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a rischio i più fragili

Sanità sottofinanziata. La preoccupazione dell'assessore Gianfreda

In foto: l’assessore Gianfreda
l’assessore Gianfreda
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Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
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Non solo il presidente de Pascale ma anche l'assessore del comune di Rimini Kristian Gianfreda esprime le proprie preoccupazioni per il sottofinanziamento della sanità. "Scegliere di non sostenere adeguatamente la sanità pubblica significa rendere più iniquo l’accesso alla cura e aumentare le diseguaglianze a discapito dei cittadini più fragili, peggiorare le condizioni di lavoro del personale sanitario e non valorizzare le professionalità, mettere a rischio la quantità e qualità dei servizi, compresi quelli territoriali" scrive Gianfreda.
 
L'intervento dell'assessore Kristian Gianfreda
 
"Non possono che destare preoccupazioni le notizie delle ultime ore rispetto alle scarse risorse che la manovra finanziaria del Governo destinerà alla sanità pubblica per i prossimi anni. Facile fare i conti e trarre le conclusioni: la Conferenza delle Regioni, che raccoglie l’espressione di tutte le forze politiche, aveva chiesto di destinare al Fondo sanità 6,8 miliardi nel 2027, per arrivare nel triennio a 18,023 miliardi nel triennio. Nella Finanziaria appena varata per il prossimo anno ne sono previsti appena 2,4 (oltre al miliardo già stanziato nella precedente manovra). Quasi un terzo dunque di quanto richiesto dalle Regioni, che aveva già evidenziato come il finanziamento sanitario, a legislazione vigente, registrerebbe un decremento rispetto al PIL, passando dal 6,14% del 2026 al 5,86% nel 2028, aumentando anche il divario con l’Europa che vede la spesa sanitaria media assestarsi sul 7,1%.
Un rapporto che rafforza la convinzione di come lo stanziamento previsto in Finanziaria sia insufficiente a far fronte ad una realtà sanitaria che a livello nazionale palesa, e non da oggi, gravi criticità, come testimoniano altri numeri: 5,8 milioni persone nel 2024 hanno rinunciato a visite o esami (9,9% della popolazione) a causa dei tempi d’attesa o per ragioni economiche, mentre si calcola che ammonti a 42,4 miliardi la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie nel 2025 per visite, esami, farmaci e altre prestazioni.
È però spostando il discorso dai miliardi, dai numeri, alle persone che si coglie la gravità di questo arretramento negli investimenti. Scegliere di non sostenere adeguatamente la sanità pubblica significa rendere più iniquo l’accesso alla cura e aumentare le diseguaglianze a discapito dei cittadini più fragili, peggiorare le condizioni di lavoro del personale sanitario e non valorizzare le professionalità, mettere a rischio la quantità e qualità dei servizi, compresi quelli territoriali.
Un esempio concreto, che tocca già oggi la carne viva di tante famiglie riminesi: il sostegno alle persone non autosufficienti, alle persone con disabilità, agli anziani. È un tema questo sul quale mi soffermo frequentemente, conseguenze di una società in evoluzione: la durata della vita si allunga, la fascia di popolazione anziana aumenta esponenzialmente, così come i pazienti affetti da malattie croniche o con disabilità fisiche o psichiche. Una tendenza a cui i servizi sociosanitari del territorio rispondono attraverso le risorse del fondo per la non autosufficienza, che consente di offrire alle persone più fragili opportunità di assistenza, accoglienza, inserimento.
Torno ai numeri, per fare una fotografia della realtà di cui stiamo parlando: attraverso il fondo per la non autosufficienza, a Rimini oggi abbiamo garantito l’inserimento di 773 anziani e 451 persone con disabilità in strutture (casa residenza, centri diurni, alloggi, centri semiresidenziali e residenziali). Oltre 260 persone hanno accesso ad un servizio di trasporto e accompagnamento, 1.870 possono contare su assistenza domiciliare ed educativa, 779 sono sostenuti attraverso assegno di cura. Abbiamo potuto attivare cinquanta progetti gestiti da enti del Terzo settore per prevenire la fragilità e favorire la socializzazione, perché la cura passa anche dal non isolamento.
La Regione Emilia-Romagna, con coraggio e cognizione di causa, ha aumentato con risorse proprie la copertura per il Fondo per la non autosufficienza che ci permette ad oggi di mantenere alto il livello del servizio e di assistenza. Ma, alla luce dei trasferimenti statali sempre più contenuti, per quanto tempo ancora potrà farlo? È evidente che chi ha le disponibilità economiche potrà accedere ai servizi privati, e tutti gli altri?
Il sistema sanitario emiliano-romagnolo pur nelle complessità resta un’eccellenza di cui andare fieri, ma è moralmente inaccettabile l’idea di un Paese in cui il diritto alla salute si basa sul reddito, né è possiamo correre il rischio di alimentare le disuguaglianze e le tensioni sociali, ancor più in una fase storica così fragile".  
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