Affitti brevi. Proprietari: emergenza casa non si vince cercando capri espiatori
A poco più di 10 mesi dalla sua entrata in vigore, la Regione Emilia Romagna è costretta a rimettere mano alla legge sugli affitti brevi. La Corte Costituzionale ha infatti parzialmente accolto il ricorso presentato dal Governo. Nel mirino l’articolo 4 che introduceva per le locazioni brevi una vera e propria "destinazione d'uso" urbanistica all'interno della categoria turistico-ricettiva, col relativo obbligo di cambio destinazione (oneroso) per chi voleva effettuare questa attività, e l’articolo 5 che attribuiva ai Comuni la facoltà di individuare specifiche zone in cui vietare o porre vincoli e condizioni stringenti all'insediamento di nuovi affitti brevi. La consulta, pur riconoscendo legittimo il principio di voler contrastare il fenomeno dell'overtourism e la carenza di alloggi residenziali, ha giudicato sproporzionate le limitazioni introdotte poiché applicabili all’intero territorio regionale, senza distinzioni tra le diverse realtà e ha rilevato una disparità di trattamento tra chi gestisce locazioni turistiche e chi opera nel settore delle strutture ricettive extralberghiere. Nonostante la parziale bocciatura, l’assessore regionale Giovanni Paglia guarda il bicchiere mezzo pieno. "La sentenza - evidenzia - riconosce la competenza delle Regioni a intervenire su una questione che riguarda da vicino la qualità della vita delle nostre città e il diritto all’abitare. Prendiamo atto dei rilievi formulati dalla Corte su due specifiche disposizioni e ne approfondiremo le motivazioni per procedere ai necessari adeguamenti. Resta fermo il nostro impegno a lavorare, insieme ai Comuni, per un equilibrio tra sviluppo turistico e tutela della residenzialità”. L'impianto della legge però resta e, secondo l'assessore, i rilievi non riguardano principi fondamentali della legge dal punto di vista politico e giuridico.
Di tutt’altro invece avviso il centro destra. La capogruppo di FdI in Regione Marta Evangelisti parla di una bocciatura che conferma la fondatezza del ricorso del Governo e chiede alla Regione di evitare forzature ideologiche e aprire un tavolo di lavoro serio. Per Elena Ugolini di Rete Civica la decisione della Consulta conferma le criticità che erano state denunciate dall’opposizione. Secondo la senatrice Fdi Domenica Spinelli, la sinistra "vorrebbe punire i proprietari degli immobili sottoponendoli a restrizioni sproporzionate, per noi invece il turismo e la tutela della proprietà privata vanno di pari passo".
Soddisfatto il presidente di Property managers Rimini Giovanni Vaccari che contesta la visione di Regione e Comune e snocciola i numeri. A Rimini ci sono 80.430 abitazioni, quelle non occupate sono 14.222, gli annunci di affitti brevi stabilmente online sono 495. “Non tutte le abitazioni non occupate sono disponibili per la locazione, ma oltre 14.000 immobili rappresentano un dato che merita un’analisi seria. Perché – si chiede - il dibattito si concentra sugli affitti brevi, che rappresentano lo 0,62% delle abitazioni, senza affrontare le cause strutturali della difficoltà di accesso alla casa?”. “Il diritto all’abitare – prosegue, auspicando regole equilibrate - è una priorità, ma non si tutela scaricando sui proprietari privati le carenze dell’edilizia sociale e delle politiche pubbliche”. Vaccari invita quindi a non cercare "capri espiatori".
Proprio nei giorni scorsi il comune di Rimini aveva messo in fila alcuni dati per testimoniare l’inversione di tendenza proprio sugli affitti brevi: gli appartamenti ad uso turistico e b&b, gestiti in maniera non imprenditoriale sono infatti passati in un anno da 1.137 a 1.016 anche per "merito" (o "colpa") della legge regionale ora da rivedere. Una diminuzione, tra l'altro, già visibile in termini di presenze turistiche: dopo l'esplosione del 2025 (+45%) dovuta anche all'emersione di alcuni alloggi con l'introduzione dell'obbligo del CIN, nei primi 8 mesi 2026 le locazioni fatte da privati sono praticamente in stallo. Difficile invece valutare se il provvedimento regionale, col relativo calo di alloggi destinati agli affitti brevi, abbia aperto spiragli nelle locazioni ordinarie dando ossigeno al problema dell'emergenza casa. A prima vista sembrerebbe di no, almeno nel riminese.










