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va fatta chiarezza

Sadegholvaad. Ribaltata interpretazione su canoni: aberrante disparità

In foto: il neo sindaco Jamil Sadegholvaad
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
gio 30 set 2021 14:50
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E’ di pochi giorni fa la notizia che l’Agenzia del Demanio ha ribaltato l’interpretazione delle disposizioni applicate dai comuni romagnoli per la riscossione dei canoni pertinenziali. Una decisione arrivata ad una settimana dal termine fissato per i pagamenti e che crea disparità di trattamento tra gli operatori. A parlarne è il candidato sindaco del centro sinistra Jamil Sadegholvaad che la definisce “una nuova pagina, francamente aberrante e  illogica. Premia chi non ha pagato ancora nulla. La doccia fredda è del 22 settembre:  l’Agenzia del Demanio ha comunicato alla Regione Emilia Romagna che i provvedimenti assunti dai Comuni sarebbero difformi dalle disposizioni legislative. In sintesi la riduzione del 30% andrebbe applicata sull’importo residuo risultante dalle somme richieste detratte quelle eventualmente pagate.  Ne deriva che chi doveva 100.000 euro e non ha pagato nulla può definire il contenzioso pagando 30.000 euro. Chi, invece, aveva già pagato 50.000 euro dovrà ancora corrispondere il 30% dei restanti 50mila e quindi in totale avrà corrisposto 65.000 euro. Chi addirittura ha pagato la somma intera, non potrà beneficiare di alcuna riduzione.

Sadegholvaad ripercorre poi le traversie legate ai canoni, iniziate nel 2007 e che sembravano aver visto scrivere la parola fine la scorsa estate con il dl Agosto. Ora la partita si riapre e sarà necessariamente un tema che dovrà subito essere affrontato: “sin da subito le Amministrazioni Locali attraverso la Regione Emilia Romagna si mettano in moto affinché venga fornita una interpretazione univoca e soprattutto si metta mano a quella che è palesemente una norma iniqua

La nota:

Spesso si sente parlare di ‘storie all’italiana’, quando la burocrazia invece che essere di sostegno alle pubbliche amministrazioni e all’economia finisce per essere un ostacolo, quando la stratificazioni di leggi e di interpretazioni bloccano la crescita anziché incentivarla. Tra le ‘storie all’italiana’ non si può non annoverare quella dei canoni pertinenziali marittimi, che da anni tiene in bilico un intero comparto, blocca centinaia di imprese e lo sviluppo dei territori della nostra costa. Una storia su cui sembrava essere stata scritta la parola fine la scorsa estate con i provvedimenti inseriti nel dl Agosto per la risoluzione dei contenziosi sulle pertinenze, e a cui invece solo pochi giorni fa si è aggiunta una nuova pagina, francamente aberrante e  illogica. E’ infatti del 22 settembre scorso, a sette giorni dal termine fissato per i pagamenti da parte dei concessionari, la nota dell’Agenzia del Demanio che ribalta l’interpretazione delle disposizioni applicate da tutti i Comuni della costa emiliano-romagnola, con pesanti conseguenze per i concessionari e creando una palese disparità di trattamento tra gli operatori.  Vale la pena ripercorrere a grandi linee la vicenda che nasce con la legge finanziaria 2007 che assoggetta ai canoni di mercato le pertinenze demaniali marittime. L’applicazione di tali disposizioni di legge ha portato ad un incremento esponenziale dei canoni anche superiore al 3000%, con centinaia di concessionari che da un giorno all’altro si sono trovati dal corrispondere poche migliaia di euro a cifre superiori ai centomila. Dopo una prima poco efficace ‘sanatoria’ tampone nel 2013 e dopo anni di pressing da parte di Anci e dei Comuni, lo scorso anno si è arrivati ad un punto di svolta con il Dl Agosto, che ha abolito i canoni e previsto la definizione agevolata dei contenziosi. La norma, frutto anche di un lavoro che ha visto il Comune di Rimini e il sindaco Andrea Gnassi in prima linea, sembrava chiara: per la risoluzione dei contenziosi era richiesto il pagamento entro il 30 settembre 2021 del 30% delle somme richieste, dedotte quelle eventualmente già corrisposte. Il Comune di Rimini come altri Comuni costieri della Regione, ha applicato la legge alla lettera, ma soprattutto secondo i principi di logica, equità e ragionevolezza, abbattendo  al 30 per cento le somme originariamente richieste e detraendo poi gli importi pagati. Il 22 settembre la doccia fredda:  l’Agenzia del Demanio ha comunicato alla Regione Emilia Romagna che i provvedimenti assunti dai Comuni sarebbero difformi dalle disposizioni legislative. In sintesi la riduzione del 30% andrebbe applicata sull’importo residuo risultante dalle somme richieste detratte quelle eventualmente pagate.  Ne deriva che chi doveva 100.000 euro e non ha pagato nulla può definire il contenzioso pagando 30.000 euro. Chi, invece, aveva già pagato 50.000 euro dovrà ancora corrispondere il 30% dei restanti 50mila e quindi in totale avrà corrisposto 65.000 euro. Chi addirittura ha pagato la somma intera, non potrà beneficiare di alcuna riduzione. Un comportamento che oltre ad essere illogico dal punto di vista del rapporto che dovrebbe intercorrere tra gli Enti – l’Agenzia del Demanio ha avuto più di un anno di tempo per dare indicazioni operative ai Comuni – fornisce un’interpretazione della norma che crea evidenti disparità di trattamento, premiando in modo aberrante chi non ha mai versato alcun canone. Come ovvio tutti i Comuni costieri non hanno potuto fare altro che adeguarsi alla nuova interpretazione della legge, ma è necessario che sin da subito le Amministrazioni Locali attraverso la Regione Emilia Romagna si mettano in moto affinché venga fornita una interpretazione univoca e soprattutto si metta mano a quella che è palesemente una norma iniqua”.

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