occorre, ha aggiunto, “un piano strategico basato su organizzazione sistemica e internazionalizzazione, in un’ottica di attenzione al territorio”. Giuseppe Boschini (Pd) ha rilevato che “non c’è ancora una piena convergenza di intenti, auspico si intensifichino gli sforzi di confronto e progettualità per andare in una direzione condivisa”. Barbara Lori (Pd) ha parlato di “avvio di un percorso, in uno scenario generale complesso in cui la Regione ricoprirà il ruolo di garante”. Per Stefano Caliandro (Pd) “occorre rivedere il sistema fieristico regionale in una chiave più articolata”, è necessario, ha aggiunto, “al tempo della crisi, una reazione di qualità o tutto cade”, infine ha ribadito che “il processo di fusione non è evitabile, la linea è già tracciata”. Infine, Gianni Bessi (Pd), relatore del progetto di legge, ha parlato di “collaborazione con le aziende” e di “sfida di integrazione da affrontare insieme”.
Per Fabio Ranieri (Ln) “non c’è chiarezza su quello che sarà il futuro di questa holding, temiamo si sviluppi un eccesso di potere di Bologna su Parma e Rimini, le tre fiere devono conservare una loro rappresentanza e una loro autonomia”.
Per Raffaella Sensoli (M5s) “prima di approvare il progetto di legge bisogna comprendere cosa si vuole fare”. “Si è voluto aprire- ha aggiunto- un rubinetto per Bologna senza prevedere una programmazione a lungo termine”. Silva Piccinini (M5s) ha rivendicato il risultato del M5s nell’avere “denunciato il ‘profondo rosso’ di BolognaFiere”, anche in commissione, ha sottolineato, “non se n’è parlato”.











