Chiusure domenicali dei supermercati. CGIL: non è solo questione di risparmio
Crea dibattito la proposta di chiudere la domenica i supermercati avanzata dall'associazione nazionale delle cooperative di consumatori (vedi notizia). Alle voci in campo si aggiunge quella della FILCAMS CGIL che, da tempo, esprime una netta contrarietà alle aperture domenicali e festive prive di regole nel settore del commercio.
Le liberalizzazioni hanno modificato gli assetti del settore, ma il sindacato si chiede: "Commercio h24: quanta occupazione ha prodotto e, soprattutto, di quale qualità? Dall’osservatorio di chi risponde quotidianamente ai problemi di chi lavora nel commercio – in particolare nella grande distribuzione, dove il sindacato è presente in maniera più organizzata – emerge con chiarezza che le liberalizzazioni hanno determinato un progressivo deterioramento della qualità del lavoro. I casi in cui il lavoro domenicale è organizzato in modo realmente sostenibile (rotazioni eque, turnazioni equilibrate, rispetto della conciliazione tra vita e lavoro) si contano sulle dita di una mano, a fronte di una diffusa disorganizzazione".
Sul versante quantitativo, inoltre, il “nuovo” lavoro creato si è rivelato strutturalmente precario. Si sono fatte le nozze con i fichi secchi: la coperta è rimasta corta e il prezzo lo hanno pagato le lavoratrici e i lavoratori. L’aumento dell’occupazione nel commercio, ove presente, è andato di pari passo con l’aumento della precarietà".
Le proposte della CGIL: "Servono nuovi strumenti che consentano agli enti locali e alle parti sociali di discutere e governare le aperture domenicali nei territori, introducendo anche vincoli alle aperture festive. Le liberalizzazioni non hanno favorito né la crescita economica né il contenimento dei prezzi. L’idea che i consumi possano crescere semplicemente estendendo gli orari di apertura è evidentemente fallace: i soldi disponibili per la spesa sono sempre gli stessi, peraltro erosi dall’inflazione. Questo modello – quello delle liberalizzazioni totali delle aperture - ha inoltre alimentato il dumping tra piccola e grande distribuzione, contribuendo allo svuotamento dei centri storici e delle aree interne a vantaggio dei centri commerciali; strutture che restano importanti per l’occupazione e per la diversificazione dell’offerta ma che non possono fagocitare il resto del tessuto economico e per certi versi sociale. In questo quadro vanno lette in modo assolutamente positivo le dichiarazioni del presidente di Confcommercio Rimini, Giammaria Zanzini, che, pur partendo da un’analisi diversa, giunge alla nostra stessa conclusione".












