Nucleare. Il parere di un docente di chimica dell’Itis e una riflessione etica
“I fatti di questi giorni dimostrano ancora una volta che il rischio delle centrali nucleari è troppo alto per essere sopportato da una comunità intera: se queste cose possono succedere in Giappone, il tecnologissimo e avanzatissimo Giappone, possono allora succedere ovunque. E non c’è centrale di ultima generazione che possa essere più sicura delle precedenti, perchè tra 30 anni anche quella sarà diventata vecchia e una centrale non si può dismettere come una vecchia auto usata, ma quando costruita deve funzionare per 40 o 50 anni.
Non c’è territorio che possa permettersi un rischio simile, a prescindere da
quello sismico, oggi nessuno può dire se un domani la tecnologia potrà mettere nelle mani del terrorismo internazionale armi in grado di colpire centrali di quarta generazione. Non si può poi trascurare che l’Uranio è assai più scarso degli altri combustibili fossili che dovrebbe sostituire e al ritmo odierno se ne stimano riserve per 50 anni, a costi di estrazione e arricchimento sempre più alti. Per ultimo una riflessione etica: quand’anche usassimo tutto l’Uranio che esiste godendo per i nostri restanti anni di vita del lusso che il consumismo e l’energia a basso costo ci dona, lasciando ai nostri nipoti solo le scorie da smaltire e il costo sociale, ambientale e sanitario che ne consegue: territori interi non più abitabili e produttivi, mutazioni genetiche, danni alla salute, e via discorrendo: ci malediranno e cosa diranno di noi? Quando tra mille e più anni un archeologo scoprirà per caso in qualche anfratto cisterne di scorie radioattive, come noi oggi scopriamo resti di antiche civiltà, che penserà della nostra?”










