Caldo nelle scuole: la Regione chiama in causa il Governo. Marcello: ingiusto
Caldo nelle scuole: per risolvere il problema, la Regione vuole superare la logica degli interventi d'urgenza predisponendo un piano strutturale per evitare il ripetersi di disagi nei mesi più afosi. L’obiettivo è quello di garantire scuole più sicure, accoglienti e adeguate alle sfide ambientali del futuro. A fare il punto, su richiesta delle consigliere del Partito democratico Simona Lembi e Ludovica Carla Ferrari, è stata l’assessora alla Scuola Isabella Conti nella commissione Giovani, Scuola e Lavoro presieduta da Maria Costi.
Ricordando che nidi e scuole dell'infanzia sono strutture dove la competenza e la gestione diretta dei Comuni consentono una programmazione condivisa con la Regione per accelerare l'adeguamento termico e l'isolamento degli ambienti, Conti ha sottolineato che per le scuole dell'obbligo è necessario un piano nazionale, capace di mobilitare risorse statali straordinarie per la transizione verde e il condizionamento sostenibile delle aule.
L’informativa dell'assessora ha dato vita a un ampio dibattito nel quale i consiglieri di maggioranza hanno evidenziato come la Regione investa per il mondo della scuola, ma da sola non possa sopperire a carenze strutturali importanti e quindi serve l’intervento del Governo. Per la minoranza, invece, il Governo, numeri alla mano, ha provveduto, anche grazie ai fondi Pnrr, a una riqualificazione importante delle scuole. Secondo il consigliere riminese di FdI Nicola Marcello molte responsabilità sono da imputare all'abolizione delle Province (competenti per le scuole superiore) che ha aperto una lunga fase di vuoto. Ingiusto e strumentale quindi puntare il dito sull'esecutivo.
Le parole dell'assessore Conti
“Le scuole devono diventare ‘rifugi climatici’ e per fare questo abbiamo bisogno di soluzioni strutturali", ha ribadito Conti per la quale "nell’inverno 2025 è stata avviata una ricognizione sulle condizioni degli edifici scolastici che si chiuderà il 30 settembre. Abbiamo scritto al Governo e al ministero dell’Istruzione per sollecitare fondi per l’edilizia scolastica affinché nella futura programmazione l’adattamento climatico venga riconosciuto come priorità. I Comuni non hanno le risorse: per il condizionamento e il raffrescamento il ministro Valditara ha stanziato 20 milioni di euro che corrispondono a poco più di 50 euro per ogni scuola e ovviamente ne servono molti di più, tenendo conto anche dei costi per le bollette. Anci ci ha chiesto di lavorare sia sulle esigenze immediate sia su quelle di lungo periodo e a questo scopo servirebbe incentivare, ad esempio, il fotovoltaico sui tetti delle scuole per una climatizzazione sostenibile. Anche la riqualificazione degli spazi esterni è opportuna, piantando alberi nei giardini delle scuole”.
Le dichiarazioni dei consiglieri
Elena Ugolini (Rete civica) ha evidenziato: "La situazione che si è creata con le scuole aperte durante il mese di luglio, con bambini costretti a riposare in condizioni difficili, è insalubre e inaccettabile. È prioritario affrontare questo tema nella sua complessità, senza limitare il dibattito alla sola climatizzazione. Dobbiamo parlare di sostenibilità e di risorse adeguate a far fronte ai consumi energetici, promuovendo anche il raffrescamento naturale attraverso l'aumento delle zone verdi, la piantumazione di alberi e l'installazione di tettoie. Questo è l'approccio più importante. Ben venga, inoltre, un monitoraggio puntuale della situazione in tutti gli istituti: i dati attuali sono datati e gli ultimi a nostra disposizione ci dicono che in Emilia-Romagna solo il 9,55% delle scuole è dotato di un impianto di climatizzazione, a fronte del ben oltre il 30% delle Marche. Dobbiamo chiederci il perché di questa differenza e intervenire subito”.
Per Vincenzo Paldino (civici) "è innegabile che questa Giunta stia dedicando una grande attenzione al mondo della scuola. I dati a disposizione, del resto, ci mettono di fronte a una realtà nazionale critica: viviamo in un Paese dove 700 mila studenti entrano ogni giorno in aule non certificate. Il 59% degli immobili scolastici non possiede il certificato di agibilità e, guardando alla nostra regione, ben il 60% delle scuole in Emilia-Romagna è stato costruito prima del 1975. Davanti a questi numeri è evidente che le Regioni, da sole, non possono sopperire a carenze strutturali così profonde. Serve con urgenza un grande piano nazionale per rimettere a norma gli istituti sotto il profilo antisismico e dell'impiantistica. All'interno di questa transizione, la messa in sicurezza deve includere la risposta al cambiamento climatico che è, a tutti gli effetti, una questione di sicurezza e salute”.
