Falsi green pass per andare a San Siro e in discoteca, in tre a processo
Il green pass falso serviva per entrare a San Siro a vedere le partite del Milan o per andare a ballare in discoteca. Era il 2021 e, senza il certificato verde, non era possibile ritornare alla vita normale, quella pre-Covid. Così, cinque giovani, tra i 22 e i 30 anni, residenti a Rimini e Riccione, avrebbero utilizzato - secondo la Procura di Rimini - dei falsi certificati Covid che attestavano l'esecuzione di un tampone rapido con esito negativo (in realtà mai eseguito) sulla carta intestata di un poliambulatorio privato del Modenese. Un certificato posticcio che un 23enne riccionese, in accordo con la sorella 30enne, avrebbe pubblicizzato sul suo profilo Instagram e venduto agli amici più stretti per 10 euro l'uno.
L'indagine dei carabinieri di Riccione era partita dal sequestro dei loro telefoni, dai quali sono state scoperte alcune chat in cui si ringraziava "l'ideatore" dell'escamotage per aver permesso di entrare chi allo stadio, chi al ristorante, chi in discoteca. Per quelle condotte, fratello e sorella, difesi dall'avvocato Piergiorgio Tiraferri, sono stati rinviati a giudizio per falsità materiale in concorso. Così come un 22enne riminese, uno dei presunti acquirenti del green pass fasullo, difeso dall'avvocata Cinzia Bonfantini. Assolti, invece, con formula piena, "perché il fatto non sussiste", un 23enne riminese assistito dall'avvocato Carlo Alberto Zaina, e un 25enne, difeso dall'avvocato Alessandro Frisoni. Entrambi hanno sempre sostenuto di aver ricevuto a loro insaputa il falso certificato e, soprattutto, di non averlo mai utilizzato. Per entrambi la Procura aveva chiesto una condanna a 6 mesi.












