A Rimini rincara tutto ma non gli alberghi. Un dato che apre interrogativi
L’inflazione continua la sua corsa e questo non è, ormai, una novità. A luglio a Rimini il dato si attesta al +2,9% (in linea con la crescita registrata in Italia) con un rincaro annuo per famiglia media di 839 euro che vale il 12esimo posto nel Paese. In vetta alla graduatoria, stilata dall’Unione Nazionale Consumatori, c’è Ferrara con 1.042 euro in più a famiglia (+3,6 di inflazione) che precede Mantova, Como e Roma. Rimini insieme a Modena è la città più rincarata dell’Emilia Romagna.
Secondo l’Unc ad influire su questa classifica contribuiscono anche gli incrementi dei costi dei servizi di alloggio (ossia alberghi e motel, pensioni, villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù). Una teoria corroborata dalla classifica che vede sempre a Ferrara i prezzi degli hotel impennarsi a luglio (dato tendenziale) del 23,5%, seguita da Mantova e Modena. E Rimini, “regina” dell’estate con migliaia di strutture ricettive? Ecco, stando ai dati presi in esame dall’Unione Consumatori, sarebbe l’eccezione visto che i prezzi degli alberghi segnerebbero addirittura un calo a luglio dello 0,1% rispetto allo stesso mese del 2025 (contro il +4% registrato mediamente in Italia e il +6,2% dell’Emilia Romagna).
Facendo una sintesi, sicuramente semplicistica, a Rimini tutto sembra aumentare di costo tranne le strutture ricettive. Ma come leggere questo dato? Troppi alberghi “datati” costretti a tenere bassi i prezzi? Tariffe eccessivamente concorrenziali per riuscire a riempire le stanze d’hotel? Sicuramente si tratta di dati che andranno presi in esame da operatori e istituzioni quando si dovrà valutare l’andamento di una stagione fatta di arrivi e presenze ma anche (e, forse, soprattutto) da fatturati necessari per far quadrare i bilanci e mettere in piedi gli investimenti privati chiamati a migliorare l’offerta turistica della Riviera.










