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Operazione GdF Ravenna

Manodopera illecita e riciclaggio milionario. Perquisizioni nel riminese

In foto: le fiamme gialle di Ravenna
le fiamme gialle di Ravenna
di
Redazione
   
Tempo di lettura 3 min
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C'è anche la provincia di Rimini tra le nove province coinvolte dall'Operazione Mani d'Oro dei finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna. Le Fiamme Gialle hanno dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla locale Procura per un ammontare di circa 37 milioni di euro tra liquidità, beni mobili o immobili nella disponibilità degli indagati. Si tratta di profitti illeciti legati a reati tributari e del loro relativo “riciclaggio”. Disposte oltre 40 perquisizioni tra Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce. Le indagini hanno fatto luce sulla effettiva inconsistenza di numerose società formalmente attive nel settore delle costruzioni meccaniche ma, di fatto, veri e propri serbatoi di manodopera per circa 1000 lavoratori. Saldatori, carpentieri e manovali d’officina, perlopiù di origine straniera, venivano infatti assunti o licenziati solo in funzione dei carichi di lavoro delle reali società operative coinvolte, le uniche ad avere mezzi e organizzazione per effettuare concretamente commesse o subappalti. Il sistema permetteva a queste ultime un cospicuo risparmio fiscale ma anche continuità di “manodopera”, senza dover sottostare ai meccanismi per l’instaurazione di un rapporto di lavoro dipendente (gestione amministrativa, tutele salariali e previdenziali, obbligo di assunzione a tempo indeterminato, etc.) e senza fare ricorso alla “rete” delle agenzie regolarmente autorizzate. Seguendo le “tracce del denaro”, le indagini hanno consentito di delineare uno scenario molto più ampio ed esteso sul territorio nazionale col coinvolgimento di altri soggetti specializzati nel riciclaggio di quanto veniva incassato a fronte delle somministrazioni di personale. Solo parzialmente infatti il denaro veniva destinato al pagamento dei lavoratori. Nelle Province di Napoli e Bergamo i “riciclatori”, gestendo ben 155 società cartiere, si occupavano dell'emissione di fatture per operazioni inesistenti (130 milioni) e poi retrocedevano le somme pattuite in contanti dopo alcuni passaggi nei vari conti bancari, al netto di una commissione che variava dal 14 al 22%, secondo il tipico schema del cosiddetto “underground banking”. Il sistema ha coinvolto circa 1200 ulteriori soggetti economici con il trasferimento all’estero di oltre 80 milioni di euro in circa 2 anni. Inoltre le società cartiere non generavano contabilmente redditi imponibili perché le relative imposte venivano sistematicamente compensate con circa 11 milioni di euro di crediti fiscali fittizi.

Le perquisizioni hanno permesso di scoprire l’allestimento di un vero e proprio “ufficio finanziario”, dotato di server, computer, macchina conta-banconote, oltre 100 smartphone e centinaia di carte di credito impiegabili per il ritiro di denaro. Scovati anche 250 mila euro in contanti, gioielli e numerosi orologi di lusso, tra i quali uno da circa 100 mila euro di valore. Per non parlare di immobili, auto e centinaia di conti correnti il cui saldo deve essere ancora quantificato.

I finanzieri evidenziano anche la cooperazione col Tribunale della Repubblica di San Marino ai fini del sequestro, per circa 7.5 milioni di euro, dei rapporti continuativi ivi intrattenuti da un soggetto indagato (già condannato per reati tributari), che era solito giustificare la legittima disponibilità di risorse finanziarie come vincite al gioco. L'Autorità Giudiziaria, sulla base degli elementi forniti, ha anche disposto accertamenti su slot machine e sul comportamento di alcuni dipendenti. 

Al momento l'indagine coinvolge, a livello penale, 22 tra cui 2 professionisti.

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