Biodigestore. Il Comitato presenta reclamo contro certificazione EMAS
Con questo marchio, ricorda il Comitato, l’impianto può subire una verifica ambientale ogni otto anni anziché cinque.
Il principale punto di contestazione è che la zona sia scarsamente abitata: per il Comitato, un’inesattezza introdotta per giustificare il mancato coinvolgimento dei cittadini.
Rimini UPtown ha presentato un formale reclamo per il rilascio ed il rinnovo della registrazione EMAS.
Oltre che all’ente certificatore, il reclamo è stato inviato per conoscenza a Hera, Comune di Rimini, Provincia e Regione corredato da un articolato documento che riportiamo nel quale si cita anche l’incidente del 4 marzo:
OGGETTO: Certificazione EMAS N° IT‐001396 del 12/12/2011 dell’impianto di Cà Baldacci di Herambiente:
Spa – Via San Martino in Venti n. 19 Rimini
1. La zona non è scarsamente popolata come viene riferito in tutte le dichiarazioni ambientali
In tutte le dichiarazioni ambientali relative all’impianto presentate fino a questo momento si fa riferimento ad una zona “scarsamente popolata” in zona agricola in modo strumentale ed ambiguo.
A differenza di altri impianti (Tessello e Voltana in Emilia Romagna) la zona su cui insiste l’impianto di Cà Baldacci è di pregio e tutt’altro che scarsamente popolata. Anche a poche centinaia di metri vi sono numerose abitazioni, agriturismi, ristoranti oltre ad asili nido chiese e scuole materne.
2. Nessun processo di coinvolgimento o partecipazione della popolazione è stato attuato, la popolazione si è trovata a subire uno stato di fatto.
L’impianto ha usufruito di finanziamenti ed incentivi economici pubblici ed europei. Nonostante questo e l’assoluta mancata partecipazione e coinvolgimento dei residenti, il gestore nel proprio bilancio di sostenibilità si pregia di avere un codice etico in cui all’articolo 58 riporta : “Hera si impegna a prestare attenzione alle sollecitazioni provenienti dalle comunità in cui opera, realizzando iniziative di consultazione, informazione e coinvolgimento. Ciò vale in modo particolare per le comunità insediate nei pressi dei propri impianti. L’impegno del Gruppo è più significativo nei territori in cui costruisce o potenzia impianti di smaltimento di rifiuti o di produzione di energia elettrica.”
3. Comunicazioni relative ai reali impatti fuorvianti ed ambigue.
Nelle comunicazioni del gestore il riferimento al reale impatto dalle emissioni in atmosfera degli
inquinanti dovute alla combustione di milioni di metri cubi di biogas sono omesse, minimizzate e
fuorvianti.
A supporto di queste affermazioni si riportano un comunicato stampa del 23 gennaio 2013 in cui si afferma a distanza di un mese dall’entrata in esercizio che l’impianto è a zero emissioni e che non subirà aumento alle volumetrie dell’impianto. Nella realtà l’impatto emissivo derivante dalla combustione di milioni di metri cubi di biogas da luogo ad un consistente saldo emissivo positivo ed localmente inquinante.
4. Reale impatto inquinante delle emissioni convogliate negato e poco trasparente.
A seguito di rimostranze e sollecitazioni dei residenti di fronte allo stato di fatto, in un articolo del Corriere di Rimini in data 19 gennaio 2013 l’impatto emissivo di cui al punto precedente
viene addirittura caratterizzato come “vapore” dall’ing. Galli, amministratore delegato di
Herambiente. Nella realtà l’emissione di inquinanti relativa all’attività di recupero energia è molto rilevante. Soprattutto per i residenti. In seguito Hera (ing.Piraccini) ha dichiarato ufficialmente, in un incontro pubblico svoltosi presso il Comune di Rimini, che il livello di emissioni è pari al quello di 40
caldaie a metano domestiche. Tecnici indipendenti hanno calcolato che l’impatto reale può essere
assimilato a migliaia di caldaie a metano e relative emissioni.
5. Le prescrizioni paesaggistiche delle autorizzazioni ambientali precedenti non sono state attuate in modo corretto ed efficace. Il danno paesaggistico è evidente ma negato.
Viene affermato dal gestore che il preesistente impianto non ha subito aumento di volumetrie e nemmeno espansioni. Nella realtà, anche visivamente le dichiarazioni appaiono incongruenti ed ambigue. L’impatto visivo sul territorio è devastante. I volumi sono aumentati e le caratteristiche del progetto tendono addirittura ad aumentare la percezione dei volumi. Sono stati realizzati almeno tre nuovi locali ed una enorme vasca di raccolta. Non c’è nessuna integrazione con il territorio e nemmeno pare essere stata cercata. Per la mitigazione dell’impatto la struttura è stata ricoperta di pannelli di alluminio che aumentano del 56% l’altezza
del precedente impianto.
Partendo dal progetto di recupero dell’adiacente discarica in fase post operativa degli anni 90 e
nelle successive autorizzazioni integrate ambientali sono previste delle prescrizioni relative al verde ed al paesaggio che non sono state attuate affatto o in maniera efficace. Addirittura c’è l’intenzione di sottrarre al previsto reinserimento ambientale e alla riqualificazione il corpo della vecchia discarica la cui post operatività finirà nel 2019. Dagli anni 2000 ad oggi non sono stati attuati in
modo serio ed efficace gli interventi paesaggistici di mitigazione. Se fossero stati attuati la situazione oggi sarebbe molto diversa e non così desolante.
