Bianchi dimessa: "non volevo togliermi la vita. Sono stata umiliata e insultata"
Dopo il breve ricovero per l'ingestione eccessiva di farmaci (vedi notizia), Manuela Bianchi nella tarda mattina di lunedì è stata dimessa dall'ospedale Infermi. La nuora di Pierina Paganelli racconta, in un messaggio, quello che ha provato negli ultimi mesi, il carico pesante causato dalla gogna mediatica che ha subito (vedi notizia), i momenti di sconforto, ma tiene a precisare che non ha tentato di togliersi la vita e che continuerà a lottare per la figlia e perché la verità possa emergere: "Troverò la forza nelle persone che amo e nella mia fede, che non mi ha mai abbandonata".
il messaggio di Manuela Bianchi
Mi svegliò un vociare confuso, estraneo, che rompeva il silenzio irreale della casa di mio padre. Aprii gli occhi a fatica. Tutto era ovattato. Mi guardai intorno senza capire. Vidi mio fratello, mio marito, il personale del 118 e gli agenti di polizia. Con un filo di voce chiesi cosa stesse succedendo. Accanto a me c’era un’infermiera dal volto dolce, che con grande umanità mi fece alcune domande: cosa avessi assunto, in quale quantità e perché. Poco alla volta, mentre riprendevo lucidità, spiegai di aver abusato dei farmaci che mi erano stati prescritti e di essere ormai allo stremo delle forze.
Sono quasi tre anni che vivo un dolore che sembra non avere fine. Dopo la morte di mia suocera Piera, oltre alle indagini e a tutto ciò che ne è seguito, ciò che mi ha distrutta davvero è stata la gogna mediatica. Hanno distrutto la mia dignità di donna. Mi hanno umiliata, giudicata, insultata e colpita senza conoscere davvero chi sono. Ho perso il lavoro, perché nessuno vuole essere associato a un nome continuamente esposto e giudicato. Ho perso amicizie, serenità e quella normalità che per molti è scontata. Ogni giorno ho dovuto convivere con accuse, menzogne, cattiverie e parole che, ripetute all’infinito, finiscono per scavare dentro una persona fino a farla crollare.
Da tempo sono seguita da medici e specialisti che mi aiutano ad affrontare tutto questo. Questa volta, però, il peso è diventato troppo grande e ho abusato delle medicine che mi erano state prescritte. Vorrei che chiunque legga queste parole si fermasse un momento a riflettere. Una parola pronunciata senza conoscere la verità può ferire profondamente. Centinaia di parole, migliaia di giudizi, bugie e offese possono distruggere una persona.
Per questo ci tengo a precisare una cosa. Ho già letto ricostruzioni e titoli che non raccontano la realtà dei fatti. Io non ho tentato di togliermi la vita. Certo, in alcuni momenti ho ceduto alla disperazione e a pensieri molto bui, ma ieri volevo soltanto spegnere per qualche ora quel dolore incessante, addormentarmi e non pensare. È stato un errore, perché nessun problema si risolve fuggendo da esso. Oggi sono tornata dall’ospedale con una consapevolezza in più: non voglio arrendermi.
Continuerò a lottare per mia figlia, per la mia famiglia, per la verità, per la memoria di mia suocera Piera e per me stessa. Le medicine da oggi serviranno soltanto a curarmi, non a farmi del male. Troverò la forza nelle persone che amo e nella mia fede, che non mi ha mai abbandonata.
A tutti coloro che mi sono stati vicini, anche solo con una parola gentile, va il mio grazie più sincero.
Non mollo. Continuerò a lottare.










