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Nella cucina dell'albergo

Accoltella il collega in hotel: "Si è trattato di un'aggressione premeditata"

In foto: un cuoco con un coltello in mano (foto pexels)
un cuoco con un coltello in mano (foto pexels)
di
Lamberto Abbati
   
Tempo di lettura 2 min
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"Non si è trattato di una lite, ma di un'aggressione premeditata". Lo ha dichiarato senza esitazione l'aiuto cuoco marocchino di 45 anni, colpito con una coltellata all'addome all'interno di un hotel di Viserba, lo scorso 24 luglio, da una collega che per età potrebbe essere sua figlia, una ragazza di origini sudanesi di 21 anni. 

Il nordafricano, lavoratore stagionale, è ancora in malattia e tuttora fatica a lasciarsi alle spalle un gesto che, secondo lui, aveva la finalità di ucciderlo. Infatti, stando alla sua ricostruzione, la 21enne, che lavorava con lui in cucina, si sarebbe portata il coltello da casa e lo avrebbe nascosto in un marsupio. Poi, quel pomeriggio, si è diretta nella cella frigorifera e lì avrebbe tentato di aggredirlo due volte. Solo uno il fendente andato a segno nell'addome. Poi, l'arrivo casuale di un collega, ha evitato che la giovane potesse scagliare altri colpi.

L'arma, un coltello da cucina con lama seghettata lunga 6-7 centimetri, è stata sequestrata dai carabinieri di Rimini e sottoposta ad accertamenti, mentre la 21enne sudanese risulta indagata a piede libero per lesioni personali aggravate, anche se l'avvocato Luca Montebelli, che rappresenta il nordafricano, non esclude che il reato possa trasformarsi in tentato omicidio. Sul movente dell'aggressione, l'aiuto cuoco avrebbe parlato di gelosia nata sul posto lavoro. A suo dire la giovane collega non avrebbe gradito la sua promozione come cameriere di sala. Inoltre, quella stesso giorno, durante la mattinata, lei gli avrebbe rifilato un ceffone dopo una litigata per un vassoio conteso. Motivi futili che l'avrebbero spinta a compiere un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi.

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