Carcere: tra sovraffollamento, degrado e difficoltà di reinserimento lavorativo
La situazione carceraria della casa circondariale dei Casetti è stata tra i temi affrontati ieri sera in consiglio comunale a Rimini. A presentare la realtà il Garante dei detenuti Giorgio Galavotti, che nel corso dell'anno ha compiuto 12 visite in carcere e l’assessore Kristian Gianfreda.
Sono anni che la degradata prima sezione dei Casetti attende di essere ristrutturata. Ma i lavori, che erano previsti entro la fine di settembre, hanno subito un ulteriore ritardo, in attesa della fine del cantiere di una nuova ala della Dozza di Bologna, in cui saranno trasferiti i detenuti della sezione riminese. Il comune, intanto, ha dato avvio ad un progetto per dotare alcune aree comuni di condizionatori. I detenuti sono 178 e, nonostante l’estate sia finita, il carcere è sovraffollato a causa del forte ricambio di persone. Gli stranieri sono 78, i tossicodipendenti 82. Le persone con condanna definitiva sono 130, mentre 44 sono in attesa di giudizio, 34 delle quali in attesa del primo grado. A sorvegliare ci sono 127 agenti di polizia penitenziaria, 107 effettivi. Nel 2025 ne sono stati aggrediti 7, nei primi 9 mesi di quest’anno 5. Nella struttura continuano a operare tre educatori e una novantina di volontari. "Il clima interno alla Casa Circondariale - ha spiegato il Garante - resta sostanzialmente buono, grazie all'atteggiamento della direttrice, della comandante e dell'intero Corpo di guardia.
Per fortuna non si sono registrati suicidi, anche se c’è stato un recente episodio di autolesionismo. Il disagio mentale viene seguito una volta alla settimana da sei psichiatri e uno psicologo. Operativi anche sette infermieri e undici medici. L'ultima ispezione dell'Usl risale al 14 luglio 2026, mentre l'ultima visita del Magistrato di Sorveglianza è del 19 gennaio 2026. "Non arrivano più particolari lamentele sulle visite mediche saltate - ha detto Galavotti - ma quelle specialistiche all'esterno non sempre vengono garantite".
Importante capitolo: il lavoro. 14 detenuti lavorano all'interno per conto di imprese e cooperative, 33 alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, 3 sono ammessi al lavoro esterno, due dei quali con permessi premio, e 11 sono in semilibertà. Galavotti ha ribadito i propri dubbi sull'utilità della pena detentiva sotto il profilo educativo e del reinserimento nella società civile, come dimostra l'alto tasso di recidiva. Ha giudicato scarsamente applicata l'iniziativa del Governo a favore delle comunità terapeutiche, con appena 14 enti destinatari di contributo in tutta Italia, e ha definito buona l'idea di favorire i domiciliari per i tossicodipendenti, che attende però un'attuazione concreta.
Il reinserimento in società e nel mondo del lavoro è reso difficile da una serie di fattori a partire da quelli logistici: non è più attiva linea 16 del tpl, che avrebbe dovuto consentire ai detenuti di raggiungere il proprio impiego: "non è stato possibile garantire il servizio - ha spiegato l'assessore - per le croniche difficoltà nel reperire autisti, problema che interessa anche altre linee". Chi una volta scarcerato un lavoro riesce a trovarlo è comunque fuori dal mercato abitativo. Il comune ha messo a disposizione alcuni appartamenti per accogliere gli ex detenuti per un periodo che permetta loro di ripartire, ma la situazione resta molto complessa. "Non si tratta di buonismo - ha precisato Gianfreda -, ma dell'intelligenza di una comunità che deve proteggersi, perché è interesse di tutti che chi ha commesso un errore non lo ripeta".










