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Crociato anteriore: tornare in campo non basta. Come ritrovare la prestazione


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In foto: Una visita al ginocchio
Una visita al ginocchio
di
Icaro Sport
   
Tempo di lettura 4 min
Tempo di lettura 4 min

La rottura del legamento crociato anteriore è uno degli infortuni più temuti da chi pratica sport, soprattutto nel calcio. Quando accade, la domanda arriva quasi subito: quando potrò tornare in campo?

Dopo la ricostruzione del legamento, nel calcio professionistico il rientro alle competizioni avviene mediamente tra i sette e i nove mesi. Ma il calendario racconta solo una parte del recupero. Tornare a giocare e tornare al proprio livello di prestazione, infatti, non sono la stessa cosa.

Gli specialisti distinguono il Return to Sport, cioè il ritorno alle competizioni, dal Return to Performance, il momento in cui l’atleta riesce nuovamente a esprimersi ai livelli precedenti all’infortunio. È una distinzione importante, perché il rientro in campo non rappresenta necessariamente la fine della riabilitazione.

I dati mostrano quanto possa essere difficile ritrovare completamente la propria prestazione. Dopo la ricostruzione del crociato, circa il 90% dei calciatori professionisti torna a giocare, ma solo poco più della metà recupera il livello di rendimento precedente.

Nelle prime due stagioni dopo il rientro, molti atleti disputano meno minuti e registrano prestazioni inferiori rispetto al periodo precedente all’infortunio. Solo successivamente, e non per tutti, i valori tendono a riavvicinarsi a quelli iniziali.

Per questo il ritorno in campo dovrebbe essere considerato non come un punto di arrivo, ma come una nuova fase del percorso.

Non basta recuperare il ginocchio: bisogna recuperare il movimento

Dopo una lesione importante non devono recuperare soltanto forza, mobilità e stabilità articolare. Anche il controllo del movimento deve essere progressivamente rieducato. Il legamento crociato contribuisce infatti a fornire informazioni sulla posizione e sul movimento del ginocchio.

Dopo la lesione e la ricostruzione, il controllo del gesto può modificarsi e alcuni movimenti che prima erano automatici possono richiedere maggiore attenzione. Questo può contribuire a spiegare perché un atleta, pur avendo recuperato buoni livelli di forza, possa sentirsi meno sicuro nei cambi di direzione, negli appoggi o nei gesti più esplosivi.

La riabilitazione moderna cerca quindi di andare oltre il semplice recupero della capacità muscolare. La centralità dell’esercizio significa costruire una progressione nella quale il corpo viene sottoposto a richieste sempre più vicine a quelle dello sport.

Nelle fasi iniziali l’obiettivo è recuperare mobilità, forza e controllo. Successivamente il lavoro diventa più complesso: corsa, salti, frenate, cambi di direzione e gesti specifici vengono inseriti in modo progressivo, fino ad arrivare alle situazioni più vicine alla competizione.

Anche l’utilizzo di stimoli visivi, reazioni e decisioni durante l’esercizio permette di rendere il gesto meno prevedibile e più simile a quello che l’atleta dovrà affrontare in campo. L’obiettivo è fare in modo che il movimento torni progressivamente spontaneo ed efficace.

La fiducia fa parte del recupero

C’è poi un aspetto che non sempre si vede dall’esterno: la paura di farsi nuovamente male. Dopo un infortunio importante è normale avere qualche esitazione. Il timore di una nuova lesione può modificare il modo in cui un atleta corre, salta, cambia direzione o affronta un contrasto, anche quando il ginocchio ha raggiunto buoni livelli di recupero.

Per questo la componente psicologica deve accompagnare quella fisica. Fiducia, percezione del rischio e disponibilità a tornare alla competizione devono procedere insieme al recupero della funzione.

Sentirsi pronti, naturalmente, non può sostituire la valutazione clinica e i test. Allo stesso tempo, un atleta fisicamente recuperato ma ancora insicuro nei propri movimenti può avere bisogno di un ulteriore lavoro prima di affrontare pienamente le richieste della gara.

Nel percorso riabilitativo, quindi, la valutazione deve accompagnare l’esercizio e la progressione. Non esiste un singolo test capace di stabilire da solo se un atleta sia pronto: occorre verificare progressivamente forza, capacità fisica, qualità del movimento e capacità di gestire le richieste specifiche dello sport.

Il vero obiettivo non è semplicemente ottenere un ginocchio stabile e senza dolore. È recuperare la capacità di correre, frenare, saltare, cambiare direzione, reagire e prendere decisioni in condizioni sempre più simili a quelle della gara.

Tornare in campo è un traguardo importante. Tornare a esprimere la propria prestazione è il vero obiettivo del percorso riabilitativo.

Roberto Acquaviva
Direttore Isokinetic Rimini

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