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lunga e complessa vicenda

Non accetta di perdere la casa all'asta giudiziaria. Condannata per stalking

In foto: repertorio (Pexels)
repertorio (Pexels)
di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Ven 27 Feb 2026 11:41 ~ ultimo agg. 13:15
Tempo di lettura 4 min

Due pronunce – una penale e una civile – chiudono una vicenda che si protraeva da quasi un decennio, caratterizzata da ripetuti interventi delle forze dell’ordine e da un contenzioso articolato e complesso.
Coinvolte una cittadina riminese, acquirente all’asta di un immobile nel territorio di Pennabilli, già appartenente a una professionista dichiarata fallita con conseguente liquidazione dei beni personali.
Nel 2017 la cittadina si è aggiudicata regolarmente all’asta giudiziaria un’abitazione. L’originaria proprietaria, tuttavia, non ha accettato l’esito della procedura esecutiva e si è rifiutata di rilasciare spontaneamente l’immobile, rendendo necessario
l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario per l’allontanamento coatto.
Prima di lasciare l’abitazione, la stessa ha divelto impianti e parti interne dell’immobile, lasciandolo in condizioni gravemente deteriorate, e successivamente ha spostato rifiuti e masserizie su un terreno limitrofo di proprietà di terzi, con ripetuti interventi delle forze dell’ordine.
Da queste condotte scaturiti diversi procedimenti penali per ipotesi di invasione di terreni, violenza privata ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni mediante violenza sulle cose.
La situazione, tuttavia, non si è esaurita con il rilascio dell’immobile. Negli anni successivi, l’ex proprietaria ha rivendicato un preteso diritto su un terreno confinante, nel frattempo acquistato dalla nuova proprietaria, con ripetute condotte intrusive e moleste: accessi abusivi al fondo, rimozione di delimitazioni, piantumazione di arbusti, tentativi di attivazione di utenze, installazione di telecamere orientate verso la proprietà altrui, presenza quotidiana sul posto, fino a sostare e dormire all’interno della propria aut nei pressi dell’abitazione della persona offesa, rincarando con frasi minacciose e atteggiamenti intimidatori: “mi riprenderò casa mia in tutti i modi - vattene via sei una ladra, questa è casa mia, sistemala bene, tanto torno”, alcune delle espressioni che hanno portato al procedimento penale per atti persecutori.
Nemmeno un’ordinanza di sgombero emessa dal Sindaco di Pennabilli è riuscita a porre fine alla situazione: una volta eseguito lo sgombero delle masserizie, la donna è tornata sul terreno, recintandolo nuovamente e proseguendo nelle attività contestate.
Solo a seguito di un sequestro preventivo disposto dalla Procura della Repubblica di Rimini tramite il Sostituto Procuratore Davide Ercolani, nell’ambito del procedimento penale per atti persecutori, la persona offesa è riuscita finalmente a riacquistare una condizione di relativa serenità dopo anni di tensioni e interventi delle autorità.
La svolta definitiva è intervenuta con la recente sentenza del Tribunale di Rimini del 21 gennaio 2026, che ha dichiarato l’imputata penalmente responsabile dei reati contestati, condannandola alla pena di nove mesi di reclusione, con concessione della sospensione condizionale subordinata alla partecipazione a un percorso di recupero presso un ente
individuato tramite l’U.E.P.E., oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile.
Parallelamente, anche sul piano civile, con sentenza del 20 febbraio 2026 il Tribunale di Rimini ha definitivamente rigettato la domanda con la quale l’ex proprietaria aveva tentato di far accertare l’intervenuta usucapione del terreno, escludendo la sussistenza di un possesso utile ai fini dell’acquisto a titolo originario e ponendo così fine anche all’ultimo fronte giudiziario aperto.
I difensori della parte civile, avv. Mattia Lancini e avv. Giacomo Chiari del Foro di Rimini, nel ringraziare l’Autorità Giudiziaria riminese, sia penale sia civile, "per l’attenzione e la scrupolosità con cui è stata esaminata la vicenda, esprimono soddisfazione per un esito che ha finalmente ristabilito la legalità e consentito alla loro assistita di riappropriarsi pienamente della propria serenità, dopo anni di condotte intrusive e conflittualità giudiziaria".

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