Dello stesso avviso Ludovica Carla Ferrari (Pd): “A livello nazionale serve maggiore consapevolezza della situazione: solo a Modena città sono presenti 37 plessi e fare interventi strutturali interni ed esterni richiede risorse importanti. La qualità architettonica delle aule e l’edilizia scolastica non sono fattori di secondo piano, dopo 10 anni vanno posti al centro dell’attenzione. L’emergenza caldo nelle scuole inizia a metà maggio e non si può continuare a sottovalutare il problema dei cambiamenti climatici. La situazione non si risolve comprando i condizionatori all’ultimo momento: bisogna avere lungimiranza e mettere i bambini al centro dei nostri investimenti”.
Anche Simona Lembi (Pd) ha posto il tema del cambiamento climatico e sugli effetti della vita quotidiana delle persone: “Questa partita va giocata insieme, maggioranza e minoranza: gli effetti del cambiamento climatico vanno affrontati a tutela dei cittadini. La Regione sta investendo molto sulla scuola e ora anche il governo deve fare la sua parte in modo serio. L’obiettivo è avere scuole in cui si vive bene dentro e fuori. L’auspicio è avere condizioni diverse già a partire dalla prossima stagione primaverile-estiva”.
Alberto Ferrero (FdI) ha sottolineato la necessità di fare chiarezza sui dati nazionali. “Questo governo, anche intercettando i fondi del Pnrr, ha indirizzato verso il mondo della scuola oltre 12 miliardi di euro, una cifra mai stanziata da nessun esecutivo precedente, portando inoltre al 13% le scuole dotate di pannelli solari. Questo dimostra che lo Stato non è un'entità lontana che scarica le responsabilità sugli enti locali. Per il raffrescamento e la climatizzazione sono stati stanziati i primi 20 milioni di euro: un primo passo per avviare una campagna su larga scala. Il cambiamento climatico è in atto da anni: l'attuale Governo sta finalmente ponendo le basi per una riqualificazione strutturale. Dove erano, invece, i governi precedenti?”. Ferrero è critico nei confronti dell’esecutivo regionale. “Bene la mappatura che la Regione effettuerà, ma c'è un problema di tempistiche: avendo avviato quest'anno la sperimentazione ‘scuole aperte’ in estate, la mappatura si sarebbe dovuta effettuare l'anno precedente”.
Nicola Marcello (FdI) ha ricordato l’impegno del Governo di centrodestra, tra il 2008 e il 2010, per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, evidenziando come “con la successiva abolizione delle Province, si sia aperta una fase di vuoto assoluto durata dai 5 ai 7 anni. In quel periodo, le Province sono rimaste a fondi zero, con risorse insufficienti persino per le pulizie ordinarie”. “In linea generale – ha affermato - trovo ingiusto e strumentale accusare l'attuale Governo di aver fatto poco o nulla: senza i fondi straordinari del PNRR e l'attuale pianificazione, i problemi accumulati nel tempo dalle nostre numerose scuole, gran parte delle quali costruite in epoche passate, sarebbero rimasti del tutto irrisolti”.
Fabrizio Castellari (Pd) ha commentato: “La discussione su chi ha fatto di più serve a poco. Bene l’impegno della Regione a effettuare la mappatura degli edifici scolastici. La materia dell’edilizia scolastica compete allo Stato: è evidente che questo esecutivo ha utilizzato ampiamente le risorse Pnrr ma ricordo che sono fondi a rendere e la Regione non può risolvere tutto da sola. Un nuovo piano sull’edilizia scolastica nazionale è imprescindibile. Come Regione abbiamo fatto una buona sperimentazione con l’apertura anticipata delle scuole che va riproposta, anche il governo faccia la sua parte”.
Per Annalisa Arletti (FdI): “questa ‘battaglia’ deve essere trasversale. Il Pnrr è nato come una grande opportunità per i territori e ciò che dovremmo indagare alla fine del percorso cosa ha funzionato e cosa no. Come abbiamo sfruttato l’opportunità sui territori? Il discorso riguarda anche l’edilizia scolastica. Non possiamo più dare risposte emergenziali ma strutturali. Occorre attenzione sulle nuove strutture, controllando ciò che viene fatto. Ad esempio, molti edifici ricostruiti o ristrutturati post-sisma 2012 hanno già dei problemi per cui con la spinta del Pnrr bisogna evitare questi errori”.










