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Osservatorio CISL Romagna

Comunità straniere: in provincia la crescita prosegue, albanesi i più numerosi

In foto: repertorio
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Redazione
   
Tempo di lettura 5 min
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Rimini è l'unica provincia romagnola - e fra le poche in regione - dove la comunità straniera più numerosa non è quella rumena. Al primo posto c'è infatti il sorpasso dell'Albania (16,6%), seguita da Romania (15,0%) e dall'Ucraina (14,9%, il valore più alto fra tutte le province emiliano-romagnole). 
Il bilancio demografico 2024 è positivo per la componente straniera (+255 unità complessive), nonostante le 1.760 acquisizioni di cittadinanza italiana registrate nell'anno. Nel 2024 sono nati 277 bambini stranieri, pari al 14,6% dei nuovi nati in provincia.

L’Osservatorio CISL Romagna ha esaminato il Rapporto della Regione Emilia-Romagna su "Cittadini stranieri in Emilia-Romagna. Residenti e dinamiche demografiche" con i dati aggiornati al 1° gennaio 2025, analizzando nel dettaglio i numeri di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Un quadro, sottolinea la Cisl, da cui emerge un filo conduttore comune: la popolazione straniera non è più un fenomeno in espansione incontrollata, ma una componente stabile, radicata e sempre più integrata nel tessuto economico e sociale romagnolo.

Al 1° gennaio 2025 la Romagna conta complessivamente 130.081 cittadini stranieri residenti: 47.961 a Ravenna (12,3% della popolazione), 44.725 a Forlì-Cesena (11,3%) e 38.395 a Rimini (11,2%). Le tre province si collocano tutte sotto la media regionale (12,9%) e agli ultimi posti fra le nove province dell'Emilia-Romagna per incidenza migratoria - Ravenna sesta, Forlì-Cesena ottava, Rimini ultima.
Un dato che, se letto in prospettiva storica, racconta una trasformazione profonda: in poco più di vent'anni, dal 2003 al 2025, il numero di residenti stranieri è quasi quadruplicato in tutte e tre le province (Ravenna +299%, Forlì-Cesena +271%, Rimini +282%). In ciascun territorio, inoltre, il saldo naturale della popolazione italiana risulta negativo da anni: senza il contributo della componente straniera, la popolazione residente complessiva della Romagna avrebbe subito una contrazione, o sarebbe cresciuta molto meno di quanto effettivamente registrato.
Il confronto 2015-2025 mostra un andamento di crescita moderata ma costante, con differenze significative fra i tre territori:
Rimini si conferma la provincia più dinamica del decennio, con una crescita superiore al doppio rispetto a Ravenna e Forlì-Cesena. In tutti e tre i territori il picco della serie storica si colloca fra il 2022 e il 2024 - Forlì-Cesena nel 2022 (45.624 residenti), Ravenna e Rimini nel 2024 (rispettivamente 48.693 e 38.581) - cui è seguito un lieve riassestamento nel 2025, coerente con una fase di maturità del fenomeno più che di nuova espansione.
 
"Questi dati confermano quello che i nostri sportelli e le nostre categorie toccano con mano ogni giorno – commenta il segretario generale della CISL Romagna Francesco Marinelli – La presenza dei cittadini stranieri in Romagna non è un'emergenza da gestire, ma una risorsa importante per la tenuta del nostro sistema economico e sociale. Lo dicono i numeri: senza il contributo di questi lavoratori e delle loro famiglie, il nostro territorio, fatto in larga parte di piccole e medie imprese, dell'artigianato e dell'industria, avrebbe già oggi seri problemi di tenuta demografica e produttiva.
Il punto, per noi, non sono i numeri in sé, ma cosa costruiamo intorno a questi numeri. Non basta registrare una presenza sul territorio: servono percorsi veri di integrazione, che si misurano ogni giorno su quattro fronti concreti.
Il primo è il lavoro. Serve garantire a tutti pari accesso a un'occupazione di qualità, contratti regolari, sicurezza e piena tutela sindacale, contrastando con decisione ogni forma di sfruttamento e di lavoro grigio o nero, che colpisce prima di tutto i lavoratori più fragili e ricattabili.
Il secondo è la scuola, che resta lo strumento più efficace ed è il luogo dove si gioca il futuro dell'integrazione delle nuove generazioni. I dati ci dicono che sempre più bambini nascono e crescono in Romagna da famiglie straniere: significa che dobbiamo investire con convinzione su lingua, orientamento e diritto allo studio, senza lasciare indietro nessuno.
Il terzo è l'abitazione, che resta una delle emergenze più concrete del nostro territorio, per le famiglie straniere come per tante famiglie italiane. Il mercato della casa in Romagna è sempre più inaccessibile, e questo rischia di vanificare ogni percorso di integrazione e di stabilità che pure i numeri ci raccontano.
Il quarto è la mobilità. Chi lavora nelle zone produttive periferiche, negli stabilimenti dell'entroterra o negli orari serali e notturni tipici del turismo e della logistica, ha bisogno di trasporti pubblici efficienti: senza mobilità, non c'è vera possibilità di accedere al lavoro e ai servizi.
Come CISL Romagna, assicura Marinelli, "continueremo a lavorare, insieme alle istituzioni, alle imprese e alle altre organizzazioni sindacali del territorio, perché questa crescita si traduca in coesione sociale reale e in opportunità durature per tutti, italiani e stranieri, senza lasciare indietro nessuno. Un impegno che riguarda anche gli aspetti amministrativi, come i tempi per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, perché procedure semplici, chiare e rapide sono parte di un'integrazione che funziona."
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