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con tanto di diffida

Bandi concessioni a Riccione. Botta e risposta tra Assobalneari e Comune

In foto: la spiaggia di Riccione
la spiaggia di Riccione
di
Redazione
   
Tempo di lettura 4 min
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Dopo aver partecipato alla riunione di ieri sullo stato dell’applicazione della direttiva Bolkestein nel Comune di Riccione Assobalneari ha deciso di diffidare il comune dal procedere con le evidenze pubbliche: "facciamo notare .- spiega Ezio Filipucci, Presidente regionale di Assobalneari-Confindustria Emilia-Romagna -,  che il Comune di Riccione ha un piano di spiaggia vecchio di più di 20 anni al quale il 70% dei concessionari si è già adeguato. Quindi non sono la maggior parte dei concessionari ad essere fuori regola, ma semmai è il Comune di Riccione ad essere inadempiente, non avendo di fatto approvato un nuovo strumento urbanistico atto a quel cambiamento soltanto sbandierato, che rimarrà lettera morta anche dopo (sempre che ne sia comprovata l’obbligatorietà) eventuali bandi".

"La Corte di Giustizia Europea - aggiunge Filipucci - ha pubblicato un’ordinanza che intima al Consiglio dei Ministri di costituire, nel diritto italiano, l’autorità competente ad effettuare la valutazione sulla reale scarsità del bene, chiarendo che la nota del 6 ottobre 2023 (che già determinava la non scarsità del bene “spiaggia” su suolo nazionale), redatta dopo il lavoro del tavolo tecnico interministeriale, abbia carattere vincolante nell’ordinamento giuridico italiano. A seguito di questa ordinanza della Corte di Giustizia Europea, che annulla il principio enunciato in passato dal Consiglio di Stato secondo cui la definizione della scarsità del bene sia data per scontata d’ufficio senza quindi un’adeguata e precisa mappatura del territorio, oggi anche importanti figure giuridiche, come il presidente della sezione di controllo della Corte dei conti, giudice Marcovalerio Pozzato, si interrogano sulla necessità di indire le gare prima di una valutazione “sulla base di criteri oggettivi e verificabili” della scarsità del bene, e intimano i Comuni della nostra regione a non prendere decisioni con “superficialità e avventatezza gestoria” suggerendo lui stesso che “ la formale gara aperta potrebbe non essere necessaria. Non meno importante è l’appello del Presidente della Regione, De Pascale, rivolto direttamente a tutti i sindaci: “Se fossi ancora sindaco chiederei al governo di riprendersi le spiagge”. Ciò lascia chiaramente intendere che la materia della scarsità dovrebbe essere in capo allo Stato e non ai Comuni".

Una posizione critica a cui risponde l'assessore Christian Andruccioli:

"In merito alle contestazioni di Assobalneari, è bene chiarire che la scelta dell'Amministrazione comunale non nasce da avventatezza, ma dalla precisa responsabilità di garantire certezza al settore ed evitare la paralisi della nostra economia turistica. Partendo dalla questione dello strumento urbanistico, sostenere che il Comune sia inadempiente a causa di un Piano Spiaggia datato significa ignorare la realtà del nostro litorale. Il piano attualmente in vigore ha dimostrato nei fatti una straordinaria efficacia e flessibilità, consentendo agli operatori di realizzare interventi di riqualificazione innovativi: dalle piscine in spiaggia alle vasche idromassaggio, fino alle palestre all'aperto e agli accorpamenti tra stabilimenti. E sempre all’interno di questa cornice l’amministrazione comunale ha come obiettivo quello di integrare sempre di più i servizi offerti da stabilimenti balneari e ristorazione, nell’ottica di una integrazione tra la spiaggia, il tessuto ricettivo e commerciale, lo sport e la nautica. Sul fronte giuridico, l'ordinanza della Corte di Giustizia Ue del 22 luglio non ha concesso alcuno "scudo" per congelare le scadenze o bloccare i bandi. La Corte ha ribadito che la direttiva Bolkestein si applica dove la risorsa spiaggia è "scarsa", affidando ai giudici italiani e agli enti locali il compito di verificarlo con criteri oggettivi. Come confermato dal Consiglio di Stato e richiamato dalla Corte dei Conti, la presenza di spiaggia libera non si calcola su medie nazionali generiche che accumulano scogliere e tratti inagibili, ma va misurata comune per comune, sul territorio effettivo. Mentre a Roma si continua a fare confusione e a rinviare decisioni chiare, il Comune deve inevitabilmente organizzarsi da solo. L'obiettivo è tutelare la tipicità della nostra offerta e la tradizione balneare della nostra costa. Parliamo dell'intero sistema turistico di Riccione, non solo dell'arenile: è fondamentale garantire la necessaria prospettiva di sviluppo e innovazione a un comparto economico vitale per la città. Un Comune immobile non protegge le imprese, ma le espone al rischio di trovarsi dal 1° gennaio con titoli scaduti, ricorsi al Tar e la paralisi della stagione. L'avvio delle procedure serve esattamente a evitare il vuoto normativo, guidare il cambiamento e dare continuità al nostro turismo".

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