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Fine della storia

Amir passa a Romagna Acque. Rapone: logica industriale ma lontana dai territori

In foto: Alessandro Rapone
Alessandro Rapone
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Sab 3 Gen 2026 10:44 ~ ultimo agg. 11:04
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Migliaia di chilometri di reti di acquedotto e fognatura, gli impianti di trattamento come il depuratore di Santa Giustina ma anche terreni e serbatoi. Tutte le infrastrutture del servizio idrico riminese di proprietà di Amir sono state conferite a “Romagna Acque – Società delle Fonti”. Si tratta di una operazione da 32,8 milioni di euro legata al mandato conferito all'amministratore di Amir Alessandro Rapone da due distinte assemblee dei soci il 9 e il 22 dicembre scorsi.
"A ben vedere - commenta Rapone -, questo conferimento rappresenta a tutti gli effetti una cessione di sovranità che il territorio riminese effettua sull’altare di quella “area vasta Romagna” che spesso si vuole come depositaria di un’azione razionalizzatrice, ma che non sempre nella realtà si traduce in una equilibrata distribuzione interprovinciale di risorse, competenze e centri decisionali. Questa importantissima trasformazione societaria, concepita come “Progetto Patrimoniale unica” si configura come un’iniziativa finalizzata ad un rafforzamento patrimoniale, in un’ottica sicuramente auspicabile di crescente efficientamento gestionale. Fermo restando che la logica sottostante è di tipo squisitamente politico".
L'amministratore di Amir, parlando di "impostazione generale vagamente tecnocratica", evidenzia alcuni "interrogativi su come una politica riformista possa conciliare efficienza organizzativa e tutela del servizio pubblico: questo percorso, in atto nel nostro Paese da circa 30 anni nei servizi pubblici locali vede infatti una sempre maggiore attenzione alla logica industriale e finanziaria, con un allontanamento dei sistemi decisionali e gestionali di presidio dai rispettivi territori, in specie quelli minori e periferici".
AMIR in cambio delle Reti ha ottenuto (previo aumento di capitale sociale) 58.678 azioni “speciali di categoria A”, mantenendo inalterato il proprio capitale sociale, che, in base al bilancio preconsuntivo 2025, si prevede in 37,7 milioni di euro (con un patrimonio netto di 40 milioni di euro). 
Rapone spiega che "la prospettiva concreta di AMIR dopo il suo “svuotamento funzionale” e la sua trasformazione in una “cassaforte” di azioni di “Romagna Acque – Società delle Fonti” SpA del territorio riminese, diventa quindi verosimilmente quella di una messa in liquidazione - previa nomina di un commissario ad hoc - dopo l’assemblea dei soci che si terrà la prossima primavera".
Un atto che metterà la parola "fine" ad una storia iniziata nel 1965 con la costituzione di AMAC (azienda municipalizzata acquedotti comunali), poi denominata AMIR (azienda municipalizzata industriale Rimini) nel 1973 e che nel 1995 si era trasformata in spa, mentre nel 2002-  con il contestuale affitto del ramo d’azienda ad HERA Spa - era evoluta in una società degli asset patrimoniali.
Il Servizio Idrico Integrato continuerà ad essere erogato sul nostro territorio con le stesse modalità operative.

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