Braccio di ferro in Regione sugli alloggi Erp. Solo all'alba l'ok a nuove regole
La giunta de Pascale è riuscita a portare a casa le nuove regole sulle case popolari, con la cancellazione della residenzialità storica come premio nelle graduatorie. Ma il via libera dall'Assemblea legislativa è arrivato solo alle prime luci dell'alba, al termine di un braccio di ferro tra maggioranza e minoranza di centrodestra durato tutta la notte. Nessun ostruzionismo, ha rivendicato l'opposizione, ma c'era da scalare la montagna dei 94 emendamenti e sette ordini del giorno presentati da Fratelli d'Italia, respinti uno a uno dalla maggioranza per arrivare al voto finale sulla delibera Erp.
"Si toglie la casa agli italiani e li si danneggia: la sinistra odia gli italiani", hanno protestato i consiglieri del centrodestra. Oltre a rimuovere la residenza sul territorio come criterio premiale nelle graduatorie (la Regione lascia però ai Comuni la possibilità di assegnare punteggi basati sull'anzianità di residenza, assumendosene però la responsabilità), le nuove regole consentono l'accesso alle graduatorie ai cittadini extraeuropei in possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale, senza la necessità di presentare un contratto di lavoro. "Se si volesse mantenere il requisito dell'occupazione lavorativa fra quelli previsti per l'accesso ai bandi Erp- ha spiegato in aula l'assessore alla Casa Giovanni Paglia- occorrerebbe infatti estenderlo anche ai cittadini italiani e per quanto riguarda la 'residenzialità storica' i Comuni che volessero assegnare una premialità a chi attenda da tempo un alloggio Erp, potrebbero prevedere il requisito della permanenza in graduatoria".
"L'ennesimo regalo agli stranieri a discapito degli italiani", secondo Marta Evangelisti, capogruppo Fdi in Assemblea legislativa. Quella sancita col voto di oggi "è una scelta grave e sconsiderata, che rischia di penalizzare tante famiglie che da anni vivono, lavorano e contribuiscono alla crescita delle nostre comunità", aggiunge. La giunta e la maggioranza di centrosinistra hanno rivendicato la necessità di adeguare le norme alle sentenze della Corte costituzionale. "Ma rispettare le sentenze- avverte un altro meloniano, Giancarlo Tagliaferri- non significa rinunciare a individuare, nei limiti della legge, strumenti più efficaci per riconoscere le situazioni di reale bisogno e assicurare graduatorie trasparenti".
Dura anche la Lega, secondo cui si tratta di una scelta "che va nella direzione esattamente opposta a quella che dovrebbe seguire un welfare serio: aiutare le persone a rendersi autonome, non costruire nuove forme di dipendenza dall'assistenza pubblica", come affermano il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, che da capogruppo fece una battaglia sul tema, e l'attuale consigliere regionale della Lega Tommaso Fiazza. E "viene spontaneo chiedersi se dietro questa scelta non ci sia anche un calcolo elettorale", aggiungono i leghisti. "La sinistra- spiegano infatti Fabbri e Fiazza- ha perso la fiducia di tanti italiani che lavorano, pagano le tasse e vedono aumentare le difficoltà quotidiane. Ora sembra voler inseguire nuovi consensi allargando la platea di chi può accedere ai benefici pubblici, senza preoccuparsi abbastanza di chi quelle risorse le ha messe pagando le tasse. Le case popolari non si possono regalare al primo che arriva. Dare la casa agli italiani e a chi lavora è una questione di buon senso".
A difendere invece il provvedimento è il capogruppo dem Paolo Calvano, che accusa l'opposizione di ostruzionismo. "Di fronte all'emergenza abitativa servono risorse e risposte- afferma- non tentativi di rallentare i provvedimenti. La Regione mette in campo 200 milioni di euro per recuperare alloggi inutilizzati, riqualificare il patrimonio pubblico e aumentare l'offerta di case popolari e sociali, perché ogni alloggio recuperato e ogni nuova casa possono essere una risposta concreta per una famiglia in difficoltà. Mentre il Governo taglia risorse, noi investiamo". Sulle graduatorie, poi, "ci adeguiamo alle sentenze della Corte costituzionale: la residenza storica non può prevalere sul bisogno economico. Anche Comuni amministrati dal centrodestra, come Forlì, alla fine si sono adeguati. Ignorare queste pronunce significherebbe esporre le graduatorie a ricorsi, allungare i tempi e penalizzare proprio chi aspetta una casa. Restano i tre anni di residenza o il requisito del permesso di soggiorno biennale per presentare domanda, e il tempo trascorso in graduatoria valorizza chi vive da più tempo sul territorio. Non si cancella la residenza, si garantiscono criteri legittimi". Per Calvano, la "differenza è chiara, noi lavoriamo per aumentare gli alloggi disponibili e dare risposte a chi è in difficoltà. Le destre, invece, hanno scelto l'ostruzionismo anche su un tema che incide direttamente sulla vita delle persone".
Via libera dall'aula anche al progetto di legge per stipulare un mutuo con la Bei-Banca europea investimenti e dare corpo al piano casa regionale, approvato sempre dall'Assemblea legislativa prima della pausa estiva. Il mutuo da 200 milioni che la Regione stipulerà con la Bei e che si aggiunge a 100 milioni di finanziamenti regionali dovrebbe consentire già il prossimo anno di mettere a disposizione i primi 1.100 alloggi a famiglie in difficoltà. Nei mesi successivi verranno ripristinati, con efficientamento energetico, altri 3.400 alloggi, mentre 1.150 appartamenti verranno realizzati ex novo o riconvertendo 82 edifici dismessi. Durante la maratona in Assemblea legislativa è stato approvato, insieme alla modifica delle legge sulle aree idonee per gli impianti delle energie rinnovabili licenziata già durante la serata, anche il "consolidato" 2025, la manovrina di viale Aldo Moro che vale poco più di 300 milioni di euro, in crescita di oltre 70 milioni rispetto all'anno scorso.










