Bambini con bisogni sanitari complessi. Marcelli (FdI) chiede sostegno a scuola
Un bambino con bisogni sanitari complessi ha diritto di andare a scuola in sicurezza, esattamente come i suoi compagni. Eppure, in Emilia-Romagna, questo diritto rischia di dipendere dalle dimensioni e dalle risorse del Comune in cui la famiglia risiede. È quanto denuncia il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Nicola Marcello, che ha depositato un'interpellanza alla Giunta regionale sulla presenza infermieristica nelle scuole. Il caso nasce dalla segnalazione di un comune della provincia di Rimini, che lo scorso maggio ha informato il Servizio Sociale Territoriale dell'Ambito di Riccione, l'AUSL della Romagna, l'Ufficio Scolastico Regionale e ANCI Emilia-Romagna della situazione di un bambino che ha bisogno di una presenza infermieristica stabile durante l'orario scolastico.
“Il Comune si è trovato davanti a un muro” - spiega Marcello - “I programmi regionali per l'integrazione scolastica finanziano solo l'assistenza educativa, non quella sanitaria. I protocolli con l'AUSL prevedono interventi su chiamata, non una presenza continuativa. E assumere direttamente un infermiere significherebbe caricare sul bilancio comunale un costo senza alcuna copertura, esponendo l'ente anche a rischi di responsabilità medico-legale. Non è un caso isolato: situazioni come questa si ripetono in molti comuni del territorio.”
Il punto, per il consigliere, è di principio prima ancora che economico. “La legge è chiara: ai Comuni spetta l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione degli alunni con disabilità, mentre le prestazioni sanitarie competono al Servizio Sanitario Regionale e alle Aziende USL. Quando un bambino ha bisogno di un infermiere a scuola, siamo di fronte a una prestazione sanitaria a tutti gli effetti, che la Regione deve garantire e finanziare.”
Marcello sottolinea anche le conseguenze sui territori più fragili. “Per un piccolo Comune anche un solo caso può diventare un onere difficilmente sostenibile, mentre le città più grandi hanno bilanci e servizi più strutturati. Il risultato è una disparità inaccettabile: il livello di assistenza rischia di dipendere dal luogo in cui si vive e non dai bisogni del bambino. Così si spingono le famiglie a trasferirsi altrove pur di ottenere le cure necessarie per i propri figli, aggravando lo spopolamento dei piccoli centri.”
Nel mirino anche le regole regionali in vigore. "Il riferimento in Emilia-Romagna è ancora una delibera del 2012, la DGR n. 166, pensata soprattutto per la somministrazione dei farmaci a scuola. Sono passati quattordici anni e quelle linee di indirizzo non bastano più a rispondere a bisogni sanitari complessi e continuativi, in particolare nelle scuole dell'infanzia.”
Con l'interpellanza, Marcello chiede alla Giunta come intenda garantire, attraverso le AUSL, la presenza infermieristica necessaria già per l'anno scolastico in corso e per quelli futuri. Se riconosca che questo servizio debba essere a carico del Servizio Sanitario Regionale e non dei bilanci comunali. Quanti siano oggi in Emilia-Romagna gli alunni che necessitano di assistenza infermieristica continuativa e se intenda aggiornare la DGR 166/2012 con linee guida e risorse dedicate, promuovendo un tavolo tecnico con Ufficio Scolastico Regionale, ANCI Emilia-Romagna e Aziende USL.
"Chiediamo alla Regione di fare chiarezza una volta per tutte su competenze e responsabilità", conclude Marcello. "Le famiglie hanno bisogno di risposte certe e i Comuni non possono essere lasciati soli a gestire ciò che spetta alla sanità. Ogni bambino deve poter andare a scuola con la stessa tutela, ovunque viva."










