Carenze di medici. Lo Snami alla Regione: è un fallimento, la crisi peggiora
Nonostante il ruolo unico e il nuovo accordo integrativo regionale, i posti vacanti per medici di famiglia in Emilia-Romagna sono sempre gli stessi. Anzi, sono addirittura leggermente aumentati. A dirlo è il sindacato medico Snami a seguito della pubblicazione della mappa delle zone carenti della medicina generale in Emilia-Romagna (vedi notizia). "Oggi - segnala il sindacato - dopo la precedente ondata di assegnazioni, circa 200, mesi di propaganda sul ruolo unico e il varo del nuovo accordo integrativo, ci si sarebbe aspettati almeno un'inversione di tendenza". Invece, il quadro dei posti liberi nel 2026 sul ruolo unico di assistenza primaria evidenzia 1.444 incarichi vacanti, tre in più dello scorso anno. Secondo lo Snami, dunque, "il dato politico e sindacale è evidente. Ci era stato raccontato che il ruolo unico avrebbe rappresentato la svolta. Ma la realtà dice il contrario: le carenze non si sono ridotte, sono aumentate. Chi ha potuto è scappato e ora staremo a vedere se qualcuno vorrà accettare di venire a lavorare stabilmente in queste condizioni disastrose". Per il sindacato, dunque, "oggi bisogna prendere atto che il nuovo impianto non ha risolto nulla" e che "a uscire sconfitti sono i cittadini, soprattutto quelli delle aree più fragili, e i giovani medici". A conti fatti, insomma, è un "fallimento- afferma lo Snami- è chiaro che la direzione imboccata non è quella giusta". Il vero nodo, sostiene il sindacato, "è rendere la medicina generale una scelta professionale realmente sostenibile, attrattiva, compatibile con una vita lavorativa dignitosa e con una prospettiva di qualità clinica e organizzativa. Il ruolo unico, per come è stato impostato, rischia invece di aggravare la crisi, caricando i medici di ulteriori obblighi senza sciogliere le criticità strutturali che già oggi allontanano tanti colleghi da questo settore". Snami Emilia-Romagna chiede quindi alla Regione "un'immediata operazione di verità. Basta narrazioni autocelebrative. Basta presentare come soluzione ciò che, alla prova dei fatti, non produce alcun miglioramento. I numeri ufficiali del 2026 dimostrano che la crisi non è stata risolta: è ancora tutta lì, e anzi peggiora". Per il sindacato, "senza programmazione seria, senza condizioni professionali sostenibili, senza rispetto per il lavoro dei medici e senza un vero confronto con le organizzazioni sindacali, nessuna riforma nominale potrà colmare il vuoto crescente dell'assistenza territoriale. I cittadini hanno diritto a un medico di famiglia vero, stabile, presente sul territorio; i medici hanno diritto a un modello professionale serio, non a un contenitore confuso che promette soluzioni e produce nuove carenze", conclude lo Snami.












