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L'emergenza povertà

Guardaroba Solidale Madiba: 785 accessi nel primo semestre

In foto: il Guardaroba Solidale
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
sab 20 nov 2021 17:02 ~ ultimo agg. 17:51
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785 accessi totali di cui 120 nuovi accessi nel primo semestre 2021. Il Guardaroba Solidale Madiba fa il punto sui servizi, quelli tradizionali e quelli nuovi, e rilancia le emergenze legate a povertà e precarietà abitativa.


Il racconto del quadro attuale (a cura del Guardaroba Madiba):

In seguito alla chiusura dovuta al primo lockdown, risalente a marzo 2020, il Guardaroba Solidale Madiba ha riaperto le sue porte ad agosto 2020 con le consuete aperture del Lunedì e del Venerdì dalle ore 9 alle ore 11. “Con la fine dell’estate 2020 e con l’arrivo della seconda ondata” – riferisce Mara Urbinati attivista storica del Guardaroba Solidale – “è stato indispensabile riorganizzare gli spazi del Guardaroba in tre differenti aree, dal momento che gli spazi attuali sono del tutto inadeguati per le attività”.

L’AREA FILTRO è lo spazio adibito all’accoglienza delle persone dove, attraverso una scheda/questionario, cerchiamo di individuare il contesto di vita e le problematiche di ogni persona” – prosegue Mara – “e cerchiamo di indirizzarla, ove possibile, ai vari uffici/servizi preposti; con le persone che vengono abitualmente, si aggiorna invece di volta in volta la scheda personale, tenendo traccia di eventuali cambiamenti e novità rispetto alla condizione personale”. Si tratta di attività di drop-in e bassa soglia.

Nell’Area SALUTE E SONNO vengono invece distribuiti kit per l’igiene personale, sacchi a pelo e coperte nuove alle persone senza dimora, forniti dalla rete delle Unità di Strada” – spiega Valentina, altra attivista del Guardaroba –  “oppure coperte raccolte attraverso le donazioni e DPI. Inoltre viene misurata la temperatura corporea prima di accedere al piano superiore, dove si trova l’area vestiario”.

L’Area DISTRIBUZIONE VESTIARIO, è lo spazio storico del Guardaroba di cui vanno orgogliose altre due attiviste, Alba e Rosi che si occupano di questa area. “Lo spazio è diviso in tre sezioni: uomo-donna-bambino, l’area asciugamani e l’area lenzuola. Siamo organizzate come un vero e proprio “negozio” dove le persone senza tetto o in condizione di precarietà economica e abitativa possono scegliere liberamente i capi e provarli”. Tutto l’abbigliamento è donato dai cittadini e dalle cittadine, selezionato e mantenuto con cura dalle attiviste. “C’è una forte collaborazione con il Campo Lavoro Missionario, che sostiene le attiviste ogni qual volta abbiamo necessità per il vestiario, le scarpe, gli effetti letterecci”.

Infine l’ultima nata è l’AREA RISTORO, dove alcuni abitanti di Casa Don Gallo si occupano di organizzare le colazioni, i thermos con tè e caffe caldo, uno spazio ristoro e di benvenuto con merendine, snack, frutta fresca.

CON LA PANDEMIA E’ INIZIATO UN NUOVO SISTEMA DI RACCOLTA DATI

A partire dall’ultima settimana di ottobre 2020, con l’aggravarsi della pandemia” – riferisce Hajrina, altra giovane attivista del Guardaroba solidale che si occupa dei dati e dei report settimanali – “abbiamo deciso di raccogliere più scrupolosamente i dati per studiare l’evoluzione della situazione sociale nel nostro territorio. Notavamo infatti già un incremento molto significativo delle persone in precarietà abitativa quando le persone che usufruivano normalmente dei servizi del Guardaroba Solidale Madiba, negli anni passati, erano prevalentemente senza tetto”.

Il Guardaroba Solidale nasce nel 2015 all’interno dell’occupazione abitativa del Villino Ricci e nei primi 5 anni di attività le persone che accedevano ai servizi erano prevalentemente senza tetto. Dopo la pandemia, la situazione è notevolmente cambiata, con un aumento notevole degli ingressi che ha comportato, oltre alla riorganizzazione interna, l’attivazione di nuovə attivistə.

Il primo semestre 2021 ha registrato tristi record: 785 accessi totali di cui 120 nuovi accessi (ovvero nuove persone che si sono rivolte al Guardaroba), di cui 554 uomini, 230 donne e  una persona transgender. “Il dato più preoccupante  rimane l’aumento delle persone in precarietà abitativa (413 accessi a fine giugno 2021) superando di fatto a livello di accessi le persone senza tetto (334)” dicono le attiviste impegnate nelle due aperture settimanali.

IL NUOVO VOLTO DEGLI ACCESSI AL GUARDAROBA SOLIDALE MADIBA

Inoltre  – proseguono le attiviste – il profilo sociale della persona che si rivolge al Guardaroba Solidale Madiba è cambiato con la pandemiaÈ il lavoratore e la lavoratrice impoveritə, in nero o con contratti intermittenti, non solo stranierə ma sempre di più anche di cittadinanza italiana, disoccupatə e precariə. Fra loro le donne sono rappresentate da badanti dell’Est, lavoratrici stagionali, casalinghe con mariti in cassa integrazione e figli piccoli a carico e da gestire”. Insomma persone che, prima della pandemia, si mantenevano in equilibrio e nell’ultimo anno sono precipitate. “In più, sono statə esclusə dai bonus simbolici, temporanei e occasionali erogati dal governo Conte e Draghi, oppure non sono riuscite ad accedere alle pratiche per i buoni spesa e ai sostegni economici perché abbiamo sempre più a che fare con una burocrazia escludente, che omologa i bisogni e uniforma le risposte, escludendo proprio chi ha più difficoltà perché magari è anche privo degli strumenti e dei mezzi tecnici o linguistici per accedervi o della residenza” prosegue Mara insieme a Federica Montebelli, delegata sindacale che si occupa della Sportello Casa di ADL Cobas, sportello che lavora in stretta sinergia con il Guardaroba Solidale.

ZERO HOMELESS – HOUNSING FIRST

Dal Guardaroba Solidale Madiba e dalle sue attiviste viene chiaro e forte l’invito “a ripensare la marginalità sociale attraverso il prisma della crisi sanitaria per uscire definitivamente dalle logiche emergenziali e uniformanti” degli interventi rivolti alle persone senza casa e in precarietà abitativa. La sindemia con la quale ci stiamo confrontando da più di un anno a questa parte non ha prodotto nulla di nuovo ma ha piuttosto messo a nudo le insufficienze del sistema attuale con conseguenze molto disuguali tra le classi sociali, di genere e provenienza. Vi è invece la necessità e urgenza di lavorare per una Riforma del Welfare in senso inclusivo e universale, per una semplificazione degli ammortizzatori sociali e il rafforzamento del reddito di cittadinanza e della lotta alla povertà, elaborando contemporaneamente soluzioni nuove per l’accoglienza e l’abitare, più idonee, più sostenibili e che possano rappresentare un passo avanti nel superamento della logica dell’assistenzialismo e per un pieno diritto alla città e alla vita degna per tuttə. “A partire anche dalla necessità di individuare al più presto nuovi e più adeguati spazi per lo svolgimento delle nostre attività”, ricordano le attiviste, che sono da sempre in prima linea contro la povertà.

www.casamadiba.net