L'inchiesta sui vigili si allarga, altri due agenti indagati per favoreggiamento
Non si è ancora espressa la gip Raffaella Ceccarelli sulla richiesta della Procura di interdizione dai pubblici uffici nei confronti degli otto agenti appartenenti al Nucleo Falchi della polizia Locale di Rimini. Dopo l'interrogatorio della scorsa settimana, nel corso del quale i vigili hanno respinto gli addebiti e difeso la legittimità del proprio operato, si attende a giorni la decisione della giudice. La novità, però, è che risultano iscritti nel registro degli indagati altri due agenti con l'ipotesi di reato di favoreggiamento. Sentiti a sommarie informazioni dalla guardia di finanza in merito agli addebiti contestati ai colleghi, avrebbero rilasciato delle dichiarazioni che, secondo la Procura, non sarebbero veritiere e lo avrebbero fatto proprio con l'intento di proteggerli.
Le accuse nei confronti degli otto agenti del Nucleo, che nel frattempo sono stati destinati ad altre mansioni, vanno, a vario titolo, dal falso ideologico alle lesioni, dalla calunnia alla violenza privata. A finire sotto la lente d'ingrandimento della Procura è stato il modus operandi del Nucleo, fondato, secondo gli inquirenti, su controlli in abiti civili, auto senza contrassegni e mancata identificazione come forze dell'ordine. L'inchiesta è scattata dalla denuncia di una delle presunte vittime, un avvocato, spingendo così le Fiamme Gialle a mettere a confrontare le relazioni di servizio con le testimonianze dei cittadini. Per la Procura, in alcune occasioni i vigili avrebbero attestato fatti difformi dal vero, descrivendo automobilisti in fuga o aggressivi quando non vi sarebbe stata alcuna resistenza. Ricostruzione, però, contestata fermamente dalla difesa, che ha ricordato come la pattuglia operasse con strumenti di riconoscimento d'ordinanza ben visibili – dalle palette alle pettorine catarifrangenti – escludendo qualsiasi possibilità di equivoco.










