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La cultura a Rimini. La lettera aperta di Davide Frisoni a Gnassi

In foto: il consigliere Frisoni
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
ven 24 set 2021 17:41
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Una lettera aperta al sindaco uscente Andrea Gnassi sul tema della cultura. A scriverla è il presidente della commissione cultura Davide Frisoni, ex consigliere di maggioranza a Rimini poi passato in minoranza, ora candidato nella coalizione di centrodestra con la lista Frisoni con Ceccarelli. Nel mirino quella che viene definita “una progettazione non condivisa sulla cultura” che ha portato “ad uno dei più grandi errori strategici della storia di Rimini“, vale a dire il museo Fellini a Castel Sismondo.

La lettera di Davide Frisoni al sindaco uscente Andrea Gnassi

“Per alcuni anni abbiamo sentito parlare di turismo culturale dall’ormai ex sindaco Gnassi (che fa campagna elettorale ben sapendo che la legge lo vieta). Il turismo non è il mio mestiere ma la cultura sì. Sono un artista al servizio della città impegnato in politica. Fino al 2 ottobre ricoprirò la carica di Presidente della Commissione Cultura del Comune di Rimini. Di due cose vado orgoglioso dei miei quasi quattro anni in maggioranza. La valorizzazione di Porta Galliana che ho seguito passo a passo e che a breve inaugureremo e il ritorno momentaneo a Rimini dell’opera di Raffaello, la Madonna Diotallevi. Chi mi ha affiancato in questi anni sa di chi è il merito.
Ho partecipato al cambio di rotta verso la cultura ma, per volontà del sindaco, ragionando sempre (e solo) di turismo culturale. Ho fatto sempre alcune obiezioni su questo modo di pensare alla cultura, al turismo e quindi alla città. Dichiarando che la cultura si fa attraverso operazioni di creatività diffusa, lavorando con le scuole con progetti dedicati al teatro, alla poesia, all’arte, alla musica. Aprendo spazi di incontro tra giovani per far si che ci siano in città luoghi in cui coltivare i talenti, che permettessero da subito di confrontarsi con un pubblico, piccolo o grande che sia. Sfide creative che hanno al centro l’espressività. E non necessariamente centri sociali di partito, che sono delle idrovore di fondi pubblici comunali.
Parliamo della possibilità di usare liberamente spazi, responsabilizzando le persone a prendersene cura affinché altri possano usufruirne. L’arena Francesca da Rimini, il teatro degli atti, la corte e la sala di palazzo Pamphili, la corte degli Agostiniani, l’Astoria ecc… Luoghi aperti o al chiuso messi in rete per la libera aggregazione espressiva.
Se non abbiamo un tessuto, un sottobosco culturale, moriranno anche i Musei e i Teatri.
Le note dolenti di una progettazione non condivisa sulla cultura hanno portato ad uno dei più grandi errori strategici della storia di Rimini. Il museo Fellini a Castel Sismondo. La promessa e il “sogno” del sindaco uscente è quello di portare al museo 500.000 presenze all’anno.
Progetto mai passato in Commissione Cultura per volontà del sindaco. Progetti tenuti segreti anche alla maggioranza. Ho dovuto fare un accesso agli atti (io ero in maggioranza e Presidente della commissione, capite?!) per vedere il progetto che aveva vinto il bando. Non era sicuramente il migliore… de gustibus. Qualche disegno buttato sulla stampa o trovato per puro caso. Ricordo l’episodio del progetto per sfondare le mura del Mastio Malatestiano per fare il nuovo ingresso del museo Fellini a fianco dell’ingresso del castello. Una pazzia! Grazie alla vigilanza degli storici e le associazioni culturali riminesi che mi hanno fornito la documentazione, siamo riusciti a bloccare lo scempio in consiglio comunale.
La sinistra non è stata in grado di gestire il solo Museo Civico Tonini, sempre in perdita e sempre poco visitato. Polveroso e sempre uguale a se stesso negli ultimi quarant’anni. Una confusione organizzativa fanciullesca. Per avere i dati degli ingressi del Museo ci sono voluti sei mesi. Dodici prezzi diversi di ingresso. Nessuna divisione di dati tra chi pagava il biglietto, chi accedeva per presenziare agli eventi, chi entrava per i compleanni, chi per i corsi. Conteggi quindi confusi e inutilizzabili.
Oggi vogliono forzatamente sbagliare l’ennesimo progetto. Un piccolo tassello di museo dedicato al trecento riminese che renderà difficilissimo un lavoro di riorganizzazione organico e moderno. Tutto per colpa di un documento firmato da un sindaco ottuso e prepotente. Una confusione mentale e quindi logistica che non ha permesso di fare un lavoro serio di riorganizzazione e valorizzazione. Lo faremo da ottobre in poi.
La sinistra ha realizzato e poi chiuso (600.000,00 € buttati) il Museo degli Sguardi. Oggi propongono sommariamente di portarlo all’ala nuova del Museo civico. Non sanno di cosa stiamo parlando! Sono butàde, sogni. Noi vogliamo lavorare sui segni!
Occorre una visione complessiva e organica di un sistema museale Riminese, che comprenda e metta in rete anche i piccoli musei, i monumenti, gli edifici storici, i borghi e le storie dell’entroterra e della costa.
Che non commetta gli stessi gravi errori di piazza Malatesta e del museo fellinesco dentro Castel Sismondo.
Noi valorizzeremo Sigismondo (non Gnassi o la sua ombra) lavorando sulla Signoria dei Malatesta e le Signorie Italiane, programmando scambi con le capitali della cultura da Firenze a Venezia, da Roma a Urbino. Signorie che furono amiche e avversarie. Attraverseremo l’Adriatico facendo gemellaggi con le città dove Sigismondo è stato Capitano di Ventura.
Andando nel tempo a recuperare Castel Sismondo come sede del Museo della Signoria dei Malatesta. E porteremo Fellini in una Colonia sul mare, luogo malinconico e onirico, con spazi dedicati alla didattica e alla creazione di progetti di lavoro con a tema il cinema, impensabili nella sede attuale.
Questi sono pensieri che muovono le menti della città e di conseguenza anche il turismo. Sono solo alcuni spunti per un ragionamento organico e complessivo di sviluppo dell’impresa culturale riminese.”

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di Simona Mulazzani