Rimini: a gara (quasi) solo spiagge aggregate. Da demolire anche opere amovibili
La variante al nuovo Piano dell'Arenile di Rimini si intreccia con la predisposizione dei bandi per le concessioni demaniali. Il nuovo assetto della spiaggia vede il suo fulcro nelle aggregazioni: i concessionari potranno unirsi in piccoli nuclei o dare vita a macro-strutture con un fronte minimo di 250 metri. Chi si accorpa potrà realizzare piscine, terrazze sui ristoranti e intrattenimento danzante nelle aggregazioni più grandi. 33 le manifestazioni di interesse presentate per realizzare macro-aggregazioni, una ventina quelle ritenute accettabili dal comune. Proposte comunque non vincolanti che serviranno alla giunta per definire i lotti di spiaggia prima di metterli a gara. Il comune punta a predisporre i bandi entro l’autunno e al loro interno gli stabilimenti singoli saranno residuali. “L'intenzione è di andare a gara con le macro-aggregazioni già decise, le micro-aggregazioni e poi le poche aree in cui è ammesso solo lo stabilimento singolo. L’obiettivo è di avere un quadro tale da favorire più varietà nell’offerta balneare, in un insieme equilibrato” spiega nella trasmissione di Icaro TV Fuori dall’Aula il consigliere comunale del Pd Giovanni Casadei. “Tutta Italia va a gara con le concessioni singole mentre solo Rimini ha scelto la via delle aggregazioni. Almeno però si dovevano mettere dei limiti più stringenti per le macro che vanno da 250 metri ad un intero comparto” attacca il consigliere di FdI Carlo Rufo Spina. “Avremmo potuto ridurre il numeri di concessioni mentre abbiamo scelto di dialogare con gli operatori – ribatte Casadei – non credo poi ci siano altre realtà d’Italia con fronti limitati come il nostro dove si possono trovare anche concessioni di appena 12 metri di fronte. Una dimensione che sui 16 km di spiaggia riminese rappresenta un vero paradosso”. E anche una delle cause, insieme alle incertezze legate alla Bolkestein, del mancato rinnovamento delle spiagge. A preoccupare però una buona fetta della categoria sono le macro-aggregazioni. “O si trova un accordo tra 8/10 operatori per sopperire ai cospicui investimenti che saranno necessari – rileva il presidente del Sib Confcommercio Riccardo Ripa – oppure si rischia di aprire la strada ai fondi di investimento e ai grandi gruppi economici. E qualcuno si è già fatto avanti e ci ha contattato perché hanno bisogno di manovalanza. Per noi questo è un grosso rischio.” Le micro invece sono ritenute più in linea con l'attuale modello Rimini.
Ad impattare sugli investimenti c’è poi un altro aspetto: il Piano Spiaggia prevede infatti la demolizione anche delle opere amovibili, nonostante il bando tipo nazionale inviti alla manutenzione.
“I margini sono pochi – dice Ripa, pur riconoscendo la necessità rinnovamento – il piano spiaggia prevede che si possano utilizzare solo legno o legno intonacato e facendo i preventivi vengono fuori cifre esorbitanti. Per questo avevamo chiesto di poter fare anche ristrutturazione. L’arenile è ampio e sfaccettato – aggiunge – non è solo Marina Centro ma ci sono zone “depresse” che non possono permettersi investimenti così importanti.” Spina evidenzia, tra l’altro, come Rimini sia l’unica realtà che non consentirà la manutenzione delle opere amovibili e invita il comune ad inserire questa possibilità (sotto forma di emendamento) in fase di approvazione definitiva della variante al piano spiaggia. Ma da Casadei non sembrano arrivare aperture anche alla luce di un arenile che in larga parte mostra tutti i segni del tempo. “L’idea di demolire e ricostruire è considerata strategica – spiega – è l’impulso al cambiamento”. Un cambiamento ritenuto necessario per riportare la spiaggia di Rimini a poter competere a livello nazionale e internazionale.










