Invita la figlia minore della compagna nel residence, condannato per tentata violenza
Si sarebbe invaghito della figlia della sua compagna, all’epoca 13enne, e dopo averle inviato numerosi messaggi a sfondo sessuale, l’avrebbe convinta a recarsi nel residence in cui soggiornava. Un 30enne sudamericano, residente a Rimini, è finito a processo per tentata violenza sessuale ai danni di minore, reato per il quale è stato condannato, con rito abbreviato, dal gup di Rimini a 2 anni e 4 mesi.
I fatti risalgono al 18 febbraio del 2020, quando il padre della ragazzina viene contattato da un’insegnante di scuola che lo avvisa che la minore non è mai entrata in classe. Il genitore, preoccupato, inizia a cercarla. In preda alla disperazione, contatta il nuovo compagno della sua ex moglie per chiedergli se avesse notizie della figlia. L’uomo nega con fermezza, spiegando di non averla vista. Dopo circa due ore, il padre la ritrova mentre passeggia sul lungomare. E’ arrabbiato e le chiede spiegazioni. Lei prova a tranquillizzarlo, racconta che stava andando a casa della zia come suo solito e che aveva saltato la scuola per passare del tempo con un amichetto.
Una versione che però non convince il genitore. Così, alcune ore dopo, prende di nascosto il cellulare della 13enne e inizia a controllare le varie chat, scoprendo delle conversazioni intrattenute con il compagno dell’ex moglie. Si tratta di messaggi, per lo più a sfondo sessuale, inviati dall’allora 26enne alla ragazzina. Il compagno della madre le chiede se si possono vedere da soli, se possono passare ancora del tempo insieme. Scorrendo la chat, inoltre, il genitore ottiene la conferma che quella mattina la figlia era stata nel residence dove alloggia il 26enne. Temendo che sia stata violentata, si reca in questura a denunciare il compago dell’ex moglie. La successiva visita ginecologica, alla quale verrà sottoposta la ragazzina in ospedale, scongiurerà eventuali abusi.
Le indagini della Squadra Mobile, dirette dal sostituto procuratore Davide Ercolani, hanno evidenziato le attenzioni morbose che il 26enne aveva nei confronti della 13enne. A quattro anni dai fatti, l’imputato, difeso dall’avvocatessa Sonia Giulianelli, è stato ritenuto responsabile. La minore, oggi 17enne, che attraverso il padre si è costituita parte civile, rappresentata dall’avvocatessa Linda Andreani, ha ottenuto un risarcimento danni di 10mila euro.










