Quando la sanità parla in codice (ed è difficile capirla)
Mai come in questi ultimi anni la sanità è al centro del dibattito, politico e non solo. Risorse che scarseggiano, lunghe liste d’attesa, enormi carichi di lavoro per medici e infermieri. Uno scenario a tinte fosche in cui però qualcosa abbonda: gli acronimi. L’utente/paziente ha visto moltiplicarsi nel tempo le sigle con cui è chiamato a districarsi finendo, spesso, per non capirci nulla. Una “formula caos” con cui, volenti o nolenti, abbiamo dovuto imparare a convivere. Con alterni risultati.
E se l’Ausl (Azienda Unità Sanitaria Locale), che molti ancora chiamano Usl, è ormai un termine di uso comune, lo stesso non si può dire dell’AOU / AOSP, Azienda Ospedaliero-Universitaria / Azienda Ospedaliera. Senza dimenticare l’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) come l’Irst di Meldola o il Sant’Orsola di Bologna.
Le cose diventano ancora più complicate passando alla sanità territoriale. Il tormentone degli ultimi anni in Emilia Romagna sono stati, ad esempio, i CAU - Centri di Assistenza e Urgenza, nati per alleggerire i Pronto Soccorso con esiti non sempre convincenti. Ci sono poi le CdC (o CdL), cioè le Case della Comunità - ex Case della Salute - strutture che uniscono medici, infermieri e specialisti. Senza dimenticare le UCP e AFT (Unità Cure Primarie e Aggregazioni Funzionali Territoriali), sigle dietro cui si nasconde la rete dei medici di base e dei pediatri. E per non farsi mancare nulla, a Rimini sono arrivati anche i NoTe/S: non si tratta però di blocchi per gli appunti ma dei Nodi Territoriali di Salute per integrare i servizi sociali e sanitari nei vari quartieri.
E poi ci sono le sfide quotidiane con i CUP (Centro Unico di Prenotazione) o per accedere ai referti pubblicati sull’FSE (Fascicolo Sanitario Elettronico). Molti si trovano a dover fare i conti anche con il PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) che serve a gestire un paziente dall'inizio alla fine di una specifica malattia, soprattutto se cronica o complessa.
Insomma, per avere a che fare con la sanità, ancor più della pazienza, di questi tempi servirebbe un manuale di crittografia.










