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il 26 dicembre

Festa Riconoscimento per 110 ex tossicodipendenti accolti dalla Papa Giovanni

In foto: una festa del riconoscimento degli anni scorsi con il vescovo lambiasi
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
sab 24 dic 2022 15:45 ~ ultimo agg. 16:21
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Saranno 110 le persone che il giorno di Santo Stefano, 26 dicembre, vedranno riconosciuto il proprio cammino di superamento delle dipendenze patologiche, concluso durante la pandemia all’interno delle comunità terapeutiche della Comunità Papa Giovanni XXIII. La prima festa del Riconoscimento venne celebrata da don Oreste Benzi nel 1995; quest’anno si ritorna a festeggiare in presenza, con un invito che è esteso ai genitori e ai familiari. Nella Parrocchia della Resurrezione alle 12 celebrerà l’Eucarestia Mons. Matteo Maria Zuppi, Presidente della CEI; seguirà un pranzo comunitario. I ragazzi che concluderanno ufficialmente il cammino quest’anno saranno 68 dall’Italia e 42 collegati in remoto dall’estero.

Tra i 110 c’è Giuseppe, originario di una provincia del Veneto, che oggi ha 26 anni. Aveva fumato il suo primo spinello a 17 anni anni, “Più che altro per divertirmi“, racconta. A 20 anni aveva già provato tutte le sostanze che era riuscito a reperire sul mercato. A 22 anni aveva aggredito violentemente il padre. “I miei genitori — racconta Giuseppe — erano separati; li vedevo litigare ma non riuscivo a dirgli “anche io ci sto male”. La loro situazione mi aveva abituato a tenere le emozioni compresse dentro di me, ma non ritengo loro i responsabili del mio crollo. Una cosa che mi ha cambiato la vita in Comunità è stata l’esperienza di servizio alle persone disabili, e ancora oggi ripensare al loro sorriso mi commuove. Fu mia sorella ad avviarmi al recupero“. Giuseppe è iscritto all’Università, e così si rivolge ai giovani che si trovano nel tunnel della dipendenza: “Ad un certo punto ti pare sia impossibile riuscire a cambiare. Ma devi continuare a crederci. Chiedi aiuto; cerca di fare il più piccolo passo possibile verso una vita migliore”.

Molte delle vittime di dipendenze si trovano alle prese con il problema della poli-assunzione: all’uso di sostanze si affianca sempre più spesso la dipendenza dal gioco d’azzardo, dall’alcol o altro.  È il caso di Massimo che ha 47 anni e che, dopo circa due anni vissuti in una Comunità dell’Emilia, oggi lavora come falegname. “A 15 anni fumavo le prime canne e a 20 anni iniziai ad assumere cocaina. Ma ho scoperto poi, grazie all’aiuto dei professionisti, che il mio problema più grave era l’alcolismo. Nascondevo le bottiglie a mia moglie. Avevo equilibrato le droghe e l’alcool come su una bilancia, per riuscire a dormire in un certo periodo anche due o tre ore per notte”. Massimo oggi è diventato volontario in comunità al fianco dei nuovi arrivati.

Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Papa Giovanni XXIII, spiega: “Le comunità terapeutiche rimangono strumenti fondamentali nei percorsi di recupero della persona. La politica continui a prestare attenzione a queste realtà che ogni giorno lavorano nel silenzio: riescono ad attivare percorsi di consapevolezza e aiutano le persone che vivono il dramma delle dipendenze a ritrovare un senso per la propria vita“.