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l'editoriale della domenica

Sicurezza: ora una priorità

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di Carlo Alberto Pari   
Tempo di lettura 4 min
Dom 25 Gen 2026 07:26 ~ ultimo agg. 10:44
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L’EDITORIALE DELLA DOMENICA
di Carlo Alberto Pari

Fino a pochi anni addietro, chi parlava insistentemente di sicurezza era spesso considerato un reazionario, fuori tempo e fuori luogo. Ora, quasi tutti si sono accorti che è una delle priorità, delle Nazioni, ma anche dei singoli Cittadini. Recentemente, ho ascoltato un esimio Professore del nostro Paese affermare che la sicurezza è un valore. Di certo non è un disvalore, ma credo vada addirittura oltre questa affermazione. La sicurezza è un bisogno dell’essere umano, secondo solo ai fisiologici. Questa è la sintesi, avallata da numerosi e consolidati studi in materia. Si ramifica in diverse componenti (stabilità, protezione, economia, salute,
abitazione, ecc.) tra le quali quella fisica (personale), attualmente in auge. Lasciando perdere le statistiche sui reati, variabili a seconda delle interpretazioni, di certo una buona parte dei Cittadini del nostro Paese recepisce una consistente insicurezza. Le pene sono indubbiamente un deterrente indispensabile, soprattutto se non facilmente eludibili, ma non risolvono i problemi. Ovviamente, i reati non sono tutti uguali, quelli che al momento preoccupano particolarmente, per il disagio sociale che manifestano e per la progressione numerica, riguardano soprattutto i giovani. Il coltello è diventato l’icona di questi drammi, anche se pochi sono in grado di identificare la differenza tra lo strumento e l’arma bianca, assolutamente sostanziale per la legge, ma come sempre, quasi tutti ne parlano da esperti. In onestà, prima di entrare nello specifico delle armi, del loro porto o del trasporto (la differenza è sostanziale), penso si debba partire dalla cultura dell’educare, che di fatto, significa condizionare alle regole, soprattutto, ma non solo, per la vita in comunità. Di fatto, le ultime generazioni hanno spesso abiurato all’insegnamento dell’educazione, ed il risultato è drammatico. Abbiamo in buona parte smarrito il valore del rispetto per le persone, lo vediamo comunemente nelle strade, basta un diverbio banale, lo vediamo con gli anziani, verso i quali abbiamo azzerato la dovuta ed auspicabile deferenza, lo vediamo con le Donne, in tante pubblicità abbinate volgarmente ad oggetti da possedere. Inoltre, l’educazione civica è per molti un orpello, fin dalle situazioni basiche, non per questo banali, anzi, sintomatiche, ad esempio, il gettare a terra mozziconi di sigarette, fazzoletti usati, cartacce, bottiglie, bicchieri, deiezioni dei propri animali e
tanto altro, gesti peraltro sanzionabili, d’inciviltà assoluta, provocatori ed irrispettosi, così come “sparare” la musica dai locali o dalle auto, anche
nelle ore notturne, senza curarsi dei fastidi creati al prossimo, senza curarsi del riposo dei bambini, degli anziani, degli ammalati. Aggiungo le feste, ad ogni costo e soprattutto in ogni dove, anche nei luoghi non deputati, peraltro spesso assai rischiosi, il tutto, per qualche consenso o per qualche manciata di denari, a scapito dei residenti e non di rado, persino organizzate da alcune Istituzioni, che dovrebbero di converso esaltare i valori del rispetto e dell’educazione civica. Il risultato è
quotidianamente sotto gli occhi di tutti, l’azzeramento di ogni remora, persino verso qualsiasi autorità, una specie di anarchia dei comportamenti, mancanza totale dei freni inibitori, che innescano situazioni a volte gravissime, financo mortali, partendo da insignificanti banalità. Tutto questo rende la qualità della vita peggiore per tutti, implementando le insicurezze. In sostanza, riassumendo, per migliorare la sicurezza non servono nuove leggi, servono controlli, applicazioni delle sanzioni e delle pene e soprattutto, certezza delle stesse, spetta alla politica intervenire. Serve riaffermare il valore imprescindibile dell’educazione, che è compito fondamentale delle famiglie, poi della scuola e di ogni altra organizzazione che gestisce il tempo e le attività, soprattutto ( ma non solo) dei giovani. Purtroppo però, anziché valorizzare il sacrificio per lo studio ed esaltare il lavoro, troppo spesso, osanniamo all’inverosimile personaggi e campioni dell’effimero, li arricchiamo in modo assurdo, contribuendo ad implementare le pericolosissime diseguaglianze che creano evidente disagio sociale, annullando in tal modo, persino il valore del lavoro, infinitamente meno pagato. Tutto questo, ormai molto invasivo, non appare educativo ed a volte, inizia fin dalla tenera età, quando nelle squadrette locali si insultano gli arbitri o gli allenatori, perché hanno inserito in squadra bimbi meno dotati di altri, “bullizzandoli” senza pietà, ed allora, il rispetto, la civiltà, l’inclusione, l’educazione, sono stati colpiti a morte, senza neppure usare il coltello, ma semplicemente abiurando più o meno scientemente alla razionalità e all’intelligenza, prerogative fondamentali per il vivere civile dell’umanità.

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