Solo per fare un esempio recente ci si può riferire alla dichiarazione ambientale 2012 in cui
incredibilmente è riportato: “Nel 2008 è stato avviato un progetto di riqualificazione ambientale e paesaggistica dell’impianto e del territorio limitrofo, volto a mitigare l’impatto visivo degli edifici produttivi e a compensare gli effetti legati all’attività in oggetto. Lo studio è partito dall’analisi delle realtà agricole prevalenti, presenti nell’intorno, allo scopo di costituire un sistema del verde capace di connettersi con il sistema agricolo consolidato, valorizzando e potenziando, nel contempo, il
patrimonio paesaggistico, ecologico e ambientale del territorio. L’area oggetto di intervento
riguarda una parte del sito per un’estensione di circa 13.000 m2. Ad oggi sono stati inseriti elementi quali siepi, filari di alberi, arbusti al fine di ridurre in modo più o meno sensibile alcuni dei problemi legati alla presenza e all’attività dell’impianto di compostaggio: visivo, odori, polvere e rumore. Le piante basse, di tipo arbustivo, poste nella zona dei biofiltri (viburno) e degli uffici trattengono le polveri, l’odore e il rumore mentre i filari di alberi abbastanza alti (pino d’aleppo) e i gruppi di piante (leccio, orniello, olmo minore, ecc.) costituiscono una compagine di compensazione che garantirà in tempi brevi la copertura visiva.”
Dagli anni 2000 ad oggi nessun controllo, nessuna contestazione, nessuna sanzione sono stati
attuati nei confronti del mancato rispetto delle prescrizioni da parte del gestore. Il rispetto delle prescrizioni è dovuto ai cittadini ed è misura proporzionale della serietà del gestore. Nelle dichiarazioni ambientali questo danno ambientale è omesso oppure negato.
Non è stato attuato il progetto di recupero e rimboschimento previsto e dovuto ai cittadini. In compenso il gestore è stato in grado di creare un polo industriale che non ha rispettato in modo efficace le prescrizioni paesaggistiche dettate dal 2000 in poi.
6. Inquinamento luminoso ed acustico documentato e dimostrabile dopo la messa in esercizio del
nuovo impianto. Nessun rispetto per la popolazione residente.
A seguito dell’entrata in esercizio del nuovo impianto si è avuto un immediato ed evidente
peggioramento delle condizioni di sostenibilità ambientale sofferte dagli abitanti. Condizioni di
estremo inquinamento luminoso ingiustificato e documentato e rumorosità estrema
documentata da tecnici abilitati hanno messo subito a dura prova la qualità della vita degli abitanti.
7. La notte del 4 marzo presso l’impianto si è levata una nuvola di biogas a seguito di un forte
rumore, le sirene di allarme hanno suonato ininterrottamente per oltre un’ora mettendo in
apprensione la popolazione e costringendola a chiamare le autorità.
Diversi abitanti della zona riferiscono di aver visto una nuvola di biogas levarsi dall’impianto a
seguito di un botto la notte del 4 marzo. Alcuni riferiscono di avere avuto fastidiosi sintomi. A
seguito di questo incidente le dichiarazioni del gestore sono state contraddittorie, ambigue e per
nulla rassicuranti anche se tese a minimizzare. Le indagini sono ancora in corso. La Provincia di
Rimini ha emesso un provvedimento di diffida nei confronti del gestore in relazione all’accaduto.
Considerato che l’obiettivo di EMAS consiste nel promuovere miglioramenti continui delle prestazioni
ambientali delle organizzazioni e che questo miglioramento alla luce degli elementi sopra evidenziati non si
stia realizzando;
considerato che uno degli obiettivi delle Dichiarazioni Ambientali è quello di informare sulle prestazioni
ambientali ed instaurare un dialogo aperto con il pubblico ed i soggetti interessati e che sempre dalle
Dichiarazioni ambientali deve essere possibile risalire ad informazioni e dati salienti dell’organizzazione in
merito ai suoi aspetti e impatti ambientali e che il quadro d’insieme deve essere realistico e privo di
ambiguità;
L’osservazione e il monitoraggio della centrale di biodigestione di “Cà Baldacci” gestito dalla società
HERAMBIENTE è al momento la situazione che ci preoccupa maggiormente anche per l’iter assolutamente
poco trasparente seguito nella progettazione, costruzione e messa in esercizio.
Essendo la situazione in continua evoluzione e visto che uno dei parametri di valutazione che seguite per
decidere se fregiare le imprese che lo richiedono del vostro marchio di qualità è la trasparenza ed i buoni
rapporti con le comunità circostanti i siti interessati vi invitiamo a consultare la nostra pagina
www.facebook.com/RiminiUPtowndove troverete il frutto della nostra attività e la rassegna stampa che permetterà di rappresentarvi un quadro aggiornato della situazione in atto.
Chiediamo di prendere spunto dal nostro punto di vista per rivedere le vostre valutazioni ed eventualmente prendere i provvedimenti del caso.
Della presente verrà fornita anche copia fisica.
Rimanendo a disposizione per qualunque altra informazione sarà gradito un cortese riscontro delle decisioni che verranno prese.
(nella foto tratta dal documento, l’incidente della sera del 4 marzo)












