Consigliere di parità di Rimini, Ravenna e Piacenza: rivedere riorganizzazione
Le consigliere di parità Adriana Ventura, per la provincia di Rimini, Carmelina Fierro per la provincia di Ravenna e Venera Tomarchio della provincia di Piacenza trasmettono un comunicato congiunto sull'invito al Governo a rivedere il decreto che riorganizza gli organismi di parità prevedendo proprio il superamento della figura delle consigliere di parità.
Nel lento cammino verso l’uguaglianza dei diritti, dopo gli eventi bellici, il 10 Marzo 1946 in Italia le donne furono ammesse al voto; la storia ci racconta che, quando ricevettero a casa le tessere elettorali, le giravano tra le mani come biglietti d’amore. Oggi a distanza di ottant’anni, l’anniversario merita di essere celebrato perché rappresenta una data che ha segnato l’inizio dell’affermazione dei diritti delle donne, una strada ancora lunga e perigliosa per raggiungere una piena cittadinanza. In questa ricorrenza è necessario custodire e rafforzare i valori Costituzionali, nella consapevolezza che la parità tra donne e uomini è una condizione essenziale per la parità della stessa democrazia e per lo sviluppo del Paese.
Proprio in queste giornate celebrative, dedicate ai diritti delle donne, abbiamo appreso che è in fase di approvazione il testo del decreto legislativo del Consiglio dei Ministri, che recepisce una direttiva europea relativa al riordino degli Organismi di parità, quasi come fosse destinato a ridisegnare il diritto antidiscriminatorio di terza generazione.
Questo non si cala nel vuoto, ma si innesta in un contesto nel quale già esistono gli organismi di parità. Lo schema del decreto prevede molti punti sui quali abbiamo sollevato perplessità in sede di conferenza nazionale. Ci soffermiamo su due in particolare: la soppressione delle consigliere di parità e l’istituzione di un organismo nazionale per la parità composto da 4 componenti e un presidente, con una struttura, risorse e costi ben definiti nello stesso decreto.
La mancata presenza sui territori di figure quali le consigliere di parità territoriali (città metropolitane ed enti di area vasta) di fatto vanifica l’accesso per le vittime di discriminazione alle tutele predisposte, laddove le stesse dovrebbero confrontarsi con organi non più territoriali, quali le consigliere di parità, figure che hanno avuto ad oggi il presidio diretto sui territori, che spesso sono molto diversificati anche nell’ambito della medesima regione. Ciò vale non solo per il contrasto alle discriminazioni, ma anche per tutte le politiche di genere che richiedono interventi diversificati a seconda della diversa tipologia di settori produttivi del territorio e delle condizioni di lavoro presenti nelle diverse aree.
Mantenere i presidi nei territori renderebbe le disposizioni nazionali maggiormente aderenti alla direttiva europea, laddove fra l’altro prevede all’art. 12, comma 2, “Gli Stati membri provvedono affinché gli organismi per la parità forniscano gratuitamente i loro servizi ai denuncianti sull'intero territorio nazionale, comprese le zone rurali e remote”, nonché all’art. 14, in tema di cooperazione, prevede “Cooperazione. Gli Stati membri provvedono affinché gli organismi per la parità dispongano di meccanismi adeguati per cooperare, nei rispettivi settori di competenza, con altri organismi per la parità nello stesso Stato membro, e con gli enti pubblici e privati competenti, tra cui gli ispettorati del lavoro, le parti sociali e le organizzazioni della società civile, a livello nazionale, regionale e locale, nonché in altri Stati membri e a livello dell'Unione e internazionale”.
L’assenza di un obbligo di costituzione di sezioni territoriali costituisce a nostro avviso un discostamento dalla Direttiva pertanto un rischio di procedura di infrazione per l’Italia. Non è questa una questione ideologica o di parte: la nostra consolidata esperienza ci permette di poter dire che il diritto alla equità e alla giustizia sociale e la costruzione di una società giusta ed inclusiva richiedono prossimità, accoglienza e vicinanza ai territori e alle cittadine e ai cittadini, un ascolto che spesso si rende necessario nelle sedi protette. Tutto ciò non si può ricondurre a un call center o a un modello da compilare on line.
Si auspica che il Governo possa prendere in esame le considerazioni e le riflessioni che sono state rappresentate dalle consigliere e consiglieri di parità riuniti in conferenza nazionale a Roma. In questa giornata di ricorrenza, ribadiamo il nostro impegno a custodire e rafforzare i valori Costituzionali, nella certezza che la parità tra uomini e donne non è soltanto un principio giuridico, ma una condizione essenziale per la qualità della democrazia e dello sviluppo civile del nostro Paese."












