Danni dopo il lifting, medico costretto a risarcire nonostante la clausola
Un volto segnato per sempre da una profonda cicatrice di sette centimetri, l’insensibilità al labbro inferiore e un'incontinenza salivare notturna che le ha provocato una grave depressione. È il drammatico esito di un lifting cervico-facciale subito da una donna di 49 anni residente a Rimini, che si è rivolta all'avvocato Stefano Leardini. Un calvario iniziato in una clinica del Riminese e terminato in un’aula di giustizia. Il Tribunale civile di Rimini ha infatti accertato la colpa grave del medico chirurgo di 63 anni: un intervento considerato di routine, ma che sarebbe stato eseguito con un clamoroso errore di tecnica. I lembi di pelle sarebbero stati assottigliati e tirati all'eccesso durante la sutura, provocando alla paziente una dolorosa necrosi.
Ma la sentenza del giudice Antonio Miele va ben oltre il caso singolo e demolisce due prassi contrattuali abusate. Da un lato viene dichiarata nulla la clausola con cui la paziente rinunciava preventivamente a rivalersi sul medico per colpa lieve, essendo la tutela della salute un diritto costituzionale indisponibile. Dall’altro, viene annullato il tentativo della compagnia assicurativa di sottrarsi all'indennizzo tramite una clausola che escludeva i risarcimenti richiesti dopo la scadenza della polizza, essendo stato riconosciuto un periodo di copertura postuma di 24 mesi.
Ora il chirurgo e la clinica privata dovranno pagare in solido oltre 50mila euro di risarcimento alla paziente, a cui si aggiunge la restituzione integrale della parcella medica.










