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Misano. Salta una classe di tempo pieno, genitori in rivolta

In foto: la scuola
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
gio 19 mag 2022 16:57 ~ ultimo agg. 20:35
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Non ci stanno i genitori dei 38 bambini iscritti al tempo pieno per la classe prima nell’Istituto Comprensivo “Cristoforo Colombo” di Misano Adriatico che non avranno tutti questa opportunità. L’istituto, infatti, ha annunciato la formazione per il prossimo anno scolastico, di una sola sezione a tempo pieno e i 12/14 bambini in esubero saranno costretti a frequentare una sezione a modulo, con due rientri pomeridiani. Saputa la decisione tramite circolare della scuola hanno deciso di scrivere al provveditore: “Noi non abbiamo iscritto i nostri figli al modulo, ma al tempo pieno! Non chiediamo e non vogliamo un’alternativa! Alle pressanti richieste di darci spiegazione del mancato inserimento dei nostri bambini nelle sezioni della scuola primaria, ci è stato risposto che dopo le varie Circolari Ministeriali relative all’assegnazione degli organici, come a lei sarà noto, dà indicazione di confermare l’organico di diritto esistente nell’anno scolastico in corso traducendolo in organico di fatto per l’anno successivo”. E si chiedono perché invece di fare una classe a tempo pieno di 26 bambini non se ne fanno due da 19. “Si parla tanto di non fare le “classi pollaio” e invece la si fa? Inconcepibile“.

Per noi questo è inaccettabile per diversi ordini di motivi. Noi siamo convinti, innanzitutto, del valore formativo della scuola primaria, in particolare di quella statale in quanto essa deve necessariamente soddisfare i livelli standard di istruzione, qualità igienico-sanitarie e sicurezza stabiliti dalle norme relative. Né riteniamo che possa valere, al fine di relegare tale problema in secondo ordine, l’osservazione che il MIUR considera ancora tale scuola al di fuori della “scuola dell’obbligo”. Al contrario, sosteniamo che assicurare la funzionalità e l’efficienza della scuola
primaria debba assumere carattere prioritario per le sue intrinseche finalità di luogo che promuove lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia, delle competenze e della cittadinanza nella misura delle specifiche esigenze (cognitive e didattiche) dei bambini dai 6 ai 10 anni di età. Negare di fatto tale servizio significherebbe in molti casi impedire ai genitori, ed in particolare alle mamme, la possibilità di svolgere in tutto o in parte la propria attività lavorativa, con le intuitive ripercussioni di ordine psicologico ed economico, nonché in chiara controtendenza a quei principi di “pari opportunità” che, pur essendo formalmente sanciti (art. 4 della Costituzione), verrebbero in sostanza inopinatamente disattesi“.