Caso Falchi. Rimini in Comune: dopo precedente del 2016 nulla è stato fatto
Sul cosiddetto "caso Falchi", l'inchiesta che tocca un nucleo della Polizia Locale di Rimini e che ha portato alle dimissioni del comandante del corpo, continuano ad arrivare i commenti della politica. Ad intervenire questa volta è la sinistra attraverso Rimini in Comune.
"Abbiamo aspettato a prendere parola sulla vicenda dei “falchi” - si legge - per vedere se l’amministrazione comunale volesse posizionarsi sulla linea difensiva delle poche mele marce, oppure se si fosse misurata con una più coraggiosa analisi sulle proprie mancanze mettendo in relazione i gravissimi fatti di questi giorni con quelli altrettanto gravi dell'anno 2016." Secondo Rimini in comune "il fatto inquietante non è dato solo dalle segnalazioni inascoltate di cittadini, ma dall’omissione della memoria del fatto che quello stesso corpo di polizia municipale avesse avuto un precedente giudiziario analogo gravissimo, quello del Nucleo Ambientale. Per anni, vari soggetti associativi e politici avevano chiesto con insistenza la dismissione del nucleo ambientale nell’indifferenza di un’amministrazione comunale che ha sempre difeso il nucleo senza se e senza ma. Nel 2016, fu la magistratura ad avviare un’indagine dai risvolti così pesanti che il nucleo ambientale venne, con colposo ritardo, dismesso".
"Oggi, a dieci anni di distanza da quei fatti - prosegue la nota -, ci si trova difronte a fatti analoghi senza che nessuno abbia risposto ad una domanda quasi scontata: chi controlla i controllori? Chiediamo infatti al Sindaco ed alla Giunta di rendere la cittadinanza edotta su quali dispositivi siano stati messi in campo dopo il 2016 per evitare che fatti analoghi si ripetessero. Sarebbe stato vitale avviare un percorso di ascolto attivo della cittadinanza, per evitare che la negligenza in vigilando, centrale in questa vicenda, fosse arginata. Sarebbe servita maggiore trasparenza, così come sarebbe stato fondamentale impiegare la polizia municipale per attività più proprie e di carattere amministrativo, anziché creare nuclei che si occupano di pubblica sicurezza con il rischio (la seconda volta in dieci anni) di creare gruppi totalmente fuori controllo".
"Restiamo contrari - conclude Rimini in Comune - a qualsiasi concessione alla cultura securitaria, di cui sono evidenti nel paese le derive e gli effetti collaterali a partire dall’uso improprio della polizia municipale su compiti spettanti alla polizia di Stato. Inoltre, rilanciamo la proposta di un controllo sociale dal basso che ascolti i cittadini e raccolga segnalazioni (anche anonime) e denunce per evitare e contenere ogni possibile abuso".









